#1 BIG LUCIANO GUSTA FREDDA LA SUA VENDETTA - LA DIFESA DI MOGGI SETACCIA 170.000 CONTATTI TELEFONICI E SCOVA LE TELEFONATE AGLI ARBITRI DEL PRESIDENTE DELL’INTER, DI FACCHETTI E DI GALLIANI #2 UN SITO JUVENTINO PUBBLICA LA TELEFONATA BERGAMO-MORATTI
LE TELEFONATE SFUGGITE... ANZI NO: MORATTI...
Emilio Cambiaghi (aka Dr.Zoidberg) per Juventinovero (www.ju29ro.com)
Ci avevano detto che non esistevano telefonate di dirigenti interisti ai designatori e le dichiarazioni di Paolo Bergamo, che sostenevano l'esatto contrario, erano state bollate come deliri di un uomo disperato.
Ma, come già anticipato, la realtà si sta dimostrando assai diversa. "Volevo chiamarLa io". Così esordisce Massimo Moratti, in una telefonata intercorsa con il designatore, subito dopo Inter-Sampdoria, 3-2, del 9 gennaio 2005, quello della rimonta immortalata da un dvd della Gazzetta dello Sport.
Il numero di telefono quindi ce l'aveva e lo usava, la confidenza con le giacchette nere, pare, anche: "Guardate, proprio bravi" dice il presidente ai guardalinee nel post-partita, talmente bravi che "mi hanno strizzato l'occhio".
Stessi complimenti rivolge a Bertini, arbitro di quella gara: "Sono andato dal ragazzo, che si è comportato benissimo, io pensavo poi che era domenica e riceve sempre le telefonate di chi è contento e di chi non è contento...".
Moratti sapeva quindi dell'usanza di chiamare gli arbitri al termine di ogni match. Aveva un Meani anche l'Inter?
E Bergamo, a contraccambiare l'entusiasmo dell'eccellentissimo interlocutore, si produce in un augurio assai poco cupolistico: "Vediamo di fare dieci risultati, partite utili di fila, eh!".
Uno slancio decisamente singolare, così come singolari sono gli accordi presi per un incontro dal vivo tra i due. Moratti desidera un tête-a-tête e Bergamo, affettuosamente, ricambia:
"Anch'io, perché ci tenevo, per farLe una confidenza".
Ascoltate e, nella vostra mente, provate a sostituire il petroliere con un qualsiasi ex-ferroviere.
Bergamo: Presidente Moratti sono Bergamo..
Moratti: Volevo chiamarLa io per dirle che poi ho visto anche stò ragazzo (Bertini) che si è comportato benissimo durante la partita che poteva finire in un pestaggio ben grave...
Bergamo: Era diventata la più difficile Inter-Sampdoria, hanno lavorato bene anche gli assistenti...
Moratti: L'ho detto a loro alla fine, guardate proprio bravi, perché era già due volte... bravi a beccarli, come cazzo fate voi a beccarli... mi hanno strizzato l'occhio...
Bergamo: Vediamo di fare dieci risultati partite utili di fila, eh!
Moratti: Pensavo di chiamarLa ieri sera perché poi sono andato dal ragazzo (Bertini); dopo che sono andato dal ragazzo, che si è comportato benissimo, io pensavo poi che era domenica e riceve sempre le telefonate di chi è contento e di chi non è contento...
La partita in oggetto è dunque Inter-Sampdoria 3-2 del gennaio 2005.
Con la Samp in vantaggio per 2-0 fino al 38' del secondo tempo, ci saranno 4 minuti di recupero e l'Inter segnerà all'88', al 91', e al 93'.
Bergamo-Moratti, dicembre 2004.
Moratti: E' andata abbastanza bene fino adesso, non c'è stata polemica o casini...
Bergamo: Per fortuna sì, ma si può e si deve fare meglio...
Moratti: Senta, io ci tenevo ad incontrarLa...
Bergamo: Anch'io, perché ci tenevo per farLe una confidenza...
Moratti: Quando Lei aveva un minuto quando passa da Milano...
Bergamo: Lei verrà a Livorno a vedere la gara o la vedrà come?
Moratti: Non lo so, io evito sempre di venire fuori casa...
Bergamo: La settimana successiva...
