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Discussione: Educate menzogne

  1. #1
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    Predefinito Educate menzogne

    Educate, ma sono menzogne

    Così adesso si fanno i pacs con ricevuta di ritorno: meglio la raccomandata in busta chiusa, meglio una firmetta surgelata da spedire per posta, perché la dichiarazione congiunta è molto ardita, fa pensare a due uomini pelati e trepidanti, senz’altro mano nella mano. Inaccettabile perché sottintende passione, e questa leggina che doveva regolare le passioni libertine è stata mascherata da subito con il gelo della solidarietà civile, del mutuo soccorso, dei cugini che dividono l’affitto e delle anziane signore sole che fanno a metà delle spese e della badante.
    Una cosa piagnucolosa e fasulla, che dura da un anno e mezzo e ha tolto allegria, perfino interesse: alla fine si è riusciti (tra un tè a Bologna a casa di Flavia Prodi e un battibecco con scarpe basse fra Rosy Bindi e Barbara Pollastrini) a far arrivare una norma al traguardo, però è già stanchissima, sfinita dalle rimozioni e privata della forza di un’idea culturale vera.
    Ha soltanto la velleità di essere qualcosa di grande.
    Una legge sui “diritti e doveri delle persone conviventi”, una legge per la tutela degli individui, categoria resa ridicola dal tentativo estenuato e caparbio di rimuovere la realtà, di non svelare: froci sposati.
    C’è un signore che si chiama Vladimir Luxuria in Parlamento, c’è da sempre Franco Grillini, c’è tutto il saper vivere del mondo, però froci con leggi non si dice.
    Che i pacs si fanno per gli omosessuali che si amano e vivono insieme, fanno l’amore e intanto aspirano alla pensione e all’eredità non si è mai detto. Solo gli omosessuali, non si sono sottratti, sono stati sinceri (e umilissimi, perché, come ha detto Luxuria, “meglio avere il terreno senza casa, che non avere nemmeno il terreno”), hanno ammesso con coraggio che basta, è ora che siamo tutti banalmente uguali, al diavolo per sempre il gay pride e la perdita di senso della diversità: vogliono i centrini all’uncinetto in sala da pranzo, fantastico.
    Tutti gli altri, invece, hanno rimosso lo scandalo, hanno nascosto la verità.
    Almodóvar è magnifico al cinema, Zapatero è un genio in Spagna, i francesi sono tanto chic, gli inglesi sono così avanti, ma l’omossessualità è una scandalosa, naturalissima anomalia, e a un tratto è diventata libertinismo che chiede legge.
    Troppo per essere spiegato e sancito. Nonostante il secolarismo sentimentale, nonostante le nostre magnifiche vite colorate e modernissime.
    Nonostante tutto, era meglio non svelare niente, meglio arrossire per poi sventolare, imbarazzati, la conquista di un pezzo di carta firmato per corrispondenza.
    C’è un gigantesco distacco, evidentemente tra il saper stare nel mondo (che è di tutti, ed è largo, accogliente, sorridente, accomodante e progressista) e il sancire per legge una vita omosessuale, cioè una pratica di meraviglioso libertinismo e perline colorate che desidera trasformarsi in famiglia a forma di cuore, a forma di società.
    Passa immediatamente la spavalderia, si frantuma la modernità, ci si scopre un po’ beghine alle prese con ciò che è naturale e ciò che non lo è, attentissimi allora a non chiamare le cose col loro nome, perché è un nome che, alla fine, suona strano.
    E’ quel che è accaduto qui (forse è stato, di nuovo, l’eccezionalismo italiano) ed è ciò che ha creato la rimozione, senza neppure il disvelamento finale.
    Ieri sera si applaudiva tiepidamente una legge freddina per le coppie di fatto, si chiacchierava senza nemmeno il senso del ridicolo di “congiuntamente” e “contestualmente”, di civilissime unioni angelicate.
    Neanche alla fine si è voluto recuperare, in un istante di sincerità e anticonformismo non per finta, tutta la vita rimossa per arrivare a queste gentilissime righe di legge, che regalano un po’ dei diritti richiesti, e chiedono in cambio una manciata di beneducate menzogne.

