Prodi: «Stessa maggioranza o si va a casa»
L'ira del premier dopo il voto del Senato.
Romano Prodi davvero non se lo aspettava quello che sarebbe successo al Senato. Nessuno nel governo, del resto, se lo aspettava. E, a quello che raccontano, la reazione del premier è stata durissima. Dopo lo 'scivolone a palazzo Madama ha convocato subito un vertice a Palazzo Chigi con
vicepremier, ministri, leader di partito e, dicono, il premier ne ha avute davvero per tutti.
Furibondo con la sinistra radicale («Sì, Prodi era molto, molto arrabbiato con noi», racconta Gennaro Migliore), ma, a quanto pare, il presidente del Consiglio si sarebbe sfogato anche sulla decisione di Massimo D'Alema di 'drammatizzare' il voto al Senato con l'ultimatum da Ibiza e con alcune frasi pronunciate oggi in aula, con cui il vicepremier ha 'sfidato' gli alleati.
Di qui la decisione del premier di andare al Quirinale, aprire formalmente la crisi presentando le dimissioni. «Sono irrevocabili», ha scandito il premier di fronte agli esponenti della sinistra radicale che lo hanno pregato di tirare un attimo il freno, di non dimettersi e trovare una soluzione per andare avanti. In serata è uscita anche una nota ufficiale del Prc in cui si chiede a Prodi «di non interrompere la sua azione».
A quanto trapela nelle ricostruzioni della convulsa giornata di oggi, sembra che anche il Quirinale abbia tentato una 'moral suasion' su Prodi per invitarlo a non presentare la dimissioni. Notizia confermata da più fonti del governo, ma il presidente del Consiglio si è mostrato convinto ad andare fino in fondo, con la più ferma posizione di non accettare alcun tipo di alternativa all'attuale maggioranza, la stessa che con un programma condiviso ha vinto le elezioni lo scorso anno. Unica alternativa è andare di nuovo alle urne. E così ha fatto formalizzando la decisione di andare al Quirinale dimissionario durante il Cdm.
21 febbraio 2007




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