Brano tatto da Colpo d'occhio su le condizioni del Regno delle due Sicilie nel 1862, di Francesco Durelli, p. 142.
In uno de’ giorni di marzo è fucilato il contadinello Antonio Colucci, di Bajano, presso Nola (Terra di Lavoro), sol perché trovandosi sopra un castagno a reciderne i rami, preso dallo spavento al vedersi tra la truppa piemontese, che giunge, ed i briganti, che sono poco lungi da lui, fa segno a costoro di fuggire. Interrogato su questo fatto l'inesperto giovanetto risponde sempre: «perché avevo paura di un conflitto, in mezzo del quale mi sarei trovato in percolo». Ciò non ostante, è tradotto nella sua patria per esservi fucilato; ma temendosi che i militi nazionali, i quali ben conoscevano la semplicità della vittima, si rifiutassero alla tragica esecuzione, si estraggono a sorte otto fucilatoti, fra i quali esce un tale che è compare del fanciullo; ed obbligandosi i costui genitori ad esser presenti, si dà il segno; partono gli otto colpi di fucile, che riescono tutti alti dalla mira; la pietà fa tremare le braccia nella esplosione: allora per non prolungare la scena si ordina a 4 soldati della truppa di farsi innanzi, e fatto fuoco, Antonio Colucci rimane ucciso. A scherno ne vien preso il cappello, e calcato sul capo del costernato genitore, per soprassoma è condotto in carcere, dove i suoi dolori fanno tregua, perché divenuto folle, perduto l'intelletto, chiede con affettuosa ilarità alla moglie Rosa che viene a visitarlo, di aver cura della salute del diletto figliuolo, che nel delirio egli crede trovarsi a casa.
Nello stesso mese di marzo sono arrestate nelle Puglie 4 donne, come conniventi de’ briganti: se ne fucilano 3, per effetto del proclama di Fantoni; la 4. essendo incinta e quasi prossima al parto, le si usa il riguardo di attendere il puerperio, e quindi è fucilata.




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