Risultati da 1 a 8 di 8
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    Predefinito Dall'altra parte della strada...gli eredi di Pasquino!

    Riepilogando...
    Manifestare in favore o in ricordo di Giordano Bruno rischia di diventare un elogio implicito dell’arroganza antropocentrica e della rivendicazione di assoluta autonomia dell’uomo da qualsivoglia riferimento ad esso esterno o superiore…il tutto riassunto nel generico concetto di libertà di coscienza.
    Viceversa ciò che maggiormente si dovrebbe combattere oggi è proprio il cambiamento Radicale della "libera coscienza" della gente...più che rivendicarla acriticamente occorrerebbe azzerarla e ricominciare da capo...in via di principio essa va difesa, ma non fino a farne una bandiera assoluta, specie di questi tempi, dove il concetto di libertà è associato all'edonismo ed allo smembramento mono-cellulare della società cui fa da contrappeso un'apparente ed illusoria autonomia di pensiero che cela ottundimento e omologazione.
    ed è proprio a partire dalla libera coscienza, individualista, ineducata, anarchica nel peggior senso di questo termine e dalla strumentalizzazione ideologica che di essa si è fatta, che il conformismo e l'ottusità opprimono le menti del nostro popolo...altro che preti e vaticano...i nemici sono altri ed il libero pensiero sfrenato e senza più altro argine che il proprio tornaconto ne è l'inconsapevole servo.
    Osannare la disobbedienza fine a se stessa è un escamotage giovanilistico pseudo-sessantottina un po’ usato ed abusato...
    Non si tratta di fare un'apologia reazionaria di ordine e disciplina, ma da sempre il nostro mondo si è distinto da tutto il resto per essere legato ad una visione della vita ordinata a schemi superiori, trascendenti, immutabili...gli stessi che Bruno ha rifiutato, vituperato, oltraggiato per tutta la vita, fuggendo di qua e di là per l'Europa facendosi cacciare e scomunicare da ogni "ordine" laico o religioso con cui venisse a contatto...
    fatto che, se da un lato può muovere a simpatia, perchè l'eresia intellettuale può essere anche sintomo di intelligenza, di ricerca, di tensione spirituale, dall'altro non può certo essere assurto ad emulazione ideale... perchè se dall'eresia non si giunge ad una dottrina, ad una sintesi si finisce per perdersi o per impazzire e di certo non si giunge ne si persegue il bene comune.
    chi è incapace di sottomettersi al superiore, di sposare una causa collettiva, di riconoscersi dentro una gerarchia sia essa immanente o trascendente, di sacrificare l'uno per il tutto...potrà anche morire per le proprie idee, ma lo fa perseguendo un “eroismo” arrogante ed egocentrico che, a mio parere, a più a che fare con un delirio di onnipotenza tanto simile al naufragio fatale dell’ Ulisse dantesco che con una lotta ideale in nome della libertà.
    Per questo rendere omaggio ad un tale personaggio appare fuorviante ed inadeguato, non tanto e non solo per il fatto di essere stato bruciato sul rogo dell’inquisizione, fatto esecrabile dal quale è non solo lecito, ma doveroso, prendere le distanze, né tanto meno a causa delle sue idee più o meno ortodosse, più o meno sovversive, ma proprio e soprattutto per il simbolo che esso rappresenta, che non è tanto nella condanna e nella denuncia dei boia o del clericalismo, ma nel concetto, modernista, individualista ed edonista del "libero pensiero"...un concetto massonico ed illuminista da cui derivano molti dei mali di questa nostra epoca...e che include la mancanza assoluta di riferimenti trascendenti, di rispetto gerarchico, di sacrificio impersonale ed esalta l'egocentrismo, il personalismo, l'affermazione superomista del Se contrapposto all’ordinamento sociale.
    che Bruno sia stato o meno tutto questo, o lo sia stato solo in parte, poco importa se quello per cui si va a manifestare non è la sua persona ed il suo pensiero, ma, appunto, il simbolo che è diventato.
    del resto se si prende come base di partenza il fatto che il nostro mondo ( specie le recenti generazioni e non escluso chi scrive!) si è ridotto ad un manipolo di anarco individualisti, fedeli soltanto a se stessi ed alla propria mania di protagonismo, egocentrici, disordinati, disobbedienti...in quest'ottica Giordano Bruno è specchio della nostra realtà ed il rendergli omaggio è un gesto di epitaffica autocelebrazione, un inno alla propria piccolezza, al proprio misero ed immenso IO, ai propri grandi limiti -nascosti sotto altrettanto grande arroganza - per difendere i quali magari saremmo anche disposti a farci bruciare, ma causa dei quali la rivoluzione non la faremo, forse, mai.
    controproposta semiseria...
    È pur vero, tuttavia, che ultimamente il sistema sta minacciando violentemente la libertà del singolo di esprimersi, di ricercare, si speculare, di contestare le pseudo-verità di regime, attraverso un censura tutta ideologica e politica che è un’arma subdola e pericolosa che il grande fratello ci punta dritta al cuore.
    Un richiamo alla libertà di espressione non è quindi affatto priva di senso.
    Ma occorrerebbe centrare ed impostarlo diversamente…a partire da un concetto altro ed alto di libertà, che, parafrasando Gaber, non si esaurisce nell’esporre la propria opinione o nella vanagloria autoreferenziale, ma si completa e si eleva nel bene comune, nella partecipazione.
    Così penso ad esempio al romanissimo Pasquino…
    Stesso quartiere, stesso materiale, lui e Bruno oggi, ed in mezzo solo una strada…ed un mare di differenze.
    Pasquino è un senza-volto, nella cui immagine di pietra si specchiano i volti di tutto un popolo…
    Un senza-nome il cui nome è Roma stessa, è Libertà vera…che non si pasce ne si compiace di se stessa, ma si realizza nel servizio altruistico, che è vero esercizio di autorità e saggezza.
    Un antieroe nazional-popolare, anonimo, come i costruttori di cattedrali e gli opliti spartani, simbolo dell’impersonalità militante, grido collettivo di denuncia, politicamente scorretto, beffardo, goliardico, irriverente, spietato, un grido che è, si espressione dinamica e speculativa di libero pensiero, ma che si spersonalizza e si incarna del mito e nella prassi dell’Azione.
    Di questo tipo di ribellione, di quest’anarchia figlia della purezza ideale e dell’amore per la verità più che della disobbedienza recalcitrante e della boria intellettualistica, di questa libertà che è sintesi e non antitesi, di questo eroismo legionario più che aristocratico, di questo simbolo semplice ed eterno, preferisco sentirmi erede!
    Contromanifestiamo??!!!
    S.