Moratti: Io sono qua, io sono da quelle parti a Forte eh... sentiamoci un giorno prima del Livorno, se lei ci ha tempo, o due giorni prima...
Bergamo: Ci mancherebbe... io sono a Coverciano che riuniamo gli arbitri...
Moratti: Se vengo su, Lei mi dice ci troviamo qui o...
Proviamo a fare un po' il punto della situazione. La notizia di questi giorni è che, a quanto pare, Paolo Bergamo non era pazzo. L'ex designatore aveva più volte dichiarato che aveva frequenti contatti con tutti i dirigenti di serie A e che si meravigliava che queste telefonate non fossero agli atti.
Ed infatti, come confermato dagli avvocati di Moggi, sono stati rinvenuti centinaia di contatti riconducibili proprio ai rapporti cui faceva riferimento l'ex designatore. La domanda che da più parti si pone, e alla quale finora nessuno ha dato una risposta circostanziata, è perché questa notizia sia uscita solamente adesso, a molti mesi dalla chiusura delle indagini e dai rinvii a giudizio. La questione è molto semplice. L'indagine di Napoli e le relative trascrizioni effettuate dai carabinieri si basano solo su un limitato numero di telefonate.
Come più volte ammesso dal tenente colonnello Auricchio in aula, la Juventus e il suo Direttore Generale Moggi erano i principali obiettivi dell'indagine. Chi ha raccolto il materiale audio ha quindi tralasciato di segnalare come "interessante" tutto quello che si discostava dal filone che stavano seguendo gli investigatori.
Questo atteggiamento degli inquirenti è stato oggetto anche della testimonianza in aula a Napoli del guardalinee Rosario Coppola, il quale denunciò proprio agli uomini di Auricchio di avere avuto pressioni per modificare un referto arbitrale in senso favorevole all'Inter, ottenendo in cambio una lapidaria risposta: "L'Inter non ci interessa!".
Il dubbio che qualcosa fosse stato tralasciato ha quindi convinto le difese di Moggi e i suoi consulenti che bisognava investigare nel "mare magnum" del materiale intercettatorio, composto da oltre 170.000 contatti, e la cui preparazione è costata circa 25.000 euro. Il materiale così ottenuto è stato sezionato per molti mesi dai consulenti, i quali hanno tenuto riservato, giustamente, il risultato del quadro che andava via via formandosi.
Ecco quindi il motivo per cui la notizia è stata diffusa solo in questi giorni. E' ragionevole dunque pensare che nelle prossime settimane, forse nei prossimi mesi, gli esiti di questa attività di analisi possano essere utilizzati nel corso del dibattimento a Napoli, dove, non dimentichiamolo, gli imputati hanno il difficile compito di lottare contro l'infamante accusa di "associazione a delinquere".
Un'accusa pesante, che nell'Italia di oggi è sufficiente per farti indicare come un appestato. Ed infatti molti degli imputati hanno avuto gravi problemi di salute e abbiamo notizia che, lontani dalla ribalta mediatica del mondo del calcio, si sono consumati numerosi drammi familiari.
Ecco perché il silenzio della Gazzetta dello Sport, che in questi giorni sta facendo finta di nulla, stride in maniera atroce con il sensazionalismo colpevolista della stessa testata nel maggio del 2006. Quello stesso sensazionalismo, alla base del "sentimento popolare", fu il fattore decisivo attraverso il quale vennero elargite le condanne dello pseudo-processo sportivo.
Ma tutto ciò non ci meraviglia, soprattutto dopo aver appreso il contenuto dei tabulati agli atti del procedimento, nato dalla querela contro ignoti dell'arbitro De Santis, per la fuga di notizie della primavera del 2006. Tale indagine avrebbe stabilito che il materiale proveniva dall'ufficio di Auricchio, ma che non si può essere certi di quale manina abbia spinto il bottone, per cui è stato tutto archiviato. Sembra che il tenente colonnello Auricchio, tra il 2004 e il 2005, abbia avuto un fitto scambio di telefonate proprio con un giornalista della Gazzetta: Maurizio Galdi.
