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Discussione: Mishima

  1. #1
    Vittima del kali yuga
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    Il desiderio, è come un fuoco insaziabile. Grazie alla barca della conoscenza certamente varcherai tutto l'oceano del male (b. gità)
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    Predefinito Mishima

    qui potremo inserire brevi stralci delle sue opere

    inizio io:

    YUKIO MISHIMA
    SOLE E ACCIAIO


    In quest’ultimo periodo ho cominciato a percepire in me un accumularsi multiforme assolutamente inesprimibile attraverso un genere artistico oggettivo qual è il romanzo; ma ormai non potrei più divenire un ventenne poeta lirico; e in ogni caso non lo sono mai stato.
    Ho così ideato un genere adatto ad esprimermi, una forma intermedia tra la confessione e la critica; ho scoperto, per così dire, un dominio sottilmente ambiguo, che potrei definire « critica occulta ».E’ il dominio del crepuscolo, ai confini tra la notte della confessione e il giorno della critica: è, proprio come indica l’etimologia, il dominio del « chi è colui? ».1[SaTJD1] Quando dico « io », sento che questo « io » non mi appartiene con esattezza: non tutto di questa parola riconfluisce in me: c’è in essa come una sedimentazione che non mi appartiene e non riconfluisce: forse è proprio ciò che chiamo « io ».
    Mentre meditavo su che cosa fosse un simile « io », non potei non riconoscere che, in realtà, esso coincideva perfettamente con lo spazio fisico da me occupato. Ciò che stavo cercando era un linguaggio del « corpo ». Presupponendo che il mio io fosse una dimora, il mio corpo era l’orto che la circondava. Avrei potuto coltivare con perizia quell’orto, oppure lasciare che fosse invaso dalle erbacce. Ero libero di agire come meglio ritenessi, ma una simile libertà non era tanto facilmente comprensibile: e infatti la maggior parte degli uomini chiama « destino » il giardino della propria casa.
    Un giorno decisi di incominciare a coltivare alacremente il mio orto. Usai sole e acciaio. I raggi implacabili del sole, uniti all’acciaio dell’aratro e della zappa, furono i due elementi principali della mia coltivazione. Così, mentre gli alberi lentamente fruttificavano, il pensiero del corpo giunse ad occupare gran parte delle mie meditazioni.
    Naturalmente un fatto simile non è realizzabile nello spazio di un giorno; e neppure ha inizio senza qualche motivo profondo.
    Quando rifletto attentamente sulla mia infanzia mi accorgo che per me i ricordi legati alle parole risalgono a tempi infinitamente più lontani della memoria carnale. A una persona comune si presenta prima il corpo e poi il linguaggio, mentre a me si manifestarono in primo luogo le parole e in seguito, molto più tardi, con estrema riluttanza, mi apparve il corpo, già in una forma ideale: ed esso era, inutile a dirsi, già corroso dalle parole.
    Prima esiste un pilastro di legno non verniciato, poi giungono le termiti e lo intaccano. Nel mio caso, invece, prima esistevano le termiti, poi apparve a poco a poco il pilastro di legno non verniciato, già per metà divorato.
    Vorrei non essere biasimato se definisco termiti le parole, che sono il mio mestiere. L’essenza artistica delle parole, come l’acido nitrico nell’incisione all’acquaforte, si fonda sul loro effetto corrosivo: componiamo un opera utilizzando la funzione disgregatrice con cui il linguaggio consuma la realtà. Tuttavia questa similitudine non è ancora esatta: paragonando la parola all’acido nitrico e alla sua relazione con il rame nell’incisione, cioè a due elementi omogenei, non si può affermare che essa corrisponda alla realtà come l’acido al metallo. La parola è un mezzo che trasforma in astrazioni la realtà per trasmetterla alla nostra comprensione: nel suo effetto corrosivo sulla realtà è ineluttabilmente insito il pericolo che essa stessa si corroda. Semmai sarebbe più appropriato paragonare la sua azione a quella di un succo gastrico eccedente, che consumasse e digerisse lo stomaco stesso. Molti non riusciranno a credere che una simile esperienza abbia potuto consumarsi già nell’infanzia di un essere umano.
    Ma a me accadde, e fu senza dubbio una tragedia che gettò in me le basi di due tendenze contrastanti. Da un lato la risoluzione a favorire fedelmente l’azione corrosiva del linguaggio e a farne il mio lavoro, dall’altro l’esigenza di entrare in rapporto con la realtà in uno spazio assolutamente non toccato dal linguaggio.
    In un processo, per così dire, naturale, anche quando, ad esempio, si tratti di uno scrittore nato, queste due tendenze non si contrastano , ma anzi armonizzano e, in non pochi casi, conducono al felice risultato di una pratica del linguaggio che produce una riscoperta della realtà. Ma tale riscoperta è possibile a patto che al principio della propria vita egli abbia posseduto una realtà corporea non ancora contaminata dalle parole: bisogna riconoscere che questa è una situazione differente dalla mia.
    L’insegnante di lettere aggrottava le ciglia leggendo le mie fantasiose composizioni, in cui non esisteva alcuna parola che fosse attinente alla realtà. Già da bambino, inconsciamente, presagivo le leggi sottili e pure del linguaggio, e per usarlo in un azione positivamente corrosiva ed evitarne l’effetto negativo..., più semplicemente, per conservare la purezza delle parole, sapevo che c’era un solo mezzo: fuggire, come meglio avessi potuto, in virtù del linguaggio, dall’incontro con la realtà... cioè muovere solo le antenne di una positiva azione corrosiva e camminare in modo tale da evitare di imbattermi nell’oggetto da corrodere...: ecco ciò di cui, presumibilmente, ero consapevole.
    Da un lato, come reazione naturale a questa inclinazione, riconoscevo apertamente l’esistenza della realtà e del corpo solo in uno spazio nel quale le parole fossero totalmente estranee; per me realtà e corpo erano divenuti sinonimi, e oggetto di una sorta di feticismo. Dilatavo inconsciamente, con questo interesse, la curiosità che nutrivo per le parole, e tale feticismo corrispondeva esattamente a quello per il linguaggio.
    Con ogni evidenza nella prima fase mi ero identificato nel linguaggio e consideravo estranei la realtà, il corpo e l’azione.
    certo che i miei pregiudizi riguardanti le parole si erano sviluppati grazie a questa antinomia deliberatamente costruita e contemporaneamente, senza dubbio alcuno, si era in tal modo formato in me un radicato malinteso sulla realtà, sul corpo e sull’azione.
    L’antinomia si fondava sulla premessa di non possedere in origine né il corpo, né la realtà, né l’azione. In effetti all’inizio della mia vita il corpo mi si era presentato con ritardo, e io l’avevo accolto già munito del linguaggio: forse a causa di quella prima tendenza, fin dall’inizio non l’ho riconosciuto come il « mio corpo ». Avrei perduto, riconoscendolo, la purezza del mio linguaggio, sarei stato violentato dalla realtà e non avrei più potuto eluderla.
    [SaTJD1] 1 Gioco di parole tra ta so kare (chi è colui) e tasokare (crepuscolo)-







