Roma. Interpellato dal Foglio, Cesare Salvi proclama senza versare una lacrima la morte del disegno di legge sui Dico da lui bocciato in commissione Giustizia al Senato: “Una legge sgrammaticata che avrebbe provocato chissà quanti ricorsi sulla registrazione delle coppie tramite raccomandata postale. E avrebbe costretto i giudici a indagare sul reale vincolo affettivo dei conviventi”.
Oltretutto per Salvi “il provvedimento non avrebbe mai avuto una maggioranza numerica necessaria per essere approvato”.
Le ministre firmatarie, Barbara Pollastrini e Rosy Bindi, se ne facciano una ragione. Perché il presidente Salvi non ha alcuna intenzione di recuperare quel ddl:
“L’ha detto anche Romano Prodi, il governo ha esaurito la propria funzione, ora la parola passa al Parlamento. Che poi è l’unico modo per ottenere ascolto dall’opposizione: anch’io al posto di Gianfranco Fini, pur favorevole ai Dico, avrei risposto di no a un’iniziativa firmata dall’esecutivo”.
In ogni modo le proposte di legge sulla regolarizzazione delle coppie di fatto giacenti in commissione non mancano, sono una decina. Ma vanno dall’idea di sottoporre la pratica alla disciplina dei contratti prevista dal codice civile (Alfredo Biondi di Forza Italia) a quella di assimilare i contratti dei conviventi ai rapporti tra coniugi (Luigi Malabarba di Rifondazione comunista).
Su questo punto Salvi si autocostringe a subordinare le ragioni di parte – “sono un socialista libertario, le lascio immaginare in quale direzione mi muoverei” – e si attiene invece al ruolo arbitrale che gli è assegnato dalla Camera alta:
“Posto che la mia opinione non rileva, mi aspetto una soluzione parlamentare condivisa per una legge che proceda come tutte le altre”. Cioè senza fretta. “Avanti con giudizio come per il provvedimento sulle intercettazioni: nella prima stesura gridava vendetta al cospetto di nostro signore, poi è stato responsabilmente approvato con l’avallo di Berlusconi, anche se resta una ciofeca e verrà probabilmente dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale”.
Salvi individua un perimetro decisivo nell’articolo 29 della Costituzione.
E a modo suo rassicura i cattolici come la Bindi, ma perfino Paola Binetti:
“La Carta non dice che non può esserci nessun riconoscimento delle convivenze eppure, come scrivono i costituzionalisti cattolici nel loro documento pubblicato da Avvenire, riconosce uno statuto privilegiato alla famiglia fondata sul matrimonio”. Conseguenza:
“Quand’anche fossi favorevole a un’equiparazione piena, simile a quella vigente in alcuni paesi europei, so che la Consulta direbbe no a ogni forma di similfamiglia”.
Il che non invalida la necessità di trovare forme di tutela per le convivenze. Stabilito il metodo, Salvi non rinnega il “giusto tentativo di cercare una soluzione-ponte che tenga conto dei rilievi della chiesa”.
Anzi ricorda che “la chiesa ragiona da due millenni su certi temi ed è utile ascoltarla, purché lei sia diposta ad ascoltare noi laici”. Più in generale: “Credo che la ricerca di maggiore libertà sia in sé sempre positiva, ma bisogna tener conto d’una tendenza globale, dell’attuale relativismo che sconfina nel nichilismo e genera risposte religiose di tipo fondamentalista.
La cultura laica s’è illusa di poter archiviare tale questione”.
Bella l’idea di Bertinotti, ma con un ma
A questo punto Salvi accetta di scendere dalla presidenza della commissione per ritornare il senatore della sinistra diessina.
E si difende, ma con il sorriso, dall’accusa di fare i capricci sui Dico per tenere sotto pressione la maggioranza diessina in vista del congresso primaverile che inaugurerà i lavori del nascituro Partito democratico.
Il quotidiano della Margherita, Europa, chiede a Salvi di non fare il cinico. Risposta:
“Che sciocchini. Se avessi voluto sfruttare la mia posizione istituzionale, avrei massacrato le leggi giudiziarie dicendo che i girotondini ci urlano: ‘Vergogna!’. Sai le cose che avrei potuto inventarmi?”.
E a proposito d’invenzioni, Salvi si dichiara “interessato” alla recentissima offerta bertinottiana di aprire una fase costituente per ragionare sul futuro di una grande sinistra socialista.
“Rispetto all’impressionante debolezza del manifesto per il Partito democratico, è un’idea nuova e buona”.
Ma non nascerà una Linkspartei italiana. “Preferisco una sinistra alleata con il centro, cioè con il Partito democratico”.
Da il Foglio del 8 marzo
saluti




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