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  1. #1
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    Predefinito la rivoluzione non è utopia

    La rivoluzione non è utopia, la rivoluzione non è follia, la rivoluzione non è una chimera, la rivoluzione è tutti i giorni. E’ la strada d’ogni uomo saggio e vigile, che confida nel bene e nell’amore dell’altro. La rivoluzione non è un pranzo di gala, la violenza è nelle cose e dalle cose va estirpata con la dovuta violenza con la delicatezza di un padre che impedisce al figlio di compiere del male che compie perché non lo sa.
    Vedete, io credo, con Sant’Agostino, che il male sia non essere. E che l’unica forza motrice della storia è l’amore e coloro che lo sanno trasmettere. La rivoluzione sociale è insieme liberazione di se’ stessi dal male che affligge il proprio pensiero. Ho una grande stima per la teologia della liberazione che ha saputo coniugare l’idea della liberazione di se’ con quella della liberazione sociale e comunitaria. Se le due cose non marciano insieme, non c’ è speranza. Non vi dico che ci sia una ricetta precostituita per la liberazione di sé stessi, ne per la liberazione sociale. Non sono cattolico, ma semplicemente stimo coloro che, nella visione cristiana della vita ( e sono la minoranza ) che alla conversione spirituale hanno affiancato l’azione, la prassi comunitaria capendo che non v’ è l’una senza l’altra. Il dramma più grande della storia, a mio parere e non mi stancherò mai di dirlo, è che spesso, e il pensiero cristiano è responsabile in parte di questa deriva già in essere nel mondo antico e connaturata all’essenza umana, l’uomo ha vissuto le due esperienze della liberazione sociale e di quella individuale come se fossero due cose poco conciliabili. Senza affatto voler negare che esse si trovano su due piani distinti, ciò non significa che non si compenetrino e che il capirlo sia un punto di forza decisivo.
    Come già dicevo nella risposta al messaggio su Sanguineti, la decisione, la durezza, il realismo non devono mai venire meno, se no finiamo come i pacifisti del tutto è uguale basta che non vi sia violenza . La violenza c’ è e permane, terribile, e oggi più che mai, nascosta nei gangli dela fittizia libertà occidentale. Ma la rivoluzione è prassi amorevole contro la violenza permanente, e in quanto prassi,mai rinunciataria e quindi pronta a prendere le armi quando le circostanze lo richiedano.

    Questo messaggio ha un valore di puntualizzazione dell’altro, ma ne ho aperto uno nuovo, per stimolare una discussione nello specifico sul senso della rivoluzione, che mi sta a cuore.
    Confido nelle vostre risposte

  2. #2
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    La rivoluzione non è nemmeno qualcosa di astratto, una sorta di metafine da guardare come un feticcio. Prima della rivoluzione viene l'analisi del reale nella tensione alla rivoluzione possibile. Dunque debbono convivere l'elemento utopistico (per non cadere nell'hic et nunc) e quello della prassi per non diventare una sorta di profeti di un grande feticcio non meglio identificato e spiegato (una sorta di noumeno kantiano).

    A luta continua

  3. #3
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    vero anche questo che dici.
    Ma volevo concentrare l'attenzione sull'idea della concentrazione costante e quotidiana, cioé della prassi rivoluzionaria esistenziale, che lungi dall'essere sforzo coercitivo su di sè, diviene movimento naturale ( posta ovviamente la preliminare presa di coscienza.
    L'analisi del reale e delle forze in ballo, per ciò che concerne l'assetto sociale, è fondamentale. Allo stesso tempo accanto a ciò devono agire gli uomini che, come Lenin vide giusto, possono far comprendere la fondamentale unitarietà del genere umano ( il popolo ne è una specipficazione contingente e storica) contro ogni pretesa particolaristica.

  4. #4
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    La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia.
    La rivoluzione è un atto di violenza.

    Mao Tze Tung

    Fatta questa citazione illuminante, credo che Sandinista abbia centrato la questione tanto quanto terraeamore. La rivoluzione è nel quotidiano, ma ha bisogno della sua parte utopica, altrimenti rischia di annacquarsi. Io penso seriamente che ci stiamo muovendo nel verso giusto.