    da notare il discorso sull'io...

  2. #2
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    Fantastico, Stuart! Yukio Mishima è da sempre il mio scrittore preferito. Mi permetto alcune riflessioni personali, così come mi vengono...

    La tetralogia Il Mare della Fertilita' è un vero capolavoro letterario, intriso di spiritualita' buddista (specie il terzo tomo, Il Tempio dell'Alba). Stessa cosa vale per il romanzo Il Padiglione d'Oro. Tra l'altro pare che Mishima scriva in un giapponese molto difficile, con caratteri spesso arcaici. Una buona traduzione pero' da un senso (almeno a me) della sua grandezza come maestro della narrativa.

    Mishima è una figura monumentale, ma come tutti i grandi è pieno di contraddizioni che lo rendono impossibile da strumentalizzare, da inquadrare comodamente come spesso si cerca di fare (Mishima icona gay? Mishima martire nazionalista? Mishima istrione narciso? Mishima baluardo della tradizione nipponica?...)

    Il passo che hai citato, da Sole e Acciaio ricordo che è cio' che mi ha spinto ad andare in palestra anni fa (!). E' un libro strano, quello, perchè Mishima espone un'idea di 'culturismo' che è ancorata saldamente a valori classici: quelli della Grecia che amava, e quelli del bushido (del Hagakure, il suo libro preferito). Ma allo stesso tempo, il bodybuilding di Mishima è anche chiara espressione delle influenze 'americane' e 'moderniste' nel Giappone anni '60...

    Secondo me i libri piu' belli di Mishima sono Neve di Primavera (primo volume della tetralogia) e The sailor who fell from grace with the sea (il titolo in italiano non lo conosco!). In particolare Neve di Primavera è un libro delicato ma profondissimo, che mi ha trasmesso emozioni come pochi altri.

    Di Mishima, volevo segnalare questa biografia (pare ce ne siano solo 2 in circolazione...):



    E poi il film di Paul Schrader (Mishima: A Life in Four Chapters), che trovo ottimo. Tra l'altro Mishima ha fatto anche l'attore nella sua carriera. Un film in cui è protagonista è Afraid to Die (dove fa una specie di gangster!).

