Che l'affare del nuovo perikolo brigatista è talmente stupido,
che devono averlo imposto gli amerecani,
e si accompagnerebbe con l'avviso ai cittadini amerecani di tenersi lontano da Vicenza,
Bush e non Prodi, la mortadella non è merda.![]()


Che l'affare del nuovo perikolo brigatista è talmente stupido,
che devono averlo imposto gli amerecani,
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Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


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Agar, la sequenza temporale non e' casuale, pensa a chi abbiamo al ministero degli interni, un amico di Craxi.


«Attentati in Italia e altrove» Indagati altri sindacalisti milanesi
Sarebbero una ventina di iscritti Cgil. Molte perquisizioni
MILANO — Oltre ai due delegati Cgil e agli altri sei lavoratori iscritti al medesimo sindacato arrestati all'alba di lunedì scorso durante il blitz contro le Brigate rosse, sono almeno altri venti i sindacalisti appartenenti alla Fiom-Cgil chiamati a difendersi dalle accuse di concorso in associazione sovversiva con finalità di terrorismo, banda armata, e addirittura dall'articolo 280 del Codice penale, ovvero l'attentato per finalità terroristiche commesso contro la vita o l'incolumità di una persona. Per intendersi, il titolo di reato contestato alla brigatista Nadia Lioce e ai suoi compagni che hanno trucidato i giuslavoristi Massimo D'Antona e Marco Biagi. E di questi venti indagati, di cui fino a oggi non si conosceva l'esistenza, almeno quattro o cinque rivestirebbero l'incarico di delegati di fabbrica e sarebbero impegnati proprio in queste ore nelle delicate trattative di rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Gli operai e i sindacalisti sospettati di fare parte delle Brigate rosse, tutti residenti a Milano e dintorni, sono stati buttati giù dal letto lunedì scorso dagli uomini della Digos lombarda coordinati dal sostituto procuratore Ilda Boccassini. Ognuno di loro è stato perquisito, così come sono state perquisite le loro abitazioni e, nel caso, i loro uffici. A tutti è stato consegnato un avviso di garanzia inequivocabile ma alquanto singolare: solitamente chi viene accusato di aver attentato alla vita di una persona per fini eversivi e terroristici non riceve un semplice «avviso», ma un ordine di custodia cautelare. Le prossime ore, forse, chiariranno la questione, ma intanto si accende di nuova la polemica sulla «necessità di un sindacato più vigile rispetto al rischio di infiltrazioni».
Poche le righe nel decreto di perquisizione. Poche e uguali per tutti. Identici gli articoli ipotizzati dall'accusa, il 110 (il concorso), il 306 (la banda armata), il 270 bis (l'associazione eversiva con finalità di terrorismo) e il 280, appunto l'attentato all'incolumità di una persona per finalità terroristiche. E identiche anche le parole che seguono: «...altresì in concorso con persone allo stato non ancora identificate. Commesso in Italia e altrove in epoca antecedente l'aprile 2006». Data la riservatezza del nuovo filone d'inchiesta collegato all'indagine che ha già portato in carcere quindici persone, è impossibile capire quale sia l'attentato cui fa riferimento l'accusa. Si sa solo che gli operai perquisiti lo avrebbero commesso assieme ad altri personaggi ancora senza volto, e che si sarebbe consumato prima dell'aprile 2006. Nella fabbrica metalmeccanica milanese (una delle più importanti del settore) in cui la Digos ha perquisito le stanze utilizzate come ufficio dal delegato Fiom, l'irruzione dei poliziotti in borghese non è passata inosservata, comunque sono stati molti gli operai che hanno ribadito la fiducia al loro rappresentante.
Ieri pomeriggio, intanto, per l'interrogatorio di garanzia sono comparsi davanti al gip Guido Salvini i fratelli Massimiliano e Alessandro Toschi, il 42enne padovano Andrea Scantamburlo e l'universitaria milanese Amarilli Caprio. Nessun proclama, nessuna dichiarazione di prigionia politica. Silenzio strategico per tutti tranne che per Alessandro Toschi, che a proposito dell'accusa di avere partecipato all'attentato contro la sede di Forza Nuova, a Padova, ha giurato che quella sera lui si trovava a casa con la fidanzata.
Biagio Marsiglia
www.corriere.it
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