Estratto da "La dottrina delle tre liberazioni" di Carlo Terracciano
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IL COMUNITARISMO EUROPEO QUALE ATTUALIZZAZIONE E SUPERAMENTO DEL NAZIONAL-COMUNISMO
Allo stato attuale delle cose, e con la recente esperienza di quelle nazioni e sistemi sociali, possiamo affermare che la prossima, futura Lotta di Liberazione non può che essere Mondiale, come Mondialista, nei mezzi e nei fini, è il Potere d’intervento e repressione del Sistema imperialista americanocentrico.
Essa deve essere quindi “INTER – NAZIONALISTA”, PER QUANTO CONCERNE GLI AGENTI IN CAMPO, e basata sulle GRANDI UNITA’ CONTINENTALI GEOPOLITICHE, PER QUANTO RIGUARDA LO SPAZIO E LA POSIZIONE dei popoli che ne fanno parte.
In tale prospettiva è auspicabile un’Alleanza Quadricontinentale Antimperialista.
In particolare la Liberazione dell’Europa è ipotizzabile soltanto in una dimensione geopolitica unitaria che va dall’Atlantico al Pacifico, cioè la penisola europea + la Federazione russa, oggi più che mai “europea” a pieno titolo, con gli immensi spazi logistico-strategici siberiani: l’Eurasia unita da Reykjavik a Vladivostok, dall’Atlantico al Pacifico.
In questo quadro d’insieme planetario, il futuro Comunitarismo Europeo rappresenterebbe un naturale sviluppo ma anche un superamento dello stesso Nazionalcomunismo, come si è storicamente realizzato. Infatti, pur ponendosi su quel filone di pensiero, anzi portandolo alle estreme conseguenze, lo ingloba in una Nuova Sintesi che rimette in discussione sia il Nazionalismo che il Comunismo, nella loro teoria come nella pratica realizzazione storica.
Possiamo allora affermare, per il momento, che una realistica prospettiva di Liberazione Continentale è ipotizzabile sì partendo dalle specificità nazionali, regionali e locali, dei popoli, ma ridefinendo queste in forme e contenuti adeguati ai tempi, inserendole in più estese e vitali unità Politiche, istituzionalmente organizzate come UNITA’ IMPERIALI CONTINENTALI, geopoliticamente unitarie ed economicamente autarchiche.
Il vétero nazionalismo borghese, nato ideologicamente dal secolo dei cosiddetti “Lumi” e politicamente dalla Rivoluzione Francese del 1789, non solo ha fatto il suo tempo, essendo completamente inadatto ad affrontare le sfide globali del nuovo millennio ma, passato per la fase del colonialismo moderno e dell’imperialismo, sfocia oggi ‘proprio in un internazionalismo funzionale al progetto del Governo Unico mondiale. Esso, ricompattato a forza sotto l’egida dell’Europa Unita del e dal Capitale, si è più volte dimostrato completamente succube di fronte al ricatto mondialista, americano-sionista. L’unico supernazionalismo oggi trionfante su tutti i rivali è quello della talassocrazia USA dominante i mari e i cieli della Terra, santuario strategico inviolabile di quei Poteri forti storicamente ed economicamente caratterizzati da un cosmopolitismo apolide.
IL XX SECOLO
Il nazionalismo che abbiamo conosciuto in questi ultimi due secoli è il frutto della ideologia dei Lumi e della Rivoluzione Francese, forgiato dalla rivoluzione industriale e tecnologica dall’800 in poi, e trasformatosi in imperialismo su tutto il globo, specie da parte delle potenti talassocrazie anglofone e dalla Francia.
Il Ventesimo secolo dell’era cristiana che ci lasciamo alle spalle ha assistito allo scontro sanguinario dei nazionalismi europei in ben due Guerre Mondiali a distanza di una generazione. Una vera e propria “guerra civile europea” che li ha visti tutti soccombenti, tutti sconfitti, anche quelli che sedettero al tavolo dei vincitori a Yalta e a Postdam.
Nel secondo dopoguerra infatti abbiamo assistito al sistematico smantellamento dei rispettivi imperi coloniali europei, favorito dal neo-imperialismo USA, che ad essi si è sostituito in ogni angolo del globo.
La stessa Unione Sovietica, unico rivale credibile nella eterna contrapposizione tra Potenze terresti e marittime, è uscita alfine sconfitta, disintegrata e piegata al volere mondialista alla fine della Terza Guerra Mondiale: “guerra fredda” solo in quello spazio geo-strategico che era l’Europa divisa dei blocchi, ma guerra sanguinaria di conflitti locali, di golpe militari, di blocchi economico-commerciali, guerra ideologico-politica e tecnologico-strategica dappertutto.
Siamo in presenza di un mondo unipolare americanocentrico, articolato e ramificato in un Sistema gerarchizzato e piramidale di rapporti politici subordinati.
Alcune medie potenze sono sottoposte, nelle rispettive aree geopolitiche di appartenenza (Germania per l’Europa, Giappone in Asia, Australia in Oceania) ecc., ad un ruolo di esecutori e guardiani, valvassori e valvassini del nuovo ordine mondiale; anche nella prospettiva di u n passaggio i n atto tra il monocentrismo capitalista americanocentrico ed un policentrismo che favorirà il risorgere di governi di centro-destra, liberal-liberisti, fautori di un neonazionalismo più funzionale alla dominazione capitalista del Mondialismo, al trionfo del suo progetto finale che travalica lo stesso fattore economico materialistico.