    Segnalo anche qualche link:

    The Yukio Mishima Cyber Museum


    Yukio Mishima: L'uomo, il genio, il samurai

    Speciale Yukio Mishima

  3. #3
    Vittima del kali yuga
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    bene, grazie del contributo. io di suo ho letto manuale spirituale per giovani samurai (il titolo esatto non so se è questo) e l'ho letto tutto tranne le appendici sulla società degli scudi... l'ho trovato molto interessante

  4. #4
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    Da quando ti piace un autore che trovava il concetto di karma poco virile?

  5. #5
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    "E' un'epoca, la nostra, di "uomini graziosi e donne ardite". Dovunque si
    volga lo sguardo, non mancano certo uomini simpatici. Ci circonda lo
    stereotipo dell'uomo gentile, benvoluto da tutti, mai abrasivo. Trabocca
    costui d'adattamento, di compiacenza, ma in fondo è un freddo opportunista.
    E' questo che Hagakure chiama effeminatezza. La bellezza ideale non è fatta
    per essere amata: è bensì la bellezza della forza. Quando invece si cerca di
    essere belli per essere amati, ecco che comincia l'effeminatezza. Si
    adottano cosmetici spirituali. In un'epoca come la presente, allorché
    persino la medicina amara è avvolta nello zucchero, la gente accetta solo
    ciò che è grato al palato e facile da masticare. Il bisogno di opporre
    resistenza agli andazzi dell'età è lo stesso, oggi, come allora. "



    Yukio Mishima

    La via del samurai , Bompiani, Milano, 1996


  6. #6
    Vittima del kali yuga
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    Citazione Originariamente Scritto da Vurdak Visualizza Messaggio
    Da quando ti piace un autore che trovava il concetto di karma poco virile?

    se non dovessero piacermi tutti quelli che non lap ensano esattamente come me, dovrei detestare l'umanità intera

    beh comunque non è fra i miei preferiti, almeno fino ad ora, cioè fino al suo unico libro letto. Mi piace molto di più Junger, fino a ora (cioè 2 libri letti) e Meyrink (altri 2 libri più vari racconti)... però è interessante e del resto ho letto cose incomparabilmente peggiori...
    sul karma, beh, non so, bvisognerebbe vedere il contesto: per come lo iontendono molti, effettivamente diventa una dottrina della rassegnazione, forse si riferiva a quello. Comunque il karma o legge degli enti per usare le parole del gruppo di ur, o azione-reazione, non è una faccenda opinabile, al massimo si può mettere in discussione la visione fatalista che, erroneamente, viene ad esso (al karma) appioppato

  7. #7
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    ottimo stralcio di Mishima, sideros, bravo

  8. #8
    Vittima del kali yuga
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    facciamo così, questo lo lasciamo per Mishima, e i messaggi letterari li sposto e posto il link

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=324723

  9. #9
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    riporto qui alcuni messaggi da me per errore disastrati ()


    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88
    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio

    beh comunque non è fra i miei preferiti, almeno fino ad ora, cioè fino al suo unico libro letto. Mi piace molto di più Junger, fino a ora (cioè 2 libri letti) e Meyrink (altri 2 libri più vari racconti)...
    Il libro che hai letto, se è Sole & Acciaio (o Lezioni Spirituali...), è molto poco rappresentativo di Mishima,

  10. #10
    Vittima del kali yuga
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    magari, se poi Senatore e Chaos volessero copiaincollare l tersto dei loro messaggi e ripostarli, riusciremmo a riprodurre la discussione ()

    comunque
    Citazione Originariamente Scritto da Senatore
    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio
    Mishima era un romanziere, sicuramente piu' di Meyrink e di Juenger - non c'è proprio confronto a livello letterario.
    Perfettamente d'accordo. Anzi Meyrink sul piano letterario talvolta è addirittura scadente.
    Di recente ho letto neve di primavera di Mishima, ci sono delle pagine meravigliose, ma nel complesso mi ha lasciato una sensazione amarognala... qualcosa che ho provato anche leggendo Marai, un'altra penna di magistrale eleganza. Mi sembra che certi valori e principi così nobili e aristocratici siano da questi autori tratteggiati in modo sublime, ma a un livello pramente estetico e virtuositico.
    Ma poi, ci si accorge che i loro libri sono sì splendidi edifici di un sentire forte, ma assmiglino in fondo a castelli si sabbia, destinati a sbriciolarsi, appena si scavi un po' sotto la patina estetista...

 

 
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