Roberto non è mai stato condannato per essere un brigatista.
Almeno scrivi le cose correttamente, grazie.
http://www.politicaonline.net/forum/...4&postcount=67
Allego qui una intervista a lui, leggila. E SOPRATTUTTO NON PERMETTERTI MAI PIÙ DI DIRE CHE ERA UN BRIGATISTA, CHIARO?
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Venezia
«Credo di essere uno dei pochi che è rimasto in carcere più di quanto avrebbe dovuto. Perchè ho scontato tutto in carcerazione preventiva e quando, anni dopo, ho chiesto la riabilitazione, mi dissero che mi sarebbe spettato uno sconto per buona condotta. Così ho fatto almeno un anno in più».Roberto Del Bello non ci sta a farsi rinfacciare il proprio passato, visto che ne ha pagato fino in fondo il prezzo. È nel palazzo della Provincia a Venezia, dove fa il consigliere, e replica pacatamente alle notizie di stampa.
Adesso la storia è tornata fuori.
«Ma sono tutte cose risapute, la condanna riguardava un reato associativo, ho anche avuto cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Ma poi ho ottenuto la riabilitazione. Il vero problema mi pare un altro».
Quale?
«È la riemersione, un quarto di secolo dopo l'arresto, vent'anni dopo la condanna, di una storia che riguarda una persona che oggi non è più quella di allora. E non dimentichiamo che la condanna ha riguardato un reato associativo. In Francia non sarei stato condannato».
In che senso?
«Quando uscii dal carcere mi misi a lavorare per mantenermi agli studi. Mi sono laureato due volte. A Padova in Scienze Politiche, con il professor Ferrari Bravo e una tesi su una scuola di pensiero economico francese, i "regolazionisti" che avevano fatto il '68 e poi avevano collaborato con Mitterrand. A Trieste in Giurisprudenza, con una tesi di Diritto Amministrativo sulle società per azioni pubbliche».
Riuscì a trovare lavoro?
«Ho fatto lo spazzino, ho pulito le scale per poter studiare, ho fatto le stagioni per guadagnare qualcosa. Poi ho fatto il supplente alle elementari finchè ho affrontato regolari concorsi per diventare impiegato pubblico».
Che cosa pensa di questa riedizione giornalistica del suo passato?
«Sono cose che danno fastidio, perchè dopo tanti anni sono un'altra persona, sono sposato, ho un figlio. Si insiste tanto sulla riabilitazione di chi viene arrestato. Quando si ha espiato una pena, giustamente o ingiustamente inflitta, una persona dovrebbe potersi lasciare completamente alle spalle quella vicenda».
Lei ritiene di essere stato condannato ingiustamente?
«Io ho sempre negato la mia appartenenza ad una banda armata. E continuerò sempre a farlo. Ma i giudici mi hanno condannato. Io sono stato onesto anche come imputato, non ho avuto nessuno sconto, nessun beneficio di pena, ho difeso solo la mia posizione processuale. Ebbene, ho pagato, ho fatto tutto l'iter per integrarmi. E soprattutto ho fatto politica alla luce del sole».
Infatti ha raggiunto i massimi livelli provinciali, a Venezia, per Rifondazione Comunista.
«Ho continuato a fare attività politica come possono fare tutti i cittadini normali. E l'ho fatto in modo onesto, con disinteresse, al servizio della gente. Inoltre, non c'è stata mai nessuna ombra su possibili connivenze. Ho preso ideologicamente le distanze, ho organizzato convegni per la pace...».
Però il suo passato ritorna...
«Mi vogliono mettere alla gogna per una speculazione politica, scrivendo che sono un "ex terrorista", che annotai i numeri di targhe delle persone o avevo in casa materiale di guerriglia. Ma quella era l'edizione di un rivoluzionario brasiliano che avevo comperato in libreria, come si possono comprare gli scritti di Che Guevara».
Però rimane il fatto che lei, condannato per banda armata, ora è al Viminale.
«Anche su questo c'è qualche confusione. Il sottosegretario Bonato si occupa di finanza degli Enti Locali e soltanto per una tradizione chi si occupa dell'ordinamento degli enti locali fa parte del Ministero dell'Interno. A leggere certi giornali sembra invece che un brigatista si sia insinuato nei posti chiave della sicurezza. Io in quel posto sono stato chiamato per competenze tecniche, le mie lauree e la mia esperienza professionale».
Esiste comunque un diritto di cronaca anche nell'accostamento di fatti tra loro lontani.
«Lo dico pacatamente, senza rancore, ma credo che anche l'Ordine dei Giornalisti dovrebbe fare una riflessione. Ci vuole un preciso limite tra il diritto di cronaca e difesa dell'onore, ovvero della reputazione e dellaprivacy delle persone. Capirei se una cosa fosse accaduta un anno fa, ma qui sono passati 25 anni. Il contesto è cambiato, io sono cambiato. Ecco perchè riparlarne oggi mi pare di una pesantezza inaudita».
Giuseppe Pietrobelli





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