
Originariamente Scritto da
metapolis
Mi sto guardando a piccole dosi per meglio gustarli i documenti della Hobby & Work su Mussolini. Si tratta quasi esclusivamente di cinegiornali d'epoca. Oggi 10 febbraio, alla vigilia dell'anniversario del Concordato, per pura casualità mi sono imbattuto su un evento datato 3 novembre 1941. Mussolini (massone? Sovversivo?) riesumava, dopo novanta anni, le spoglie di Goffredo Mameli sepolte a Mentana e le faceva traslare al Mausoleo del Risorgimento.
Il picchetto d'onore, che fungeva da guardia armata alla traslazione delle spoglie, era rigorosamente in camicia rossa. Tra gli altri un vegliardo che verosimilmente era stato una mascotte dei reparti garibaldini. Il discorso del Duce esaltava la “difesa gloriosa del colle garibaldino ad opera dei volontari della Repubblica Romana”.
Direi che questo taglia la testa al toro rendendo vani gli sforzi intellettuali compiuti, in una certa destra, per negare il senso di continuità che il Fascismo ebbe con il Risorgimento e, in particolare, con il Risorgimento Repubblicano.
La data è importante. Non solo ci troviamo in un momento nel quale il quieto vivere suggerirebbe di non aprire polemiche con il clero (siamo in guerra da un anno e mezzo) ma il Duce è al governo da diciannove anni e dodici e mezzo ne sono trascosri dal Concordato. È evidente e inequivocabile che l'innamoramento risorgimentale e garibaldino non fu, per il Duce, una specie di malattia infantile, di crisi di passaggio alla maturità come vorrebbero far credere i reazionari. Non fu un amore giovanile abbandonato una volta scoperta la “cospirazione massonica e sovversiva contro la chiesa”. Del resto non si spiegherebbe altrimenti la scelta “sociale” della definizione offerta alla Repubblica due anni più tardi da Mussolini, il suo continuo acompagnarsi con Bombacci e la sua speranza di affidare la tradizione della rivoluzione fascista al partito socialista (che non volle né seppe dare seguito al suo intento).
Né si spiegherebbe la mitologia risorgimentale (con tanto di richiami mazziniani) espressa da Pavolini nella creazione del PFR per ordine dello stesso Duce.
Forse sarebbe il caso che la gente la smettesse di violentare la memoria del fascismo e di provare ad adattarlo elasticamente ai propri angusti schemi ideologici e mentali.
Questo vale per tutti. Perché è altresì vero che, rispettando e rivendicando il movimento risorgimentale e il movimento socialista, il Duce volle e seppe, anche, pacificare i sentimenti religiosi degli italiani con il Concordato. Mussolini fu quello che fu: il più grande di tutti e abbassarlo ai nostri pruriti per adattarlo ai nostri pregiudizi ideologici insani e funesti non è cosa saggia né edificante. Men che meno istruttiva.