Il debito pubblico macina un nuovo record. Superata la soglia dei 1.600 miliardi oramai da tre mesi, a novembre il debito tocca quota 1.607,7 miliardi, in attesa degli effetti positivi dovuti al tradizionale avanzo di dicembre.
La Banca d’Italia rende note le ultime elaborazioni statistiche dell’ istituto sui conti pubblici. Conferma così il boom delle entrate fiscali (34,9 miliardi in più in un anno) ma fornisce anche il dato annuale sulle spese dello Stato: nel 2006 sono cresciute complessivamente del 2,8%, di 12 miliardi. Ma a ridursi non sono state le spese per beni e servizi, ma quelle destinate agli investimenti ridotte drasticamente del 10%.
Per il debito pubblico italiano il «record» di novembre è il quarto consecutivo. Si tratta di una crescita in termini assoluti e a quello che conta ai fini europei è il rapporto con il Pil. Bisognerà allora attendere sia il dato di dicembre, che solitamente migliora il valore del debito anche in termini assoluti, sia il trend segnato dall’economia nel 2006, un dato sul quale l’Istat toglierà il velo solo domani diffondendo la stima flash del Pil.
Il debito a 1607,7 miliardi segna una crescita del 6,4% rispetto alla fine del 2005, ma solo di uno 0,14% rispetto al mese di ottobre. L’associazione dei consumatori Adusbef ha fatto i conti: il peso del debito pubblico, se viene spalmato sui cittadini italiani, è pari a 27.700 euro a testa, neonati compresi; oltre 110.000 euro per una famiglia di quattro persone. E, visto l’ andamento dei tassi di interesse internazionale, c’è il rischio che possa crescere, come dimostrano i rendimenti dei Bot che ieri hanno sfiorato il 4%.
«Se si vuole arrestare la sua crescita abnorme», sostiene il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti, «occorre un piano quinquennale di riduzione che preveda la vendita dell’oro, delle riserve e del patrimonio immobiliare della Banca d’Italia, che non sono più necessari a garantire la circolazione monetaria».
Dalle statistiche elaborate dall’Ufficio Studi di Via Nazionale arrivano anche i dati di cassa delle amministrazioni pubbliche per tutto il 2006. Per le entrate fiscali si tratta di una conferma. Sono andate a gonfie vele. Le casse dell’erario nel 2006 hanno visto affluire 34,9 miliardi di tributi in più rispetto all’anno precedente, con un incremento del gettito pari al 9,8%. I dati di cassa fermano il gettito 2006 a quota 391,5 miliardi contro i 356,5 miliardi del 2005. Solo a dicembre sono stati incassati 75,3 miliardi, due in più rispetto ai 73,3 miliardi dello stesso mese del 2005.
La spesa pubblica nel 2006 ha tenuto, anche se ha superato, nel complesso, il «vecchio» tetto del 2%. I pagamenti delle amministrazioni pubbliche sono stati pari a 447,6 miliardi, il 2,8% in più dei 435,5 miliardi del 2005. Ma le spese correnti - quelle che servono per pagare i costi fissi come gli stipendi e l’acquisto di beni e servizi - sono cresciute del 4,2%, di 16,5 miliardi. A registrare una contrazione del 10,6% (che vale 4,5 miliardi in meno) sono invece le spese in conto capitale, cioè quelle destinate agli investimenti.
Intanto ieri l’euro è scivola sotto la soglia 1,30 dollari (a 1,2960 dollari contro 1,3008 degli ultimi scambi di venerdì scorso )mentre lo yen avvia il recupero dopo aver toccato il nuovo minimo record contro la moneta europea.




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