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Discussione: Il Gattopardo

  1. #1
    illuminista eretico
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    Predefinito Il Gattopardo

    vorrei sottoporre una analisi a tutti voi riguardante il famoso romanzo in oggetto.

    In particolare mi riferisco alla famosa frase "tutto cambi perche' nulla cambi".

    L'unica frase simile che sono riuscito a vedere era su uno spezzone del film di Visconti, ed era in una conversazione tra Ciccio Tumeo e il principe di Salina.

    In questa conversazione pero' si dice qualcosa cambi, non tutto cambi.

    Sfortunatamente non riesco piu' a trovare questo spezzone su youtube, pare che ora se ne trovino solo in spagnolo e cmq non c'e' quel brano ma altri.
    Cercando su internet ho trovato diverse descrizioni del racconto e del film.
    Ognuna di esse fa a cazzotti con l'altra, in una maniera impressionante.

    Secondo wikipedia la famosa frase la dice il principe quando gli propongono di diventare senatore.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Gatt..._%28romanzo%29
    Vedendo lo spezzone in spagnolo direi che questa affermazione e' falsa, a meno che il libro non sia diverso cosi' tanto dal film su questo dettaglio (in questa pagina si parla infatti del romanzo).
    Secondo altri la dice il nipote Tancredi mentre si arruola tra i garibaldini.
    http://www.italialibri.net/opere/gattopardo.html

    ma allora non e' il gattopardo a dirla questa frase... ma il nipote (Alain Delon).
    Che poi sto gattopardo (il principe di Salina) e' tutto fuorche' un trasformista, come invece e' diventato sinonimo...

    l'unica e' scaricare da emule il film e magari il libro, ma ci vorranno ere geologiche e se qualcuno di voi ha uno o entrambi a portata di mano ne potremmo discutere.

    A me tutta sta storia mi sa tanto di leggenda metropolitana secondo la quale si e' creato uno stereotipo e lo si manda avanti senza che nessuno abbia davvero visto o ricordi ne' il romanzo ne' il film, citandolo ad ogni pie' sospinto per le piu' svariate e incredibili ragioni

  2. #2
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    La citazione esatta dal libro di Tomasi di Lampedusa è:
    «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»
    La dice il nipote di Don Fabrizio Salina, Tancredi, parlando della Sicilia durante la rivoluzione garibaldina.
    In fondo, Tancredi è un po' l'alter ego del Gattopardo (scrive Lampedusa di Don Fabrizio: «lui stesso è come Tancredi») e quindi si giustifica il fatto che spesso la frase venga attribuita al "Gattopardo" come personaggio invece che a Tancredi o al "Gattopardo" come libro.
    Della sceneggiatura del film, non saprei dire...

  3. #3
    illuminista eretico
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    Citazione Originariamente Scritto da pcosta Visualizza Messaggio
    La citazione esatta dal libro di Tomasi di Lampedusa è:
    «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»
    La dice il nipote di Don Fabrizio Salina, Tancredi, parlando della Sicilia durante la rivoluzione garibaldina.
    In fondo, Tancredi è un po' l'alter ego del Gattopardo (scrive Lampedusa di Don Fabrizio: «lui stesso è come Tancredi») e quindi si giustifica il fatto che spesso la frase venga attribuita al "Gattopardo" come personaggio invece che a Tancredi o al "Gattopardo" come libro.
    Della sceneggiatura del film, non saprei dire...
    ma se e' cosi' mi piacerebbe sapere innanzitutto chi ha scritto su wikipedia cose inesatte, e poi cmq il personaggio del Gattopardo malgrado il legame con Tancredi che tu giustamente fai e' cmq uno che non riesce ad adattarsi al cambiamento. Anzi si lascia morire lentamente perche' incapace di adattarsi.
    Quindi seppur sia vero che egli consideri molto Tancredi, probabilmente l'identificazione dei personaggi male si attaglia a questo particolare al quale la figura del Gattopardo e' legata secondo la convinzione comune...

    ovvero avranno 1000 cose in comune ma questa decisamente no.