    Annalena Benini su il Foglio

  2. #2
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    Predefinito Assimilazione gay

    Non è "sensato" normalizzare l'omosessualità

    Roma. “E’ assunto che nelle società occidentali quando l’unione sessuale si esprime fra adulti consenzienti in privato, la legge deve rimanere fuori”.
    Secondo il filosofo Roger Scruton nella discussione su omosessualità, legge e matrimonio, in gioco non c’è il riconoscimento dei diritti individuali degli omosessuali, ma il tentativo di normalizzare, assorbendolo, un fenomeno irriducibile.
    “Questo principio si applica all’omosessualità come all’adulterio. Le leggi trattano l’omosessualità come una tendenza comparabile all’eterosessualità. Il sadomasochismo è sanzionato perché può causare danni alla persona. Le società occidentali hanno varato riforme liberali sull’omosessualità e le persone hanno imparato a tollerare e a creare uno spazio pubblico gay. Si chiama progresso”.
    Tuttavia, l’attivismo è andato oltre.
    “L’omosessualità deve diventare ‘normale’. Attraverso le false nozioni di diritti umani e discriminazione, la cultura gay ha usato la legge per avanzare un’agenda culturale e morale. Però i diritti, emersi dalla speculazione medievale sulla giustizia naturale, non sono messi al sicuro semplicemente per il fatto di dichiararli”.
    Secondo Scruton, la tradizione cattolica è insuperata proprio nella lezione secondo cui, così come lo stato può elargire diritti, un giorno potrà anche toglierli.
    “La chiesa cattolica è del tutto ragionevole nel pensare che l’omosessualità sia una deviazione dalla norma delle relazioni umane sessuali. La nostra accettazione dello stile di vita gay friendly, delle coppie gay e della scena pubblica gay non hanno confutato l’insegnamento cattolico secondo cui queste sono autentiche alternative, non altre normalità, alla vita eterosessuale.
    Normale è l’unione eterosessuale fra un uomo e una donna uniti nell’autosacrificio dal quale la società interamente dipende. La propaganda che cerca di riscrivere l’eterosessualità come ‘orientamento’ sessuale è un tentativo di persuaderci a ignorare il vero scopo dell’unione sessuale: una generazione che lascia il passo a un’altra. Se il sesso è orientamento, non c’è differenza di genere, solo di direzione. La concezione liberal del sesso è stata adottata perché facile, non perché sia veritiera della condizione umana. Una pura etica della liberazione non funziona”.
    Il matrimonio è l’espressione istituzionale del desiderio, non la sua costrizione.
    “E’ l’inviolabilità del matrimonio distinta dalla coabitazione secolarizzata. Nel matrimonio abbiamo la nobilitazione del desiderio sessuale, ricostruito come intenzione razionale. E’ sorridendo, arrossendo e piangendo che la perdita di controllo sul corpo crea l’immediata esperienza della persona incarnata. La questione omosessuale non verte su diritti, libertà e possibilità di vita dei gay, è una controversia sull’idea di matrimonio, questa transizione esistenziale, e verte sull’accettazione dell’esistenza di un desiderio omosessuale considerato innocente”.
    Autore di “Sexual desire”, l’inglese Roger Scruton definisce il sesso come la sfera in cui l’animale e il personale si incontrano. “Le discussioni su quest’esperienza sono state condotte attraverso un idioma scientista, che può rimuovere il sesso dalla sfera delle relazioni interpersonali e rimodellarlo come relazione fra oggetti. Se cerchiamo di descrivere il desiderio sessuale attraverso categorie biologiche, perdiamo l’intenzionalità dell’emozione sessuale. Ridotto a una funzione corporea, il desiderio è emancipato dalla moralità. La caricatura che ne risulta non è desiderio, ma perversione. La letteratura erotica è sulla ricerca di una persona, la pornografia sulla ricerca del sesso. Il desiderio sessuale non è desiderio per le sensazioni, ma per una persona. E’ diventato impossibile distinguere fra desiderio omosessuale ed eterosessuale. Il desiderio è sempre compromettente e la scelta se esprimerlo o reprimerlo è esistenziale, in cui il soggetto è in pericolo. Il matrimonio non è solo l’unione di un uomo e una donna, ma il forum da cui passa il capitale sociale. Le generazioni assenti sono al centro”.
    Secondo Scruton su questi temi la chiesa cattolica appare sulla difensiva, ma “la grandiosità del suo progetto sta nell’idea che non è il desiderio ma la scelta il cuore morale di una persona. Alla chiesa non ha giovato il decennio della rivoluzione ‘un-marriage’. Ma fa onore alla sua nobiltà non aver mai compiaciuto l’autoindulgenza della cultura contemporanea.
    Per gli avvocati della liberazione sessuale, i peccati sessuali non sono peccati di piacere, ma quelli contro il piacere.
    Il secolarismo ha reso difficile spiegare perché l’unione omosessuale è impossibile: ciò che è possibile è il contratto per il reciproco piacere, non lo è proprio l’unione sacramentale che la chiesa cerca da duemila anni di definire.
    Fin da Platone, gli omosessuali si sono distinti come grandi maestri. Ma è stato lo stesso Platone a spiegare che gli omosessuali, come anche gli eterosessuali, devono imparare la via del sacrificio secondo cui non sono solo i desideri a governarci, ma gli interessi della comunità”.
    Si apre il tema sublime della relazione fra matrimonio e mortalità. “Il matrimonio è un voto di unione ‘finché morte non ci separi’. E’ una presa di coscienza della mortalità e un tentativo di sconfiggerla. Per questo i figli sono così importanti: sono la prova che la mortalità può essere sconfitta.
    E’ difficile esprimere a parole questo aspetto del matrimonio. Ma è reso molto bene dalla sua natura sacramentale, in altre parole è una relazione a cui l’Eterno prende parte”.
    g.m. su il Foglio