  2. #2
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    E perché no, manifestiamo anche per Pasquino. (Anzi, non dimenticare che per Bruno c'è solo una deposizione di corona...) Proponi una data che vengo.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    E perché no, manifestiamo anche per Pasquino. (Anzi, non dimenticare che per Bruno c'è solo una deposizione di corona...) Proponi una data che vengo.

    io sono solo la mente...per la parte pratica rivolgiti pure al pretoriano, mio braccio ufficiale...
    magari si può deporre una pasquinata in rima sulla storia di libertà...e Libertà!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da durlindana Visualizza Messaggio
    io sono solo la mente...per la parte pratica rivolgiti pure al pretoriano, mio braccio ufficiale...
    magari si può deporre una pasquinata in rima sulla storia di libertà...e Libertà!
    Vedi, avevo ragione allora a sostenere che il clericalismo è matriarcale

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    Vedi, avevo ragione allora a sostenere che il clericalismo è matriarcale
    ...e lunare, ctonio, decadente...ma soprattutto agisce nell'ombra e manovra i fili della contro rivoluzione reazionaria...
    c'hai tanato!

  6. #6
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    L'unica controrivoluzione anticlericale possibile è Pagana, bisogna studiarsi Reghini e Amedeo Rocco Armentano.
    "Son contento quando consumo senza pagare un pò meno quando pago e non consumo"

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da durlindana Visualizza Messaggio
    Riepilogando...

