



Prodi e D'alema sono autocaduti seguendo la loro stupida linea di intransigenza con il proprio popolo, ricordiamocelo bene.
Un governo di centrosinistra avrebbe dovuto tener conto dei malumori della propria base sociale.
D'Alema sapeva che oggi non avrebbe mai e poi mai chiudere il discorso di vicenza, anche per puro tatticismo. Hanno voluto lo scontro con la loro stessa gente. Ora come ora niente lega più una maggioranza la quale non stava diponendo di nessuna politca alternativa.
Concordo sul fatto che con le STESSE politiche, ci sarebbe stato un conflitto sociale senza precedenti. Meglio questa situazione che vendersi al potere del capitale. Oltre tutto senza margini di compromesso. L'abbiamo visto. Per le briciole possiamo ottenerle molto più con le lotte.
Emanuele


allora le considerazioni sono tanti..
intanto solidarietà ai compagni (loro se lo meritano quest'appellativo) che non hanno apposggiato il governo in questa politica berlusconiana 2
una cosa non capisco.. perchè il pdci si è astenuto??? e non ha votato no?? non sarebbe stata la stessa cosa??
ora si fanno due considerazioni dal mio punto di vista.. il governo è caduto (non si sa ancora sicuramente con qualche infognata domani staranno ancora la)...
da una parte sono felice dall'altra no
sono felice perchè è caduto l'ennesimo governo berlusconi e dei padroni guerrafondai e mi fa un piacere immenso....
dall'altra mi dispiace perchè piu tempo stavano al governo questi ipocriti e poi gente passava con noi perchè notava l'ipocrisia ora invece se dovesse andare al governo il nano tutti farebbero i finti comunisti di nuovo e quindi si torna nell'ipocrisia piu totale..




Con la caduta di prodi non cambierà assolutamente niente. Come del resto niente era cambiato con il suo governo. Credo che i sinceri militanti comunisti che ancora stanno nei partiti pacifinti (prc, pdci) dovrebbero approfittare dell'occasione per rompere con prodi, d'alema, padoa schioppa, mastella, dini, amato, rutelli, di pietro, bobo craxi, pannella, bonino, e tornare all'opposizone per costruire un polo autonomo di classe che stia dalla parte dei lavoratori senza tradire.
ma quali non violenti, ma quali pacifisti, siete solo servi degli imperialisti


san martino campanaro
suoni tu,suoni tu...