Ad ogni modo le prime anticipazioni sui contenuti del materiale rinvenuto dai consulenti di Moggi sembrano promettenti. C'è ad esempio una telefonata del 10 gennaio 2005 tra Bergamo e Moratti, in cui il primo comunicherebbe al suo interlocutore di aver scelto Gabriele, reduce da una lunga squalifica, per la partita di Coppa Italia Bologna-Inter e che gli manderà anche due bravi assistenti. Oppure c'è la telefonata del 3 gennaio 2005 tra Bergamo e Facchetti, con il designatore che invita a cena il dirigente nerazzurro, facendogli presente che avrebbe piacere di vederlo per fare due chiacchiere. Su cosa?
Ed inoltre cosa hanno da dirsi Galliani e Bergamo tra il 28 aprile e il 7 maggio, proprio alla vigilia di Milan-Juventus vinta dai bianconeri per 1-0 e decisiva per lo scudetto?
Chiediamo ai nostri lettori di continuare a seguirci. Per capire cosa potrebbe succedere prendiamo in prestito proprio le parole di Ruggero Palombo, il gran cerimoniere che sulla Gazzetta dello Sport diede il via allo scandalo del 2006: "Il quesito è il seguente: che cosa potrebbe accadere se invece, magari a campionato concluso, nella quiete che precede la grande kermesse dei Mondiali, spuntassero fuori dei bei fascicoloni che ci raccontano di questa e quella telefonata, di come il calcio viveva la sua quotidianità, non il secolo scorso ma appena un anno fa? Sia chiaro, non si tratta necessariamente di scoperchiare chissà quale pentola maleodorante, di scoprire veri e propri reati sportivi.
DERBY INTER MILAN
Uno «spaccato» di un certo modo di vivere il calcio tra prestigiosi addetti ai lavori potrebbe anche bastare (e avanzare) per rendere la prossima estate, destinata a essere priva dei tradizionali gialli finanziari relativi alle iscrizioni ai campionati, comunque rovente. Fantacalcio? Nel dubbio, suggeriamo alla Federcalcio e al Coni di attrezzarsi per ogni evenienza. Sarebbe infatti disdicevole scoprire che tutti sapevano tutto. E che nessuno s' era mosso (oltre il minimo indispensabile), nella speranza che certe marachelle restassero chiuse nei cassetti di qualche Procura. In talune circostanze, spalancare le finestre può essere molto più utile che ostinarsi a tenerle serrate. Ps. Avviso ai naviganti. D' ora in avanti, al posto dei subdoli cellulari, si suggerisce il ritorno ai vecchi e cari pizzini."
2 - MORATTI: "NON TEMO LE INTERCETTAZIONI"
Luca Ubaldeschi per "La Stampa"
«E' incredibile. Di più, è ridicolo». Massimo Moratti non alza il tono di voce. Anzi, accenna un sorriso, che non basta però a mascherare l'amarezza per il riemergere di un argomento - Calciopoli - che in casa Inter viene considerato una storia da non dimenticare, certo, ma da lasciar giacere negli archivi del calcio.
Ecco invece rimbalzare le notizie dal processo napoletano su Calciopoli, gli annunci dell'avvocato Prioreschi, difensore di Luciano Moggi, su tante telefonate all'ex designatore arbitrale Paolo Bergamo non trascritte dagli investigatori. Fra le quali ci sarebbero anche colloqui con Massimo Moratti e lo scomparso Giacinto Facchetti. «Che tristezza», commenta il presidente nerazzurro, «forse non si rendono conto di quello che è successo veramente».
Al patron nerazzurro non interessa sottolineare che si parli di un pugno di telefonate in un mare di 171 mila intercettazioni. E neppure che a chiamare - a quanto sembra - fosse l'allora designatore. No, la sua è un'obiezione di fondo. «Guardi - si sfoga - è davvero roba da matti, una cosa incredibile, glielo dico sinceramente. Il punto che va chiarito è uno soltanto: so come ci siamo sempre comportati noi dell'Inter e ho letto come invece si comportavano gli altri. E' tutto lì. La differenza è evidente, è emersa negli anni scorsi e non c'è altro da aggiungere».