    Insomma Tancredi era il giovane che fiutava il vento, ma il principe di queste cose non ne voleva sapere, rifiuta la carica di senatore spiegando per bene il senso di questo rifiuto... altro che opportunista e trasformista!

    poi e' chiaro che quella frase di un personaggio comprimario era comprensibile che venisse associata al personaggio principale per semplicita' o superficialita'

    se qualcuno ha il film e puo' controllare pure li' fa una cosa gradita...
    li' mi sembra che la frase sia leggermente diversa

  4. #4
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    "Se vogliamo che tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi".Ragazzi ho appena controllato sul dvd e la frase che pronuncia Tancredi al principe Fabrizio è questa.

    Di wikipedia comunque non c'è molto da fidarsi, diverse volte ho trovato alcuni errori.

    Il pricipe Fabrizio un opportunista?!?Fulmini e saette, un grande personaggio della nostra letteratura del novecento...Insomma egli pur fiutando la profonda aria di rinnovamento non si adegua.Il romanzo che all'inizio fu bollato come storico-verista (è per questo troppo indietro per i suoi tempi) in realtà nasconde una profonda riflessione esistenziale il dramma di un uomo che assiste allo sfaldamento di tutto ciò che rappresentava il suo mondo e che allo stesso tempo non può fare nulla perchè sa che i tempi devono cambiare.Emblematicamente l'ultima scena del romanzo vede la figlia del principe ,ormai invecchiata, gettare in un cumulo di immondizia la carcassa impagliata e tarlata di Bendicò, l'amato cane del principe Fabrizio.

    Continuamo a parlarne?MP

  5. #5
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    Una possibile chiave per penetrare il principe dentro il principe sta forse nella lettura della raccolta delle lettere che scrisse durante i suoi viaggi in Europa.
    Riporto qui di seguito una recensione del suo “Viaggio in Europa”.


