Educate, ma sono menzogne
Così adesso si fanno i pacs con ricevuta di ritorno: meglio la raccomandata in busta chiusa, meglio una firmetta surgelata da spedire per posta, perché la dichiarazione congiunta è molto ardita, fa pensare a due uomini pelati e trepidanti, senz’altro mano nella mano. Inaccettabile perché sottintende passione, e questa leggina che doveva regolare le passioni libertine è stata mascherata da subito con il gelo della solidarietà civile, del mutuo soccorso, dei cugini che dividono l’affitto e delle anziane signore sole che fanno a metà delle spese e della badante.
Una cosa piagnucolosa e fasulla, che dura da un anno e mezzo e ha tolto allegria, perfino interesse: alla fine si è riusciti (tra un tè a Bologna a casa di Flavia Prodi e un battibecco con scarpe basse fra Rosy Bindi e Barbara Pollastrini) a far arrivare una norma al traguardo, però è già stanchissima, sfinita dalle rimozioni e privata della forza di un’idea culturale vera.
Ha soltanto la velleità di essere qualcosa di grande.
Una legge sui “diritti e doveri delle persone conviventi”, una legge per la tutela degli individui, categoria resa ridicola dal tentativo estenuato e caparbio di rimuovere la realtà, di non svelare: froci sposati.
C’è un signore che si chiama Vladimir Luxuria in Parlamento, c’è da sempre Franco Grillini, c’è tutto il saper vivere del mondo, però froci con leggi non si dice.
Che i pacs si fanno per gli omosessuali che si amano e vivono insieme, fanno l’amore e intanto aspirano alla pensione e all’eredità non si è mai detto. Solo gli omosessuali, non si sono sottratti, sono stati sinceri (e umilissimi, perché, come ha detto Luxuria, “meglio avere il terreno senza casa, che non avere nemmeno il terreno”), hanno ammesso con coraggio che basta, è ora che siamo tutti banalmente uguali, al diavolo per sempre il gay pride e la perdita di senso della diversità: vogliono i centrini all’uncinetto in sala da pranzo, fantastico.
Tutti gli altri, invece, hanno rimosso lo scandalo, hanno nascosto la verità.
Almodóvar è magnifico al cinema, Zapatero è un genio in Spagna, i francesi sono tanto chic, gli inglesi sono così avanti, ma l’omossessualità è una scandalosa, naturalissima anomalia, e a un tratto è diventata libertinismo che chiede legge.
Troppo per essere spiegato e sancito. Nonostante il secolarismo sentimentale, nonostante le nostre magnifiche vite colorate e modernissime.
Nonostante tutto, era meglio non svelare niente, meglio arrossire per poi sventolare, imbarazzati, la conquista di un pezzo di carta firmato per corrispondenza.
C’è un gigantesco distacco, evidentemente tra il saper stare nel mondo (che è di tutti, ed è largo, accogliente, sorridente, accomodante e progressista) e il sancire per legge una vita omosessuale, cioè una pratica di meraviglioso libertinismo e perline colorate che desidera trasformarsi in famiglia a forma di cuore, a forma di società.
Passa immediatamente la spavalderia, si frantuma la modernità, ci si scopre un po’ beghine alle prese con ciò che è naturale e ciò che non lo è, attentissimi allora a non chiamare le cose col loro nome, perché è un nome che, alla fine, suona strano.
E’ quel che è accaduto qui (forse è stato, di nuovo, l’eccezionalismo italiano) ed è ciò che ha creato la rimozione, senza neppure il disvelamento finale.
Ieri sera si applaudiva tiepidamente una legge freddina per le coppie di fatto, si chiacchierava senza nemmeno il senso del ridicolo di “congiuntamente” e “contestualmente”, di civilissime unioni angelicate.
Neanche alla fine si è voluto recuperare, in un istante di sincerità e anticonformismo non per finta, tutta la vita rimossa per arrivare a queste gentilissime righe di legge, che regalano un po’ dei diritti richiesti, e chiedono in cambio una manciata di beneducate menzogne.
Annalena Benini su il Foglio




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