La rivoluzione non è utopia, la rivoluzione non è follia, la rivoluzione non è una chimera, la rivoluzione è tutti i giorni. E’ la strada d’ogni uomo saggio e vigile, che confida nel bene e nell’amore dell’altro. La rivoluzione non è un pranzo di gala, la violenza è nelle cose e dalle cose va estirpata con la dovuta violenza con la delicatezza di un padre che impedisce al figlio di compiere del male che compie perché non lo sa.
Vedete, io credo, con Sant’Agostino, che il male sia non essere. E che l’unica forza motrice della storia è l’amore e coloro che lo sanno trasmettere. La rivoluzione sociale è insieme liberazione di se’ stessi dal male che affligge il proprio pensiero. Ho una grande stima per la teologia della liberazione che ha saputo coniugare l’idea della liberazione di se’ con quella della liberazione sociale e comunitaria. Se le due cose non marciano insieme, non c’ è speranza. Non vi dico che ci sia una ricetta precostituita per la liberazione di sé stessi, ne per la liberazione sociale. Non sono cattolico, ma semplicemente stimo coloro che, nella visione cristiana della vita ( e sono la minoranza ) che alla conversione spirituale hanno affiancato l’azione, la prassi comunitaria capendo che non v’ è l’una senza l’altra. Il dramma più grande della storia, a mio parere e non mi stancherò mai di dirlo, è che spesso, e il pensiero cristiano è responsabile in parte di questa deriva già in essere nel mondo antico e connaturata all’essenza umana, l’uomo ha vissuto le due esperienze della liberazione sociale e di quella individuale come se fossero due cose poco conciliabili. Senza affatto voler negare che esse si trovano su due piani distinti, ciò non significa che non si compenetrino e che il capirlo sia un punto di forza decisivo.
Come già dicevo nella risposta al messaggio su Sanguineti, la decisione, la durezza, il realismo non devono mai venire meno, se no finiamo come i pacifisti del tutto è uguale basta che non vi sia violenza . La violenza c’ è e permane, terribile, e oggi più che mai, nascosta nei gangli dela fittizia libertà occidentale. Ma la rivoluzione è prassi amorevole contro la violenza permanente, e in quanto prassi,mai rinunciataria e quindi pronta a prendere le armi quando le circostanze lo richiedano.
Questo messaggio ha un valore di puntualizzazione dell’altro, ma ne ho aperto uno nuovo, per stimolare una discussione nello specifico sul senso della rivoluzione, che mi sta a cuore.
Confido nelle vostre risposte




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