  5. #5
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    Sulla frase di mao che hai citato:
    ci tengo ulteriormente a sottilenare che l'atto di violenza ,per me, può essere l'atto contingente, l'azione, il signolo scontro, la difesa di un potere necessario messo a repentaglio da pressioni esterne, ma la violenza non è l'essenza della rivoluzione, che , ripeto, è atto amorevole instancabile, è cambiamento dell'ordine costituito per un ordine nuovo fatto di umanità e virtù, dove il sociale diventa comunale e l'individuale entra in contatto costante e permanente con il collettivo senza mai perdere la sua specificità . La rivoluzione deve pretendere di abbattere lo iato tra uomo e comunità di cui parlavo nella mia presentazione. Lo iato tra sè e il mondo è la vera malattia dell'uomo di questo secolo.
    Se chi pratica la rivoluzione non ama prima di tutto l'uomo, la rivoluzione è fallimento, invidia, potere coercitivo e strada spianata per una nuova epoca di asocialità.




  6. #6
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    Sottoscrivo in pieno il tuo intervento.

  7. #7
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    Totalmente d'accordo con te.....l'amore verso il proprio popolo e per la giustizia è amore verso se' stessi ..è liberazione del bene in se' stessi .
    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    Sulla frase di mao che hai citato:
    ci tengo ulteriormente a sottilenare che l'atto di violenza ,per me, può essere l'atto contingente, l'azione, il signolo scontro, la difesa di un potere necessario messo a repentaglio da pressioni esterne, ma la violenza non è l'essenza della rivoluzione, che , ripeto, è atto amorevole instancabile, è cambiamento dell'ordine costituito per un ordine nuovo fatto di umanità e virtù, dove il sociale diventa comunale e l'individuale entra in contatto costante e permanente con il collettivo senza mai perdere la sua specificità . La rivoluzione deve pretendere di abbattere lo iato tra uomo e comunità di cui parlavo nella mia presentazione. Lo iato tra sè e il mondo è la vera malattia dell'uomo di questo secolo.
    Se chi pratica la rivoluzione non ama prima di tutto l'uomo, la rivoluzione è fallimento, invidia, potere coercitivo e strada spianata per una nuova epoca di asocialità.



  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia.
    La rivoluzione è un atto di violenza.

    Mao Tze Tung

    Fatta questa citazione illuminante, credo che Sandinista abbia centrato la questione tanto quanto terraeamore. La rivoluzione è nel quotidiano, ma ha bisogno della sua parte utopica, altrimenti rischia di annacquarsi. Io penso seriamente che ci stiamo muovendo nel verso giusto.
    Quella frase di mao la conobbi grazie al Sergio Leone di "Giù la testa" e lì serviva da preludio agli efferati massacri che seguiranno : lì è la splendida frase dell' altrettanto splendido Rod Steiger che spiega come un popolano ignoirante vede o meglio subisce la "rivoluzione" ( un giorno quelli che hanno letto i libri arrivano e dicono a quelli che non hanno letto i libri cosa debbono fare.....e poi cosa cambia ?.....nulla ). Quei punti di sospensione spesso sono stati cataste di morti.

  9. #9
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    E' comunque anche vero che la violenza, anche brutale è nelle cose, connota di sè la società capitalistica e di fronte a questa non ci si può girare dall' altra parte.

  10. #10
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    Concludo con una mia considerazione lapalissiana : qui di rivoluzione nessuno vuole sentirne parlare, è un suono vuoto che nella mente della gente non evoca nulla, non è associato a nessun significato. Questa è la reltà se la si vuole guardare on faccia : il massimo che ci si può attendere è una "rivolta" assolutamente de-ideologizzata e di corto respiro. Quest' epoca è incapace di pensare se stessa in termini radicali, e l' assoluta sparizione delle 'istanze rivoluzionarie' facilmente ed empiricamente riscontrabile nelle 'masse' è altrettanto facolmente riscontrabile nelle cd. 'elites'. Insomma non è proprio tempo !

 

 
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