Nei momenti difficili niente é più dannoso che nascondere la testa sotto la sabbia per non guardare in faccia la realtà. Per questo motivo ho voluto utilizzare un'espressione così forte, che tuttavia non vuole essere offensiva nei confronti di nessuno, nè rappresentare un modo per rinnegare tanti anni di miltanza politica e di sincero entusiasmo. Ho sentito la necessità di scrivere queste considerazioni quando ho letto per l'ennesima volta che Bossi sta ammiccando alla secessione e che Calderoli ha annunciato l'altrettanto ennesima riapertura del Parlamento del Nord. Parole sconcertanti (l'accondiscendenza dei mass-media ne certifca d'altronde l'assoluta inconsistenza politica) che tuttavia trovano ancora una residuale attenzione da parte di molte persone in buona fede o forse solo (comprensibilmente) spaventate dall'idea di riconoscere che tanto sacrificio "leghista" é stato sprecato.
Per impedire il protrarsi di tale mistificazione politica occorre avere il coraggio di distruggere, metaforicamente, i simboli ideologici che la consentono. Occorre adottare la tattica che da secoli utilizzano i russi per difendersi: la terra bruciata. Distruggere le case per impedire che vengano conquistate dal nemico. Le case si ricostruiscono, la sconfitta impedisce ogni ricostruzione!
"La Padania é morta e la secessione pure!", gli autonomisti, i regionalisti, gli indipendentisti devono gridarlo, devono far sapere che questi concetti sono finiti e non possono essere più impunemente utilizzati da nessuno. Sono il patrimonio di una storia e di un periodo tramontato. Occorre ripartire invece dalle autentiche identità territoriali e regionali, fatte di storia, di popoli, di tematiche reali e concrete, di tradizioni da valorizzare e da attualizzare, perchè bisogna vivere nel presente e non in passato mitizzato.
Se l'ambiente "identitario" riuscirà in questa dolorosa ma necessaria operazione politico/culturale, si potrà iniziare a progettare la rinascita dell'autonomismo nell'Alta Italia; in caso contrario continueremo ad assistere alle sparate di Bossi, alle acclamazioni, alle critiche feroci (ma inconcludenti) di chi ha capito l'inganno.




Rispondi Citando
