Il messaggero 08/02/07
di PIPPO RUSSO
ROMA - Il tifo come fede, la bandiera come fonte dell'onore, la curva come territorio sacro, la squadra come piccola patria. Si fa presto a declinare il calcio utilizzando categorie e immaginario della destra radicale. L'hanno capito presto quelli di Forza Nuova, e hanno agito di conseguenza. Avviando nell'ultimo decennio un'opera assidua e capillare di espansione nelle curve italiane. Il movimento fondato nel 1997 da Roberto Fiore e Massimo Morsello (quest'ultimo deceduto nel 2001) non è l'unico, fra quelli che compongono l'arcipelago dell'estrema destra italiana, a avere promosso dalla fine degli anni Novanta un'opera di proselitismo e reclutamento fra i ranghi dei gruppi ultras. Di sicuro, esso è quello che dimostra la maggiore longevità, oltre a una capacità propagandistica e di richiamo dell'attenzione mediatica che altri gruppi appartenenti alla medesima famiglia extraparlamentare non esibiscono.
Resta da spiegare come mai il messaggio politico dell'estrema destra (che si tratti di FN o di altre formazioni) trovi nelle curve da stadio dei contesti di ricezione così fertili. I motivi sono diversi. A cominciare dalla particolare natura del calcio come disciplina sportiva e modello di competizione. Con quelle tensioni sempre sul punto di esplodere in modo drammatico, e il mimare come nessun altro sport la configurazione della battaglia sul campo dando espressione stilizzata alla contrapposizione "amico-nemico". La quale, dal politologo tedesco compromesso col nazismo Carl Schmitt, è stata indicata come la principale "categoria del politico"; messaggio perfettamente interiorizzato dalla visione del mondo e dalla pratica delle formazioni di destra estrema. C'è poi la dimensione del gruppo come fattore strategico nella vita di curva, con gli imperativi di fedeltà, riconoscimento reciproco e abnegazione da mettere a battesimo attraverso la "prova": elementi di grande impatto presso giovani attori sociali alla ricerca di forme, anche estreme e "vitaliste", di socializzazione. Infine, una grande opportunità per movimenti come FN è stata offerta dalla mutazione genetica avvenuta nelle curve durante gli anni Novanta. Con la scomparsa di alcuni gruppi che hanno fatto la storia del movimento ultras italiano, e la svolta affaristica di molti fra quelli sopravvissuti o della nuova generazione. In questa frattura, i movimenti della destra radicale si sono inseriti offrendo un canale di militanza a quella parte di popolo della curva che pretende di mantenere un'identità da "duri e puri" del tifo. Da esibire anche nel corso di azioni dimostrative che rompano la tradizionale mappa dei "rapporti diplomatici fra curve", o con un rifiuto esplicito di ogni compromissione con la ragione economica che alimenta le logiche del "Calcio Moderno". La stessa che molti dei gruppi principali del tifo affermano ufficialmente di combattere, ma con la quale spesso vengono poi a patti sottobanco.




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