    Il viaggio che il Mostro di Lampedusa racconta ad altri Mostri

    Anni Venti. Un Mostro si aggira per l’Europa: da
    Londra a Parigi, da Berlino a Zurigo, da Firenze
    a Roma, cambia alberghi e non lascia impronte.
    Ruba immagini, carpisce novità, archivia incontri,
    immagazzina ricordi, accumula sensazioni, seleziona
    film. Ai mandanti, altri mostri che permangono
    in Sicilia, invia lettere puntuali e dettagliate dopo
    ogni missione compiuta. Le sue esperienze di viaggio
    si stratificano e diventano trama del vissuto, materia
    letteraria, tracce di un percorso che riconduce
    puntualmente verso l’isola. Il peregrinare diventa
    romanzo epistolare in cui il protagonista non svela
    mai la sua vera identità. Un gioco tessuto in ventinove
    lettere, scritte tra il ’25 e il ’30 “Viaggio in Europa”,
    Mondadori, 182 pagine, euro 20). Un gioco
    magico e burlesco nel quale il trentenne Giuseppe
    Tomasi di Lampedusa interpreta per i “misteriosi”
    cugini Agata Giovanna, Lucio e Casimiro Piccolo di
    Calanovella, il ruolo di Mostro, a volte “celebre”, altre
    volte “offeso” e via via “saggio”, “di pasta tenera”,
    “col monogramma sul didietro”, “assonnato”,
    “ipernutrito”, “retico”, “patristico”, “dei Campi Elisi”,
    “metropolitano”, “cosmopolita”… “facendo
    scintillare tutte le faccette di una intelligenza che
    non ha molti eguali nell’Europa d’oggigiorno”. Eternamente
    in proscenio indossa maschere, entrando
    e uscendo dai personaggi, assumendo ora l’aura
    proustiana, ora quella dickensiana. Cipria e cerone
    sono in biblioteca. La sala trucco è fatta di libri che
    vengono in soccorso con ogni possibile identità in
    questa commedia dell’arte che ha come protagonista
    chi “tutto ha visto, tutto ha provato, tutto ha letto”
    e ora viaggia per svago e istruzione, “con l’anima
    d’artista, l’intelletto di storiografo e il ventricolo
    di gourmet”. Un Mostro ironico, permaloso, goliardico,
    con “trentasei paia di ruggenti palle”. Un
    fine intenditore di letteratura europea e di arti culinarie,
    capace di giudicare “un sublime paradosso
    la pasta con le sarde” e di godere del gusto di “certi
    manicaretti russi, che furono rivelazioni importanti
    per il pancino del Mostro, quanto per il suo
    spirito Dostoevskij”. Un Mostro “angelo e porco”
    che amava ingozzarsi a colazione, alla faccia dei cugini
    con i loro tic, difetti e manie. Tutti sfotticchiati,
    tutti messi teneramente in ridicolo. L’arte pittorica
    di Casimiro, nelle lettere di Lampedusa, diviene
    “arte della castrazione” che schiaccia il sesso mettendo
    – là dove i pittori disegnavano una foglia di fico
    – mutandine d’acciaio.
    Gli eventi della storia restano scenografie di un
    teatro che, noblesse oblige, sembra offrire il palcoscenico
    solo ai principi. Nel ’25 il fascismo per Lampedusa
    è “un servizio di nettezza urbana per eliminare
    la spazzatura politica”. In una lettera scritta a
    Parigi il 27 luglio, l’entusiasmo fascista diventa giubilo
    di fronte alle manganellate e “delicata voluttà”
    di fronte al pestaggio di Amendola. La lettera segue
    il passo della retorica aristocratica familiare. La
    madre di Lampedusa nel ’22 scriveva alla madre dei
    Piccolo: il “proletariato secondo me deve rimanere
    nel suo ambito e non deve alzare il capo!”. Nelle
    epistole degli anni successivi la politica non va mai
    in scena e resta dietro le quinte. Nemmeno per un
    forte ravvedimento che arriverà sbiadito nel 1938,
    per la perdita di un amico ebreo. Lo stile delle lettere
    rispecchia quello intimo delle conversazioni,
    dei tanti incontri nella villa Piccolo di Capo d’Orlando:
    un angolo appartato della Sicilia, dove con gli
    occhi puntati verso il mare, i Piccolo coltivavano vizi
    e ozi. In quell’isola-mondo magica, “abitata” da
    elfi, fate, gnomi e creature immaginarie, i cugini alchimisti
    dell’autore del “Gattopardo” vivevano in
    equilibrio tra esoterismo e realismo. Capaci di intravvedere
    il soprannaturale, abbracciati ai libri di
    mezza Europa, questi poliglotti s’incantavano dei loro
    stessi incanti. Agata Giovanna, Casimiro e Lucio
    vivevano chiusi in un mondo alberato, profumato di
    rare essenze. Un regno abitato da ectoplasmi di uomini,
    donne e di cani, seppelliti in un cimitero dentro
    il parco. Ciascuno con il proprio nome, ognuno
    con i propri fiori. Un universo di poesia, pittura e
    segni, che tanto affascinavano Lampedusa. Quei segni
    dell’anima che svelano la loro sostanza, improvvisamente,
    solo agli artisti capaci di un “sentire-altro”.
    Era un mondo “mostruoso” che rapiva un altro
    Mostro (soprannome dato a Lampedusa dal poeta
    Lucio). I Piccolo vivevano accanto alla loro bacchetta
    magica, al cappello a punta, al pianoforte a
    coda suonato da mani invisibili, aspettando nelle
    afose estati degli anni Venti, una boccata d’ossigeno
    racchiusa dentro quelle buste bianche con i timbri
    delle poste europee. Lì il Mostro metteva dentro
    speranze. E trasmetteva, con semplicità descrittiva,
    infarcita di riferimenti letterari e linguistici,
    le sue esperienze di viaggio in un estero che Lampedusa
    amava vivere con la presunzione dei siciliani
    che pensano di saperne una più del diavolo.
    Sempre con un piglio blasonato, con quelle smanie
    che gli facevano sentire stretta, ancora più stretta
    l’ammaliante Palermo. Quella che compie per i Piccolo
    è “un’iniziazione all’Europa” perché, avverte
    Lampedusa da Londra, “della città e della sua anima
    senza il mostro che ne detiene le chiavi, non capiranno
    niente di niente”.
    Loredana Cacicia
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  6. #6
    illuminista eretico
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    Citazione Originariamente Scritto da michelep Visualizza Messaggio
    "Se vogliamo che tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi".Ragazzi ho appena controllato sul dvd e la frase che pronuncia Tancredi al principe Fabrizio è questa.