    Manifestare in favore o in ricordo di Giordano Bruno rischia di diventare un elogio implicito dell’arroganza antropocentrica e della rivendicazione di assoluta autonomia dell’uomo da qualsivoglia riferimento ad esso esterno o superiore…il tutto riassunto nel generico concetto di libertà di coscienza.
    Viceversa ciò che maggiormente si dovrebbe combattere oggi è proprio il cambiamento Radicale della "libera coscienza" della gente...più che rivendicarla acriticamente occorrerebbe azzerarla e ricominciare da capo...in via di principio essa va difesa, ma non fino a farne una bandiera assoluta, specie di questi tempi, dove il concetto di libertà è associato all'edonismo ed allo smembramento mono-cellulare della società cui fa da contrappeso un'apparente ed illusoria autonomia di pensiero che cela ottundimento e omologazione.
    ed è proprio a partire dalla libera coscienza, individualista, ineducata, anarchica nel peggior senso di questo termine e dalla strumentalizzazione ideologica che di essa si è fatta, che il conformismo e l'ottusità opprimono le menti del nostro popolo...altro che preti e vaticano...i nemici sono altri ed il libero pensiero sfrenato e senza più altro argine che il proprio tornaconto ne è l'inconsapevole servo.
    Osannare la disobbedienza fine a se stessa è un escamotage giovanilistico pseudo-sessantottina un po’ usato ed abusato...
    Non si tratta di fare un'apologia reazionaria di ordine e disciplina, ma da sempre il nostro mondo si è distinto da tutto il resto per essere legato ad una visione della vita ordinata a schemi superiori, trascendenti, immutabili...gli stessi che Bruno ha rifiutato, vituperato, oltraggiato per tutta la vita, fuggendo di qua e di là per l'Europa facendosi cacciare e scomunicare da ogni "ordine" laico o religioso con cui venisse a contatto...
    fatto che, se da un lato può muovere a simpatia, perchè l'eresia intellettuale può essere anche sintomo di intelligenza, di ricerca, di tensione spirituale, dall'altro non può certo essere assurto ad emulazione ideale... perchè se dall'eresia non si giunge ad una dottrina, ad una sintesi si finisce per perdersi o per impazzire e di certo non si giunge ne si persegue il bene comune.
    chi è incapace di sottomettersi al superiore, di sposare una causa collettiva, di riconoscersi dentro una gerarchia sia essa immanente o trascendente, di sacrificare l'uno per il tutto...potrà anche morire per le proprie idee, ma lo fa perseguendo un “eroismo” arrogante ed egocentrico che, a mio parere, a più a che fare con un delirio di onnipotenza tanto simile al naufragio fatale dell’ Ulisse dantesco che con una lotta ideale in nome della libertà.


    Per questo rendere omaggio ad un tale personaggio appare fuorviante ed inadeguato, non tanto e non solo per il fatto di essere stato bruciato sul rogo dell’inquisizione, fatto esecrabile dal quale è non solo lecito, ma doveroso, prendere le distanze, né tanto meno a causa delle sue idee più o meno ortodosse, più o meno sovversive, ma proprio e soprattutto per il simbolo che esso rappresenta, che non è tanto nella condanna e nella denuncia dei boia o del clericalismo, ma nel concetto, modernista, individualista ed edonista del "libero pensiero"...un concetto massonico ed illuminista da cui derivano molti dei mali di questa nostra epoca...e che include la mancanza assoluta di riferimenti trascendenti, di rispetto gerarchico, di sacrificio impersonale ed esalta l'egocentrismo, il personalismo, l'affermazione superomista del Se contrapposto all’ordinamento sociale.
    che Bruno sia stato o meno tutto questo, o lo sia stato solo in parte, poco importa se quello per cui si va a manifestare non è la sua persona ed il suo pensiero, ma, appunto, il simbolo che è diventato.


    del resto se si prende come base di partenza il fatto che il nostro mondo ( specie le recenti generazioni e non escluso chi scrive!) si è ridotto ad un manipolo di anarco individualisti, fedeli soltanto a se stessi ed alla propria mania di protagonismo, egocentrici, disordinati, disobbedienti...in quest'ottica Giordano Bruno è specchio della nostra realtà ed il rendergli omaggio è un gesto di epitaffica autocelebrazione, un inno alla propria piccolezza, al proprio misero ed immenso IO, ai propri grandi limiti -nascosti sotto altrettanto grande arroganza - per difendere i quali magari saremmo anche disposti a farci bruciare, ma causa dei quali la rivoluzione non la faremo, forse, mai.

    controproposta semiseria...

