Frustrazione, stress, una continua tensione emotiva che distrugge ogni possibilita’ di benessere spirituale?
Questi sono i mali del nostro mondo. I mali della nostra vita quotidiana. Una vita che conduciamo senza nemmeno capirne il perche’ e questo a volte ce la fa sembrare odiosa, insopportabile, inutile. Il medico o lo psicologo tentano di aiutarci, ma sono esseri umani come noi. Ci danno le pastiglie e roba del genere.
Ma la formula del benessere non andra’ forse cercata nello stesso vivere quotidiano? Nel tentare di avvicinarsi in maniera diversa a cio’ che facciamo sempre?
Io ad esempio se c'e’ una cosa che faccio sempre � ascoltare musica. Credo che niente meglio della musica possa compensare l'incompletezza dello spirito umano. Ma quanti dischi, per quanto belli possano essere, sono in grado di far cadere chi li ascolta in una vera catarsi spirituale? Qui non parlo piu’ di bellezza fine a se stessa, qui parlo di rinascita interiore, di musica che scava dentro l'animo.
Musica come quella dei Piano Magic, ad esempio: eterna, ascetica, sognante. Dark, pop barocco, sperimentazione, elettronica, strumenti giocattolo, rock, new wave, intimismo acustico e malinconico. Una stasi onirica che sembra essere una fotocopiatrice di emozioni nascoste e sensazioni ancestrali. Mi ascolto un loro album e decido di descrivere la mia esperienza, buttando giu’ le parole in modo automatico, manco fosse un flusso di coscienza joyciano (che probabilmente e’ il modo migliore per descrivere la musica del gruppo), abbozzando concetti mentre come sottofondo il disco mi accarezza le orecchie.
L'album in questione e’ "Artist's Rifles" del 2000, e la scelta non e’ casuale. Se ho scelto proprio lui e’ perche’ credo sia sinceramente uno degli album piu’ sottovalutati della band di Glen Johnson, certo e’ riuscito a bissare "Low Birth Weight", ma e’ anche stato offuscato dalla bellezza gloriosa di album come "Writers Without Home" o "The Troubled Sleep Of Piano Magic".Ma questo l'album che, secondo me, raccoglie i frutti di cio’ che i Piano avevano seminato, portando all'apice quella concezione di musica catartica, intimista, malinconica e spirituale che e’ il loro vero e proprio marchio di fabbrica.
L'album e’ introdotto da 1.16, uno dei tre pezzi strumentali del disco, senza titolo, riconosciuti solo attraverso la loro durata. E in mezzo a loro si ergono le canzoni, come fossero farfalle in cerca di liberta’. No Closure e’ la conferma definitiva. Johnson e’ enfatico, evocativo. L'atmosfera e’ un misto di soffusa tensione e pacificazione lirica, con chitarre che sembrano affiorare timidamente dalla bassezza delle percussioni. Questa e’ la premessa ideale alla meravigliosa voce di Caroline Potter, l'angelo che ci accompagna in A Return To The Sea. Le atmosfere di You And John Are Birds sono quelle che fanno letteralmente cadere ogni muro: questo e’ il pezzo che riesce ad entrare in profondita’, a distruggere ogni divario con l'ascoltatore, immergendolo in uno stato di trance totale ed evocativa. L'incedere roboante della canzone, scandita da violoncello e batteria, finisce con lo spegnersi nel dolce cinguettare degli usignoli, che ci accompagnano a Index. La semplicita’ degli arpeggi di chitarra diventa anche la chiave di lettura per questa ricerca interiore che e’ da compiere ascoltando l'album. La stessa che si ritrova in Century Schoolbook, anzi, qui ancor piu’ enfatizzata dalla voce femminile, dalle percussioni tribali e dalla stessa sequenza di note che si ripete per quasi 4 minuti, che e come inseguire una spirale infinita ed estatica senza raggiungerla mai. Un intro di chitarra apre Password, ed e’ la summa di tutte le sensazioni provate finora. Le chitarre, cosi’ come il basso e le melodie vocali, si impregnano di un lirismo sonoro che sembra una vera e propria fuga dalla realta’, una fuga che si trasforma ben presto in un tunnel oscuro e senza tempo.
La semi-acustica Artist's Rifles, scandita da una marcia, e’ la fine della catarsi. E' la fine di un album di livello assoluto, che rielabora cio che avevano creato i God Machine ed i Joy Division, in una forma sperimentale, mistica e contemplativa. Ritorniamo pure alla nostra vita quotidiana, con la consapevolezza che? "Non c'e’ nessuna pace, nessuna conclusione"
Questo scritto e’ tratto da un blog in comune dove vengono espresse critiche musicali,essendo io affascinato dai loro suoni e non per caso,ma perche in una sera d’inverno ebbi la fortuna di assistere ad un concerto dei Piano Magic me ne “innamorai” e da allora fanno parte del mio bagaglio musiculturale.
Cio’ che mi preme sottolineare e’ una traccia in particolare :”Password” ,vista a pochi metri da loro,con questo alternarsi di suoni e interscambi sugli strumenti con 4 braccia che martellavano un tamburo.
l’apoteosi dell’essenza della musica in tutto cio’ che essa rappresenta.
Nessuna pace,nessuna conclusione!
Depero deep




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