    Di wikipedia comunque non c'è molto da fidarsi, diverse volte ho trovato alcuni errori.

    Il pricipe Fabrizio un opportunista?!?Fulmini e saette, un grande personaggio della nostra letteratura del novecento...Insomma egli pur fiutando la profonda aria di rinnovamento non si adegua.Il romanzo che all'inizio fu bollato come storico-verista (è per questo troppo indietro per i suoi tempi) in realtà nasconde una profonda riflessione esistenziale il dramma di un uomo che assiste allo sfaldamento di tutto ciò che rappresentava il suo mondo e che allo stesso tempo non può fare nulla perchè sa che i tempi devono cambiare.Emblematicamente l'ultima scena del romanzo vede la figlia del principe ,ormai invecchiata, gettare in un cumulo di immondizia la carcassa impagliata e tarlata di Bendicò, l'amato cane del principe Fabrizio.

    Continuamo a parlarne?MP
    puoi controllare il dialogo tra Tumeo e il principe? Mi pare che la frase sia ripetuta in maniera leggermente diversa, non ho il dvd purtroppo...

    sul resto trovo assurdo come "gattopardo" sia diventato sinonimo di trasformismo...

    oltretutto la famosa frase secondo me suona un po' come "si stava meglio quando si stava peggio" e robe simili...

    insomma secondo me se ne parla troppo e a sproposito...

  7. #7
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    "Qualcosa doveva cambiare perchè tutto restasse com'era prima.".
    Penso che non si possa parlare di trasformismo dal momento che il cambiamento risulta necessario e il ceto nobile a cui il principe appartiene ormai decaduto e sicuramente egli non si adegua.Contiamo anche il fatto che la storia può leggersi, dal punto di vista connotativo come metafora sul fluire costante e veloce del tempo e sulla precarietà dell'esistenza umana, la fine della nobiltà rappresenta dunque la fine (anche fisica) del principe:egli morrà dopo un amaro bilancio in cui si accorge di aver vissuto, in realtà, in bassa percentuale.

  8. #8
    illuminista eretico
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    Citazione Originariamente Scritto da michelep Visualizza Messaggio
    "Qualcosa doveva cambiare perchè tutto restasse com'era prima.".
    Penso che non si possa parlare di trasformismo dal momento che il cambiamento risulta necessario e il ceto nobile a cui il principe appartiene ormai decaduto e sicuramente egli non si adegua.Contiamo anche il fatto che la storia può leggersi, dal punto di vista connotativo come metafora sul fluire costante e veloce del tempo e sulla precarietà dell'esistenza umana, la fine della nobiltà rappresenta dunque la fine (anche fisica) del principe:egli morrà dopo un amaro bilancio in cui si accorge di aver vissuto, in realtà, in bassa percentuale.
    "qualcosa", ben diverso da "tutto"...

    e cmq si, condivido la tua analisi...

    e' un po' come con la parola "inciucio", che vuol dire chiacchiericcio, pettegolezzo e che ora e' diventato "accordo sotto banco"...

    anche gattoapardo=trasformista per chi conosce il libro e il film non sta in piedi

  9. #9
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    Comunque grande libro e grande film, forse uno dei pochi film tratti da romanzi che non ti lasciano deluso.

  10. #10
    Vittima del proporzionale
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    Oggi ho finito di leggere il libro. Probabilmente domani stesso vedrò il film. Comunque condivido le vostre analisi. Tancredi fiuta il vento e prende la questione nazionale come opportunità di rivalsa sociale, mentre Fabrizio non ha la forza nemmeno di votare contro l'annessione e di svolgere dietrologie macchiavelliche o trasformistiche forse anche per ragioni anagrafiche.
    Livio

 

 

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