3 - ALEX RIVUOLE I TITOLI
Jacopo D'Orsi per "La Stampa"
Da una parte il vigile silenzio della Juve società, dall'altra le parole della squadra (Del Piero) e l'ansia di milioni di tifosi: e se Calciopoli non fosse finita quattro anni fa, con la retrocessione in B e la rimozione della Triade (ad eccezione di Bettega, rientrato a fine dicembre nelle vesti di vice-dg) dalle stanze del potere? «Questo è un argomento ampio, per noi è una ferita ancora aperta - ha detto ieri il capitano alla tv del club -: mi auguro che gli scudetti che ci sono stati tolti vengano riconosciuti a livello globale e non solo perché li sentiamo nostri. Fermo restando che nella mia carriera porto con orgoglio l'anno di serie B». Le sue sono frasi tutt'altro che casuali. Anche perché subito dopo ha aggiunto: «Nell'ultimo mese si stanno susseguendo articoli e dichiarazioni che fanno pensare a qualcosa di diverso dalla sentenza, anche se per il momento bisogna attenersi ai fatti».
Del Piero si riferisce evidentemente alle nuove intercettazioni di cui ha parlato Maurilio Prioreschi, avvocato di Moggi al processo di Napoli. Riguarderebbero colloqui tra i due designatori arbitrali dell'epoca (stagione 2004/05), Bergamo e Pairetto, e i massimi dirigenti - tra gli altri - di Inter e Milan: Moratti, il compianto Facchetti, Galliani. «Non escludo che i racconti che si facevano Moggi e Bergamo siano roba da educande rispetto a ciò che pensiamo di trovare nelle conversazioni non ancora ascoltate», ha promesso Prioreschi, alle prese con 171 mila telefonate da studiare. «Ma qualcosa di interessante già c'è, ne divulgheremo i contenuti a tempo debito, forse già nella prossima udienza».
«Aspettiamo di vedere», dice dal canto suo il pm Narducci. Musica per le orecchie del popolo bianconero, che al netto del desiderio di vendetta nei confronti dell'Inter s'è scatenato (anche) sul web nella speranza di vedere riscritta la storia. Su vecchiasignora.com, una delle community più numerose, è comparsa pure una petizione, votatissima: «Noi tifosi - vi si legge - chiediamo a proprietà e dirigenza di prendere posizione in merito agli sviluppi del processo di Calciopoli, nonché di richiedere la revisione del processo sportivo qualora venissero confermati i nuovi elementi di prova che contravvengono il sistema accusatorio che ci ha visti condannati alla retrocessione in B, alla revoca di due scudetti e a consistenti perdite economiche e di immagine».
Per il momento, i vertici bianconeri attendono che vengano scoperte le carte, e non potrebbe essere altrimenti. Nessun commento, nessuna mossa. Almeno fino alla prossima udienza di martedì 13 aprile: le cose cambierebbero se dovessero emergere prove concrete del coinvolgimento di altre società all'interno del cosiddetto sistema-Moggi. Nell'attesa, ci pensa Del Piero a solleticare l'appetito della tribù. L'uomo che in bianconero ha giocato (626 presenze) e segnato (271 gol) più di tutti rivendica, come ha sempre fatto, i due scudetti confiscati dalla giustizia sportiva (revocato e non assegnato quello del 2004/05, perso per retrocessione all'ultimo posto e assegnato all'Inter quello del 2005/06), ma per la prima volta si basa su elementi, sia pure tutti da verificare, che per sua stessa ammissione «fanno pensare a qualcosa di diverso». Il salto di qualità riassume benissimo l'ansia e le speranze dell'universo bianconero. Per la prima volta si va oltre a quel «li abbiamo vinti sul campo» già sentito anche di recente da parte di quasi tutti i protagonisti, da Capello («Dicano quello che vogliono, ma sono nostri: io non ho visto tutti questi favori»), Cannavaro («Ho gioito per loro, nessuno me li toglierà»), Buffon, Emerson e tanti altri.
Perfino da chi, come Vieira e Ibrahimovic, saltò il fosso verso l'Inter a macerie ancora calde. Lo stesso presidente Blanc, prima che la stagione prendesse una piega disastrosa, aveva parlato di «terza stella» come obiettivo («Se vincessimo il campionato gli scudetti diventerebbero 30»), rimediando un esposto alla procura federale del Coni. Del Piero ora spera di avere un motivo più forte per richiedere quei titoli, «anche a livello globale», cioè ufficialmente, dalla Figc, dopo un'eventuale revisione del processo sportivo che portò alla B. In pratica si tratta di un «restituiteceli»: solo sussurrato dal capitano, ma fa rumore.




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