    saluti

  3. #3
    FuoriTempo
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    Predefinito

    il discroso della ricevuto di ritorno è a dri poco ridicolo.... non si è mai senstito di due che vivono insieme che per comunicare tra loro si fanno le raccomandate... una cosa simile non esiste in nessuna parte del mondo... solo un governo di brancaleone come questo poteva partorire una simile porcata!

  4. #4
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    Predefinito Niente unioni...niente riti...niente figli....

    ...ma diritti personali: legge a metà

    Roma. C’era già un mezzo accordo dall’altroieri, e il cattolico Franco Marini da una settimana aveva divulgato il proprio “possumus”.
    Sicché alla fine ha prevalso l’ostinazione di Romano Prodi: il disegno di legge elaborato da Rosy Bindi e Barbara Pollastrini (titolo: Diritti e doveri delle persone conviventi) è stato varato ieri, in anticipo sui tempi previsti, dal Consiglio dei ministri.
    Il vice premier Francesco Rutelli lo ha definito un “alto momento di riconciliazione”, un testo “positivo ed equilibrato”. L’aggettivazione può apparire enfatica ma nella sostanza la riconciliazione sulle unioni civili è reale.
    I teodem di Enzo Carra e Paola Binetti non giudicano negativo ma
    “probabilmente migliorabile” il ddl. Ma l’Unione è riuscita egualmente nel compito di far licenziare un testo cui è mancato il voto del solo Clemente Mastella (assente dalla riunione), ma per ora senza conseguenze sulla tenuta della maggioranza.
    Quanto al provvedimento in sé, gli omosessuali non sembrano molto più soddisfatti dei cattolici e minacciano manifestazioni in piazza. Per Vladimir Luxuria (Prc) “è meglio avere il terreno senza casa che non avere neppure il terreno”. Ma il deputato bertinottiano ammette pure che, se l’obiettivo massimo era il matrimonio, quello minimo non contemplava certo “un compromesso al ribasso per noi inaccettabile”. Perché il testo è stato rimaneggiato proprio come chiedeva Rutelli – vincitore nel punto di caduta del negoziato – nell’articolo 1 che contemplava originariamente la dichiarazione congiunta da parte dei conviventi. La formula è stata sostituita con l’espressione “dichiarazioni contestuali”, cioè individuali anche se comunicabili contemporaneamente.
    Con la complicazione aggiuntiva di dover segnalare al convivente l’avvenuta iscrizione personale attraverso una raccomandata con avviso di ricevimento. Può apparire come una bizzarria lessicale e in effetti un po’ lo è, ma su questo principio – fondante perché di cultura politica –si afferma la volontà rutelliana di circoscrivere alla sfera individuale i diritti acquisiti con le unioni civili.
    Su questo punto fino all’ultimo poteva crollare la concordia dell’Unione e con essa la speranza prodiana di liberarsi (temporaneamente) del problema Pacs prima di partire per l’India.
    Oltretutto precedendo di due giorni l’Angelus papale di domenica, come notano i retroscenisti.
    Centrale, nel testo approvato ieri dal Cdm, è anche il calcolo dei tempi per accedere ai benefici della legge.
    Tempi solidi: nove anni di convivenza per il diritto alla successione, tre anni per subentrare nel contratto d’affitto dell’abitazione, tre anni per le tutele lavorative.
    Resta avvolto nella caligine il capitolo relativo al trattamento previdenziale; la reversibilità della pensione, in caso di morte del convivente, verrà senz’altro introdotta ma il numero degli anni necessari per attivare il diritto dipenderà dalla più ampia riforma ancora da riscrivere.