In simile prospettiva e ridefinizione di ruoli, il nazionalismo Sette-Ottocentesco non solo non ha più ragion d’essere come fattore di unità, sovranità, indipendenza e liberazione dei popoli, ma in Europa è oggi il più puntuale strumento di asservimento delle rispettive popolazioni al Dominio Planetario Mondialista.
Compito che svolge uniformando, all’esterno come all’interno, legislazioni ed istituzioni agli interessi della superpotenza dominante e del Mercato Globale e conducendo nei rispettivi “domini delegati” una sempre più palese e massiccia opera di repressione e persecuzione di qualsivoglia, anche velata forma di contestazione e non omologazione al modello dominante del Pensiero Unico.
Omologazione alla quale sette, massonerie varie e istituzioni ecclesiastiche offrono il loro apporto ideologico-dottrinario, la sottomissione dei propri seguaci e la benedizione sacramentale.
MONDIALISMO E GLOCALIZZAZIONE
A dispetto di questo quadro sconfortante, non possiamo non notare che sempre più uomini d’élite e popoli, quasi per innato istinto di resistenza e conservazione, tendono a contrapporsi all’omologazione totalitaria del Capitale, al capitalismo nelle sue forme più selvagge ed aberranti, le cui conseguenze disastrose sotto il profilo sociale ed ecologico sono più evidenti di quelle culturali e spirituali, pur sempre presenti.
In particolare, accanto ad un processo di globalizzazione imposto dall’alto tramite istituzioni politiche e religiose, media, lavaggio del cervello o strumenti repressivi tout court, assistiamo ad un istintivo ritorno popolare alla LOCALIZZAZIONE, al recupero delle proprie radici culturali e storiche, alla difesa, anche miope e scomposta, della propria specificità, nonché ad un recupero dell’equilibrio con la natura e il territorio.
La coscienza ECOLOGICA è sempre più diffusa anche se resta soccombente di fronte all’offensiva inarrestabile della tecnologia più devastante e distruttiva (si pensi solo per fare un esempio ai disastri ecologici del petrolio).
Questo processo di revisione e restaurazione dei Valori è stato definito come GLOCALIZZAZIONE, perché unisce rappresenta la sintesi tra un ritorno al particolare e una presa di coscienza della generalità ed interdipendenza dei problemi della Terra intera.
All’inizio del Ventunesimo secolo è oramai evidente, sotto gli occhi di tutti l’equazione: “Progresso” tecnologico, sperimentazione bio-tecnologica, informatica e similari = REGRESSO dell’Uomo nella sua integrità fisica, biologica, mentale, sociale.
La concezione lineare-progressista e progressiva di una Storia e Civiltà dell’Umanità, intesa come unitaria ed unidirezionale, ha fatto il suo tempo. Essa è in piena crisi avendo dimostrato la sua falsità e perversione che rende l’uomo non più libero, cosciente e felice, ma sempre più schiavo, ottuso ed infelice.
La stessa “esplosione demografica” in una parte del pianeta e la denatalità delle società industrializzate non rappresentano che le due facce di una stessa medaglia, i due problemi creati dalla stessa causa: l’ideologia modernista che ha preparato il campo al dominio totale del Capitale sull’Uomo.
Si realizza drammaticamente la previsione del disastro annunciata in TUTTE le Culture Tradizionali, (pre-Visione in quanto Ricordo del già avvenuto in ere passate), basate su una concezione “circolare” della Storia; per esse Rivoluzione è dunque un revolvere, tornando alle Origini, dopo aver attuato una sintesi dialettica delle antitesi.
nell’Armonia generale del Cosmo.
Lungi da catastrofismi apodittici essa è propedeutica alla dottrina delle Tre Liberazioni in quanto ne riconosce la Realtà, la Validità e l’Ineluttabilità, sia sul piano logico che ontologico.
TERRA DEGLI AVI E TERRITORIO DI LOTTA
Per quanto riguarda più specificatamente la Libertà Nazionale quindi, quest’ultima presuppone una ridefinizione della Nazione stessa, della sua natura, della sua origine come dei suoi fini.
Se sul piano più ideale, la formulazione più perfetta è quella che definisce la “Patria il luogo dove si combatte per la propria Idea”, per la Visione del Mondo, sul piano storico essa rappresenta nell’Immaginario Collettivo di una Comunità “la Terra dei Padri”, degli Avi: quella che fu conquistata con la Lotta, fruttificata con il Lavoro, sacralizzata dalla presenza dei Lari, degli Antenati. Infine, sotto l’aspetto politico-programmatico quella nazionale è “Comunità di Destino” nella Storia e nello Spazio geografico, entrambe analizzati e studiati nelle direttive strategiche di lungo periodo dalla GEOPOLITICA.
Il concetto di microcomunità è tornato in auge anche come difesa e contraltare alla dispersione ideale, ideazionale e fisica dell’uomo moderno nel cosidetto “villaggio globale”, informatico e politico, che assomiglia sempre più ad una “jungla planetaria” o, meglio, ad un “deserto” postatomico, esteriore quanto interiore; realizzando ancora una volta la profezia di chi disse che “all’inizio delle Civiltà c’è la foresta, alla sua fine il deserto”!
La sua forma degenerativa è però rappresentata dalla difesa gretta ed egoistica del proprio microcosmo economico-sociale, dal rifiuto di ogni forma di solidarismo nazionale ed internazionale, in un’ottica miope e provincialistica talvolta peggiore dei nazionalismi di vecchio stampo e sempre alla fine autolesionistica.
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