´INTERVISTA
Villone: nessuno mi ha spiegato con chiarezza che cosa stiamo a fare in Afghanistan
Il senatore ds si dissocia dalla missione "Non sono pacifista, ma voterò contro"

GOFFREDO DE MARCHIS


ROMA - Pensa che ci siano «guerre utili, necessarie e persino giuste». Ma proprio per questo voterà no al rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. Il nome del senatore Massimo Villone, napoletano, 63 anni, professore di diritto, si aggiunge alla pattuglia dei dissidenti della sinistra radicale e fa scricchiolare ancora di più la maggioranza a Palazzo Madama. La particolarità è che Villone viene dai Ds, è nel gruppo dell´Ulivo e non si sente un pacifista.
Senatore, lei è favorevole all´uso delle armi, ma si schiera contro le truppe a Kabul. Perché?
«Perché nessuno mi ha ancora spiegato con chiarezza che stiamo a fare in Afghanistan. Se qualcuno mi risponde che siamo lì per esportare la civiltà occidentale, allora prima mi faccio una bella risata e poi voto no. Se qualcuno mi risponde che vogliamo imporre la democrazia, replico che è un ideale condivisibile ma irrealizzabile con uomini armati».
D´Alema spiega che non ci si ritira da soli da missioni multilaterali, Parisi conferma gli impegni con gli alleati atlantici.
«La cosa più singolare è che la Nato si pone l´obiettivo di sconfiggere i talebani entro il 2009, mentre Parisi chiede di rimanere fino al 2011. Evidentemente ci tiene proprio a rimanere fino all´ultimo a Kabul. A D´Alema dico che la sua motivazione non è sufficiente. Se le missioni sono multilaterali e sbagliate vuole dire che hanno sbagliato in parecchi anziché in uno. E non credo sia una buona idea continuare a sbagliare tutti assieme. Ma esiste un´altra strada: prendere un´iniziativa per uscire da lì. Perché non possiamo più assumerci la responsabilità di mandare i nostri ragazzi a morire inutilmente. Tra l´altro noto che la maggior parte del popolo italiano considera la guerra in Afghanistan un errore al pari dell´Iraq. Chi dice il contrario dovrebbe preoccuparsi. Non io».
Lei non è pacifista, considera giusti alcuni conflitti. Nel suo no su Kabul, allora, c´entra qualcosa la sua opposizione al Partito democratico?
«Ho votato contro la missione quando c´era Berlusconi, avrei votato contro anche l´ultima volta se il governo Prodi non avesse messo la fiducia e anche adesso voterò sì alla fiducia, se dovesse essere posta, perché significa non entrare nel merito della questione. Ma se la fiducia non c´è, vale il ragionamento che ho appena fatto. Questa vicenda dunque non c´entra con le contorsioni del Pd».
Cosa succede se anche grazie al suo voto il decreto passa con i sì della Cdl?
«Per quello che posso vedere, nulla. Io di sicuro non ci perdo il sonno. Se il governo vuole la maggioranza compatta a prescindere dal merito, mette la fiducia. Se non vuole fare questa scelta contratta una nuova posizione con l´Unione. Se non la contratta accetta i voti della destra e non cambia né il governo né la maggioranza. Ripeto: non ho niente contro le guerre ma proprio per questo ci deve una ragione dannatamente buona per farle, non astratte questioni di principio. Non si combatte solo perché qualche ministro pensa che dobbiamo fare bella figura».