DS:LA SFIDA DI MUSSI A FASSINO
ROMA - Scintille nei Ds. La sinistra minaccia la scissione se al congresso di primavera dovesse passare la linea di Piero Fassino sul Partito democratico e Fabio Mussi attacca frontalmente il segretario: Achille Occhetto, ricorda, lasciò con il 16%, oggi la Quercia è al 17 ed è diventato un partito marginale.
La maggioranza reagisce e il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca chiede a Mussi più rispetto, ricordando che dopo il voto del 2001 i Ds hanno vinto tutte le elezioni e il merito principale è del segretario e del gruppo dirigente. La maggioranza fassiniana e la sinistra interna sono dunque ai ferri corti e nel partito c'é chi fa notare che ormai la minoranza è già con un piede fuori.
E ad ascoltare Mussi questa mattina l'impressione è questa. Il ministro dell'Università presenta al Teatro Valle la seconda mozione che alle assise si opporrà a quella di Fassino e carica i suoi: "Noi andiamo al congresso per vincerlo e questo vuol dire ottenere la forza sufficiente per fermare il treno del Pd. Ce la possiamo fare".
Cesare Salvi, in platea, applaude. Ciò che colpisce maggiormente è la durezza dei toni dell'attacco al segretario: "Piero bada, noi non verremo dietro per forza. Ti metto in guardia, l'adesione a un nuovo partito è libera. Il bravo giocatore di scacchi deve prevedere anche le 4 o 5 mosse successive, altrimenti rischia di perdere la partita".
Il ministro, insomma, mette sul piatto della battaglia congressuale la minaccia della scissione e lancia l'ipotesi di una riunificazione della sinistra italiana in un soggetto di sinistra e socialista. Poi l'affondo più duro: "Nel '94 Occhetto fece le valigie e anche in fretta, per aver ottenuto poco piu' del 16%. Noi siamo qui a celebrare i risultati di un segretario che ci ha portato al 17...".
Migliavacca, fassiniano di ferro, non ci sta: "La trasformazione dell'Ulivo in un soggetto democratico e riformista risponde all'esigenza di dare all'Italia quella forza riformatrice di cui ha bisogno. Le proposte di Mussi non vanno oltre un aggiustamento del quadro esistente". Quindi lo scudo a Fassino: "Occorre maggiore rispetto per il lavoro di questi anni. Un lavoro che dopo la sconfitta del 2001 ha visto i Ds vincere tutte le competizioni elettorali. Merito di tanti, ma anche e in primo luogo del segretario e del gruppo dirigente".
I rapporti interni sembrano dunque molto logorati. Anche se l'analisi di alcuni membri della segreteria vicini a Fassino non é così allarmata: in sostanza, sostengono, Mussi si agita perché è in difficoltà, vede che nel territorio la sua mozione non raccoglie consensi e dunque, siccome è debole, alza i toni e gioca la carta della drammatizzazione.
La polemica per ora resta piuttosto accesa, se in serata Carlo Leoni, vicepresidente della Camera e dirigente della sinistra interna, si occupa di rispondere a Migliavacca: "Non é questione di 'rispetto' tra noi, ma di dissenso politico. Rispetto al quale l'attuale gruppo dirigente dovrebbe mostrare più attenzione e più disponibilità al dialogo". Un dissenso che porta le minoranze Ds a guardarsi intorno. Oggi al Teatro Valle c'era, come ospite, Peppino Caldarola, anche lui contrario al Pd. Che ha ricordato come in questo momento in Italia ci sia spazio per un confronto tra le diverse forze ed aree socialiste.
ANSA




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