il "pogo" il nuovo "sport" alla portata di tutti, basta una specie di pistone con una molla e dei pedali e salti dove vuoi![]()
video:
http://multimedia.repubblica.it/home/557807


il "pogo" il nuovo "sport" alla portata di tutti, basta una specie di pistone con una molla e dei pedali e salti dove vuoi![]()
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Quattro salti a tempo di hard rock
il popolo del "Pogo" invade la rete
Non si può definire uno sport, ma ha tutte le caratteristiche per essere estremo. Per praticarlo bisogna essere ben equipaggiati, a cominciare da casco e guanti. Poi, aver voglia di saltare, fino a sentirsi leggeri come una piuma, e insieme azzardare movimenti acrobatici, scanditi da una colonna musicale decisamente hard-rock. Quindi, cominciare a spostarsi, per le vie della città o nei parchi, scavalcando tutto ciò che capita: scale, recinzioni, panchine, automobili. Ad ogni ostacolo superato l'effetto coreografico è assicurato. Purché si mantenga l'equilibrio, ben saldi sul proprio Pogo stick.
E' l'Extreme Pogo, evoluzione spericolata del saltello con quell'aggeggio simile a un pistone, con una grossa molla e due pedali, sul quale si comincia a giocare da bambini, più o meno all'età in cui si impara a stare in equilibrio. Le origini del Pogo risalgono agli anni '20 del secolo scorso, ma da poco più di un paio d'anni è protagonista di una nuova miscela sportiva che unisce freestyle, acrobazie e salto, a tempo di rock. E che ha affascinato centinaia di ragazzi - rigorosamente sotto i 18 anni - che hanno invaso prima le città e poi il web, da YouTube a MySpace: perché l'Xpogo è bello a farsi, ma soprattutto a vedersi. Tanto che i video amatoriali saranno il veicolo di sfida per il prossimo contest mondiale: la comunità dei 'pogoers' si amplia a macchia d'olio e la rete è l'unico luogo dove tutti possono partecipare.
La seconda giovinezza di questo strano passatempo - oggi vero e proprio sport generazionale- nasce, per caso, nel garage di una villetta della provincia americana: è lì che Dave Armstrong, fondatore e animatore del sito Xpogo. com, cuore pulsante della community dei jumpers, ha rispolverato il Pogo ricevuto in dono in tenera età. Per gioco, ha ripreso a saltarci su ed è rimasto folgorato delle potenzialità di questo strumento, soprattutto in termini di divertimento e adrenalina: maggiore è l'energia che si convoglia sulla molla, più alto sarà il salto. Anzi, il volo.
Dopo un po' di allenamento nel paesaggio urbano, Dave si è spostato sul web per cercare qualcuno che condividesse la sua stessa passione: dall'incontro in rete è nato il primo contest di extreme pogo, il Pogopalooza, che nel 2004 ha riunito i jumpers americani nel Nebraska. Roba amatoriale, erano pochissimi e hanno gareggiato in un anonimo parcheggio. Ma è bastato per lanciare un passaparola che si è diffuso con impressionante rapidità: subito dopo i canguri urbani sono stati avvistati in Russia, India, Francia, Olanda e, naturalmente, in Australia.
Non chiamatelo bizzarro: è uno sport come tanti, metropolitano ma con un'anima bucolica, spassoso e spericolato, smaliziato e disturbante, apparentemente ripetitivo ma in realtà creativo quanto basta per non annoiarsi mai. Attrae i giovanissimi ma in America i medici lo hanno consigliato anche a distinti signori di mezz'età. E' stato un crescendo di popolarità, nata dall'iniziativa di pochi ragazzi che hanno saputo dare un valore a un giocattolo 'per bambini', trasformandolo in un attrezzo sempre più sofisticato e tecnologico, oggetto del desiderio degli adolescenti, praticamente vietato agli adulti.
La popolazione dei 'pogoers', organizzata in 'crew' indipendenti, si riconosce in una cultura vera e propria, con tanto di riti, regole e cerimonie. Basata sul rispetto e, come in tutti gli sport, su una disciplina ben precisa, articolata in quattro fasi: solo alla fine si diventa jumpers 'pro'. Sarà pure divertente, ma non credete che sia facile: ci vogliono costanza, passione e una preparazione fatta di esercizi mirati, suggeriti da una sorta di codice condiviso ma in continuo aggiornamento.
Dubbi sulle figure acrobatiche? Si risolvono sul web, dove ogni movimento è spiegato con dovizia di particolari e scatti fotografici ad hoc, mentre le ultime novità o per consigli personalizzati è meglio rivolgersi alla community via forum o chat: in linea si trova sempre qualcuno disponibile a spiegarci come non rischiare la pelle mentre proviamo il salto del ranocchio, o i segreti per mantenersi in equilibrio dopo un volo di quasi 2 metri. Fino a un risvolto educativo del tutto impensato: "Un vero 'pogoer' - si legge sul sito - deve studiare fisica, chimica e biologia se davvero vuole usare il suo strumento sfruttandone tutte le potenzialità. La scuola non è cool, la conoscenza sì".
(14 febbraio 2007)
http://www.repubblica.it/2006/a/sezi...pogo/pogo.html