    Il moderatore
    Il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha svolto nella circostanza il consueto ruolo di moderatore e ora insiste sul fatto che “l’intesa raggiunta è equilibrata, ragionevole e permette di rispettare l’articolo 29 della Costituzione”.
    Cioè l’articolo nel quale “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.
    Basterà questa distinzione a proteggere l’iter della legge in Parlamento e nella coscienza pubblica? Difficile. La strada s’annuncia tribolata perché il compromesso formalistico raggiunto dall’Unione non smuoverà probabilmente l’intransigenza della Chiesa, che rappresenta un’unità di misura del dissenso diffuso e un terreno d’attrito con il quale i prodiani dovranno confrontarsi almeno fino alla firma presidenziale sul ddl.
    Malgrado le buone intenzioni della Pollastrini (“C’è massima disponibilità ad avere arricchimenti e contributi”) è improbabile che l’opposizione finisca per alleggerire la fatica della maggioranza. In linea teorica una legge come la Bindi-Pollastrini avrebbe potuto trovare in Parlamento un certo interesse dai finiani eticamente indifferenti o dai forzisti di conio laico-socialista.
    La ragione per la quale invece non s’intravedono gentilezze la spiega il senatore di Forza Italia Alfredo Biondi: “Non si può votare una legge del governo. Se avessero invece avuto la prudenza di fare un testo parlamentare ci si poteva dire d’accordo senza militare da una parte all’altra”.
    Semmai s’annunciano le premesse di alleanze nomadiche per eliminare dal provvedimento eventuali altri indizi di matrimonio. Siano questi di serie A o di serie B, come i ministri prodiani si affrettano a escludere.

    Da il Foglio

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Commento

    Bisognerà verificare una serie di dettagli, ma il disegno di legge varato ieri dal centrosinistra sembra di una stoffa molto, molto, molto diversa dalle legislazioni analoghe in vigore in Europa e in occidente.
    A Parigi a Madrid ad Amsterdam a Bruxelles e a Londra ci si sposa fuori del matrimonio o equiparando il matrimonio tradizionale a quello omosessuale, in alcuni casi avallando la famiglia monoparentale e l’adozione libera di figli anche per le coppie omosessuali.
    Qui da noi ci si limita, nelle intenzioni legislative del governo, al riconoscimento legale, peraltro già esistente in molti campi della vita privata e pubblica, dei diritti e dei doveri delle persone conviventi, lasciando fuori della porta con tecniche giuridiche pasticciate e in alcuni casi ridicole la ritualità e il senso di comunione che il matrimonio reca con sé, et pour cause.
    Come scriveva ieri il raffinato giurista cattolico Francesco D’Agostino, questo è anche uno scontro tra l’individualismo dei legami di fatto, dei legami leggeri tra persone, e la comunione, confessionale o laica, implicita nel matrimonio tra un uomo e una donna, nel progetto non provvisorio di vita familiare, di generazione e di educazione che il matrimonio di regola porta con sé.
    Il ddl Bindi-Pollastrini sembra niente più che il riconoscimento di alcune garanzie giuridiche per persone che non vogliono sposarsi e convivono, dunque il contrario di un’altra forma di matrimonio.
    C’è anche, ed è un segno culturale e giuridico importante, da valutare senza pregiudizio chiassoso e con attenzione al suo vero significato, un piccolo progresso della difficile condizione delle persone omosessuali, che possono risolvere alcuni problemi contrattualizzando il loro rapporto di convivenza e opponendo questo contratto a terzi. Ma non sono stati cancellati, come in Spagna da Zapatero, termini come marito e moglie, madre e padre.
    Forse si poteva evitare una battaglia di simboli, che naturalmente ha la sua importanza, e risolvere qualche questione aperta con modifiche particolari del Codice civile.
    Ma è andata così ed è finita, bisogna dirlo per onestà intellettuale, con un compromesso in cui il ruolo dei cattolici democratici cosiddetti, in particolare il ministro Rosy Bindi, è stato decisivo.
    Hanno sfruttato la poderosa offensiva dei vescovi per limitare le pretese neofamiliariste o antifamiliari e antimatrimoniali della cultura radicale e liberale così forte in sensibili componenti della maggioranza di centrosinistra, confermando in un certo senso l’eccezionalismo italiano.
    Chi denuncia questo compromesso e non ci sta, non potest, è nel pieno diritto di farlo.
    Chi obietta ha tutta la nostra solidarietà.
    Ma non è, possiamo ben dirlo noi che lanciammo l’allarme famiglia a suo tempo, quando in Spagna fu percorsa la strada rivoluzionaria e destabilizzatrice che sappiamo, una abrogazione dell’istituto del matrimonio tra un uomo e una donna.
    E’ più Nanni Moretti che Pedro Almodóvar.

    G.Ferrara su il Foglio

    saluti

 

 

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