    È pur vero, tuttavia, che ultimamente il sistema sta minacciando violentemente la libertà del singolo di esprimersi, di ricercare, si speculare, di contestare le pseudo-verità di regime, attraverso un censura tutta ideologica e politica che è un’arma subdola e pericolosa che il grande fratello ci punta dritta al cuore.
    Un richiamo alla libertà di espressione non è quindi affatto priva di senso.
    Ma occorrerebbe centrare ed impostarlo diversamente…a partire da un concetto altro ed alto di libertà, che, parafrasando Gaber, non si esaurisce nell’esporre la propria opinione o nella vanagloria autoreferenziale, ma si completa e si eleva nel bene comune, nella partecipazione.
    Così penso ad esempio al romanissimo Pasquino…
    Stesso quartiere, stesso materiale, lui e Bruno oggi, ed in mezzo solo una strada…ed un mare di differenze.
    Pasquino è un senza-volto, nella cui immagine di pietra si specchiano i volti di tutto un popolo…
    Un senza-nome il cui nome è Roma stessa, è Libertà vera…che non si pasce ne si compiace di se stessa, ma si realizza nel servizio altruistico, che è vero esercizio di autorità e saggezza.
    Un antieroe nazional-popolare, anonimo, come i costruttori di cattedrali e gli opliti spartani, simbolo dell’impersonalità militante, grido collettivo di denuncia, politicamente scorretto, beffardo, goliardico, irriverente, spietato, un grido che è, si espressione dinamica e speculativa di libero pensiero, ma che si spersonalizza e si incarna del mito e nella prassi dell’Azione.
    Di questo tipo di ribellione, di quest’anarchia figlia della purezza ideale e dell’amore per la verità più che della disobbedienza recalcitrante e della boria intellettualistica, di questa libertà che è sintesi e non antitesi, di questo eroismo legionario più che aristocratico, di questo simbolo semplice ed eterno, preferisco sentirmi erede!
    Contromanifestiamo??!!!
    S.
    Quoto!
    NIHIL DIFFICILE VOLENTI

  8. #8
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    Manifestare in favore o in ricordo di Giordano Bruno rischia di diventare un elogio implicito dell’arroganza antropocentrica e della rivendicazione di assoluta autonomia dell’uomo da qualsivoglia riferimento ad esso esterno o superiore…il tutto riassunto nel generico concetto di libertà di coscienza.
    Viceversa ciò che maggiormente si dovrebbe combattere oggi è proprio il cambiamento Radicale della "libera coscienza" della gente...più che rivendicarla acriticamente occorrerebbe azzerarla e ricominciare da capo...in via di principio essa va difesa, ma non fino a farne una bandiera assoluta, specie di questi tempi, dove il concetto di libertà è associato all'edonismo ed allo smembramento mono-cellulare della società cui fa da contrappeso un'apparente ed illusoria autonomia di pensiero che cela ottundimento e omologazione.
    ed è proprio a partire dalla libera coscienza, individualista, ineducata, anarchica nel peggior senso di questo termine e dalla strumentalizzazione ideologica che di essa si è fatta, che il conformismo e l'ottusità opprimono le menti del nostro popolo...altro che preti e vaticano...i nemici sono altri ed il libero pensiero sfrenato e senza più altro argine che il proprio tornaconto ne è l'inconsapevole servo.
    Osannare la disobbedienza fine a se stessa è un escamotage giovanilistico pseudo-sessantottina un po’ usato ed abusato...
    Non si tratta di fare un'apologia reazionaria di ordine e disciplina, ma da sempre il nostro mondo si è distinto da tutto il resto per essere legato ad una visione della vita ordinata a schemi superiori, trascendenti, immutabili...gli stessi che Bruno ha rifiutato, vituperato, oltraggiato per tutta la vita, fuggendo di qua e di là per l'Europa facendosi cacciare e scomunicare da ogni "ordine" laico o religioso con cui venisse a contatto...
    fatto che, se da un lato può muovere a simpatia, perchè l'eresia intellettuale può essere anche sintomo di intelligenza, di ricerca, di tensione spirituale, dall'altro non può certo essere assurto ad emulazione ideale... perchè se dall'eresia non si giunge ad una dottrina, ad una sintesi si finisce per perdersi o per impazzire e di certo non si giunge ne si persegue il bene comune.
    chi è incapace di sottomettersi al superiore, di sposare una causa collettiva, di riconoscersi dentro una gerarchia sia essa immanente o trascendente, di sacrificare l'uno per il tutto...potrà anche morire per le proprie idee, ma lo fa perseguendo un “eroismo” arrogante ed egocentrico che, a mio parere, a più a che fare con un delirio di onnipotenza tanto simile al naufragio fatale dell’ Ulisse dantesco che con una lotta ideale in nome della libertà.


