Messaggio riservato agli elettori dell’Unione: vi siete battuti per 5 anni contro Bellachioma, le leggi vergogna, le epurazioni bulgare e l’occupazione militare della Rai, e vedete che non cambia nulla? Pensavate di aver visto tutto col vostro governo che, tra un indulto e un inciucio, pone il segreto di Stato sul sequestro Abu Omar tentando di salvare Pollari e la Cia, e col vicepremier Rutelli che accusa i giudici di Milano delle peggiori nefandezze come un Berlusconi qualsiasi?
Tenetevi forte, anzi mettetevi comodi, perché le buone notizie non sono finite ed è meglio riceverle da seduti: nei prossimi giorni saranno completati i nuovi assetti della Rai con la nomina di Giovanni Minoli direttore di Rai2. Poi basta. Il che significa che Rai1 resterà nelle mani di Forza Italia tramite l’apposito Fabrizio Del Noce e che Carlo Freccero non dirigerà una rete nemmeno nei prossimi cinque anni. In compenso Agostino Saccà sarà trionfalmente confermato a Raifiction.
Si intende così premiare i due esecutori materiali del diktat bulgaro: Saccà è colui che nel 2002, da direttore generale, licenziò Biagi con una raccomandata con ricevuta di ritorno e cancellò Santoro e la sua squadra dai palinsesti di Rai2, mentre Del Noce rimpiazzava «Il fatto», nell’ordine: con «Max & Tux», con «La zingara», con «Batti e ribatti» di Pigi Battista e poi di tale Riccardo Berti, infine con Clemente J. Mimun e i pacchi di «Affari tuoi». Quanto alle vittime del diktat, Luttazzi resta fuori dalla porta, Santoro è rientrato dalla finestra solo grazie ai tribunali e Biagi tornerà dall’uscio di servizio: quando fu cacciato era su Rai1 tutti i giorni alle 20.30, ora passa su Rai3 una volta a settimana alle 23. Sabina Guzzanti non pervenuta.
Oliviero Beha, sebbene abbia vinto la causa con l’azienda, idem. In compenso stanno per esser reintegrati al galoppo i mezzibusti di Calciopoli, a cominciare dall’ottimo Fabrizio Maffei. E sono state assunte come dirigenti le assistenti di Petruccioli e Petroni: paghiamo noi, come per la multa da 15 milioni subìta dalla Rai per la nomina dell’abusivo Meocci, e per la multa da 800 mila euro inflitta allo stesso Meocci (subito rimborsato dalla Rai con un’altra nomina illegittima da 800 mila euro l’anno).
Dulcis in fundo, Bruno Vespa conserva quattro sere a settimana, anche perché il consigliere margherito Rizzo Nervo che voleva levargliene una è rimasto solo. E Vespa, sempre bene informato, gli ha mandato a dire che era solo anche nel suo partito, visto che lui (Vespa) a Francesco piace un sacco. Forte di cotanti appoggi, l’altroieri l’insetto ha voluto esagerare. Rai1, in prima serata, ha mandato in onda il film di Roberto Faenza su don Puglisi, il prete antimafia assassinato a Palermo. Bel film, per carità, ma troppo sbilanciato a sfavore della mafia. Come se non bastasse, ieri andava in onda un film su Provenzano.
Bisognava riequilibrare, ristabilendo i sacri princìpi della par condicio e del contraddittorio. L’insetto ha provveduto da par suo, intervallando i due film antimafia con un Porta a Porta ad hoc, ospiti d’onore Giulio Andreotti e Marcello Dell’Utri, cioè gli unici due senatori giudicati mafiosi, rispettivamente, dalla Cassazione (reato commesso fino al 1980, prescrizione) e dal Tribunale di Palermo (reato commesso fino al 2001, condanna in primo grado a 9 anni). Per la verità, a dispetto delle competenze specifiche dei due invitati, la serata non riguardava la mafia, ma un tema più appassionante, almeno per l’insetto: quant’era buono papà Benito. Lui non vi rinuncerebbe per nulla al mondo (salvo sviluppi del processo di Cogne).
Così, dopo il leggendario Porta a Porta con gli eredi Mussolini che piangevano il padre amorevole e il marito esemplare, l’altra sera si parlava dei diari del Duce: la patacca del secolo, che da anni girava l’Europa in cerca di un tonno ma era stata sempre scartata da tutti, dall’Espresso a Topolino a Tiramolla, finchè il sagace Dell’Utri non l’ha presa per buona e l’insetto gli ha subito spalancato gli studi di Rai1.
Naturalmente la Buonanima ci fa un figurone: le agende farsa dimostrano la sua ferrea ostilità a Hitler e alla guerra. Qualche ingenuo domanderà: chi lo costrinse, allora, ad allearsi col Terzo Reich? Dalle ultime scoperte di Guzzanti & Scaramella, pare sia emerso il nome di Prodi. Prossimamente a Porta a Porta.
Marco Travaglio
da l'Unità del 15 febbraio 2007




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