suona le campane suona le campane
din don dan din don dan
Dal Manifesto, un resoconto molto bello
Due voti che sembravano sicuri
Al senato si astengono Andreotti e Pininfarina. Non votano Turigliatto e Rossi. Ed è caccia al colpevole
Andrea Fabozzi
Mattina presto, finisce il suo intervento D'Alema, nell'aula del senato si alza Giulio Andreotti, come sempre il primo ad intervenire. Raccomanda di non dimenticare l'Ocse e i giovani islamici laureati in Italia. Insomma parla d'altro. Sembra un po' fiacco il senatore a vita, fuori dai giochi. Sembra.
Intanto Prodi sorride nella sala stampa di palazzo Chigi: «Era ora, questa bella iniziativa di Francesco ci accompagnerà nei vertici internazionali». Parla di Rutelli, che è lì al suo fianco, e di un altro genere di iniziativa: la presentazione del «logo Italia» che il governo ha deciso di lanciare proprio adesso. Il governo.
D'Alema intanto ha fatto il suo capolavoro. Il discorso sulla politica estera gli è venuto proprio bene. Dei sette dissidenti che c'erano al mattino non ne ha convinto nemmeno uno, ma cinque voteranno comunque a favore del governo il che è abbastanza. Sarebbe abbastanza se non ci fossero sorprese dai senatori a vita. Gli ex dissidenti si iscrivono a parlare uno dopo l'altro. Giannini e Grassi del Prc, poi Bulgarelli dei Verdi («è l'ultima volta che mi piego...»), poi Franca Rame che imbarazza il presidente di turno: «Posso fare adesso la dichiarazione di voto o la faccio più tardi?». «Più tardi, prego», risponde Gavino Angius. Stanno zitti solo il trozkista Turigliatto e l'ex Pdci Rossi.
Il ministro: sono molto onorato
Accanto a D'Alema c'è Livia Turco non perché è dalemiana, lo è, ma perché è senatrice e non può mancare. Poi arriva anche Mastella, l'altro ministro senatore. Si ferma a parlare del caso Abu Omar, dei Dico, tutte cose che sembrano importanti. Andreotti apprezza il riferimento di D'Alema alla continuità della politica estera. Alle dodici e trenta arriva Rita Levi Montalcini, con troppo anticipo, mancano più di due ore al voto. Cossiga ha già detto che vota contro «per coerenza alla mia storia atlantica». Ciampi lo aspettano. Colombo è sicuro. Scalfaro ha la febbre. Pininfarina l'ha preso in carico Fassino. Questo lo raccontano tutti: la risolvono tra torinesi. Il vecchio confindustriale non è mai venuto a votare ma stavolta deve un favore al segretario Ds. Il liberale Zanone è tranquillo. Andreotti c'è.
E' mercoledì delle ceneri. Turigliatto annuncia che si dimette. Bulgarelli che si sospende dal partito. D'Alema comincia così la sua replica: «Il voto di oggi si presenta un po' strano. Confliggono due mozioni che approvano entrambe la politica estera del governo. Sono molto onorato. Il senato gareggia su come sostenere il governo, diciamo». Ha deciso qual è l'insidia principale: la mozione di Calderoli che approva la politica estera del governo e la sua continuità con quella di Berlusconi. Non vuole sorprese a sinistra, si volta da quella parte e assicura che il governo ascolterà le preoccupazioni dei cittadini di Vicenza. «Si aprirà un dialogo, ne terremo conto». Poi si volta a destra, torna D'Alema: «Chi vuole votare contro la politica estera del governo lo faccia apertamente». Ma «non dica che è in continuità con quella del centrodestra perché non è vero». Dice «discontinuità» e guarda a destra. Al centro, ai senatori a vita, non guarda mai.
Pinin Farina si siede a destra
De Gregorio nella notte ha cambiato idea e voterà contro il governo. Arriva Anna Finocchiaro, la presidente del gruppone dell'Ulivo. Vestita di viola, che in qualche caso porta fortuna. Arrivano le telefonate di Fini e Berlusconi, Calderoli ritira la sua mozione. Follini e l'Udc comunicano che si asterranno. Al senato vale voto contrario, ma insomma è un segnale. Finocchiaro attacca anche lei: «Forse non posso competere in creatività con Calderoli, ma - dice alla destra - non dubitate della mia perfidia». Arriva Ciampi, sollievo a sinistra. Ma arriva anche Pininfarina, i senatori dell'Unione lo accarezzano con gli occhi ma lui non li guarda, gira dall'altra parte e va a sedersi proprio sopra Andreotti, tra due senatori di Forza Italia, Cingolani e Scarabosio. Zanone cerca di avvicinarsi, Cingolani e Scarabosio lo allontanano agitando rassegne stampa. Qualcuno pensa a Fassino. Finocchiaro si guarda intorno, Russo Spena fa i conti su un foglietto, poi si alza e punta Chiti al banco del governo. Non porta buone notizie. D'Alema fa la faccia a palloncino. Mastella sale da Marini, Marini dà la parola al senatore Rossi che conferma: «Non partecipo al voto». Turigliatto è già fuori dall'aula.
Tutti contro Rossi: vota, stronzo
Si vota. Si accendono le luci verdi dei sì, le rosse dei no, poi quelle gialle degli astenuti. Sono troppe: 24. Finocchiaro è la prima a capire. Si gira, fa due passi e urla in faccia a Rossi: «Vota». Cossutta, che siede lì accanto, non sembra Cossutta: «Devi votare», grida due volte. «Irresponsabile». E batte il pugno sul tavolo. Passano secondi inutili, Marini non chiude la votazione. «Stronzo vota», «venduto vota», tutti i senatori dell'Ulivo sono girati verso Rossi. Lui impassibile incrocia le braccia. La tesserina per votare abbandonata sul banco. Marini non chiude ancora. Zanone ci riprova con Pininfarina: «Che fai? Cambia voto». Le sue guardie del corpo iniziano a lanciare fogli. Arrivano i commessi. Andreotti non lo tocca nessuno. Rossi non cede. Sarebbe comunque inutile. Anche con il voto suo e di Turigliatto il governo sarebbe andato sotto. Marini finalmente chiude e annuncia: «319 presenti, 318 votanti, maggioranza 160, a favore 158, contrari 136, astenuti 24». Mozione respinta. «Stronzo sei contento?»,strilla Manuela Palermi. «Coglione, adesso la gente capirà quello che sei veramente», si incazza un senatore diessino che evidentemente lo conosce bene. Rossi per un po' non si muove. Poi fa la cartella e se ne va, la tesserina sta per dimenticarla sul banco. Marini scampanella. D'Onofrio si prende la parola per precisare che l'Udc non si è astenuto per distinguersi dal centrodestra ma era un modo per far cadere Prodi. Sia chiaro. Finocchiaro si riguarda il tabellone. Calderoli riceve i complimenti. Russo Spena l'aveva detto. Un senatore fa persino coraggio a Rossi, che scende le scale tra gli insulti. Insultano anche De Gregorio. D'Alema si alza, Livia Turco lo guarda triste. Il centrodestra è tutto in piedi. Ballano e gridano: «Dimissioni, dimissioni, dimissioni». Volano rassegne stampa, copie delle mozioni, pagine di giornali con gli ultimatum di D'Alema. Andreotti scivola via. Nessuno lo vede. Nessuno lo ferma.