    Per questo rendere omaggio ad un tale personaggio appare fuorviante ed inadeguato, non tanto e non solo per il fatto di essere stato bruciato sul rogo dell’inquisizione, fatto esecrabile dal quale è non solo lecito, ma doveroso, prendere le distanze, né tanto meno a causa delle sue idee più o meno ortodosse, più o meno sovversive, ma proprio e soprattutto per il simbolo che esso rappresenta, che non è tanto nella condanna e nella denuncia dei boia o del clericalismo, ma nel concetto, modernista, individualista ed edonista del "libero pensiero"...un concetto massonico ed illuminista da cui derivano molti dei mali di questa nostra epoca...e che include la mancanza assoluta di riferimenti trascendenti, di rispetto gerarchico, di sacrificio impersonale ed esalta l'egocentrismo, il personalismo, l'affermazione superomista del Se contrapposto all’ordinamento sociale.
    che Bruno sia stato o meno tutto questo, o lo sia stato solo in parte, poco importa se quello per cui si va a manifestare non è la sua persona ed il suo pensiero, ma, appunto, il simbolo che è diventato.


    del resto se si prende come base di partenza il fatto che il nostro mondo ( specie le recenti generazioni e non escluso chi scrive!) si è ridotto ad un manipolo di anarco individualisti, fedeli soltanto a se stessi ed alla propria mania di protagonismo, egocentrici, disordinati, disobbedienti...in quest'ottica Giordano Bruno è specchio della nostra realtà ed il rendergli omaggio è un gesto di epitaffica autocelebrazione, un inno alla propria piccolezza, al proprio misero ed immenso IO, ai propri grandi limiti -nascosti sotto altrettanto grande arroganza - per difendere i quali magari saremmo anche disposti a farci bruciare, ma causa dei quali la rivoluzione non la faremo, forse, mai.

    controproposta semiseria...

    È pur vero, tuttavia, che ultimamente il sistema sta minacciando violentemente la libertà del singolo di esprimersi, di ricercare, si speculare, di contestare le pseudo-verità di regime, attraverso un censura tutta ideologica e politica che è un’arma subdola e pericolosa che il grande fratello ci punta dritta al cuore.
    Un richiamo alla libertà di espressione non è quindi affatto priva di senso.
    Ma occorrerebbe centrare ed impostarlo diversamente…a partire da un concetto altro ed alto di libertà, che, parafrasando Gaber, non si esaurisce nell’esporre la propria opinione o nella vanagloria autoreferenziale, ma si completa e si eleva nel bene comune, nella partecipazione.
    Così penso ad esempio al romanissimo Pasquino…
    Stesso quartiere, stesso materiale, lui e Bruno oggi, ed in mezzo solo una strada…ed un mare di differenze.
    Pasquino è un senza-volto, nella cui immagine di pietra si specchiano i volti di tutto un popolo…
    Un senza-nome il cui nome è Roma stessa, è Libertà vera…che non si pasce ne si compiace di se stessa, ma si realizza nel servizio altruistico, che è vero esercizio di autorità e saggezza.
    Un antieroe nazional-popolare, anonimo, come i costruttori di cattedrali e gli opliti spartani, simbolo dell’impersonalità militante, grido collettivo di denuncia, politicamente scorretto, beffardo, goliardico, irriverente, spietato, un grido che è, si espressione dinamica e speculativa di libero pensiero, ma che si spersonalizza e si incarna del mito e nella prassi dell’Azione.
    Di questo tipo di ribellione, di quest’anarchia figlia della purezza ideale e dell’amore per la verità più che della disobbedienza recalcitrante e della boria intellettualistica, di questa libertà che è sintesi e non antitesi, di questo eroismo legionario più che aristocratico, di questo simbolo semplice ed eterno, preferisco sentirmi erede!
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    S.
    Su.
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

 

 

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