Il crollo del prodismo si tinge di ridicolo potente.
Dicono: abbiamo fatto l'accordo, comanderà Prodi, sarà lui ad avere l'ultima parola.
Bimbini discoli, ragazzacci incolti, adesso vi leggo una roba di cui voi non avete neanche una copia, l'articolo 95 della Costituzione: «Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità d'indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri».
Capito, zucconi? Ci avete giurato sopra, dite di difenderla, ma non l'avete mai letta.
Magari adesso pensate anche d'averla scritta.
L'accordo di palazzo Chigi dimostra da una parte la vostra ignoranza, e dall'altra la paura che v'ha preso.
Fuori dal palazzo, invece, ci sono i saggi, quelli che dicono: si vada a votare, ma prima si riformi la legge elettorale, che questa fa schifo.
È vero, non è bella. Ma non fidatevi degli smemorati. Alla Camera la sinistra prese una manciata di voti (che non saranno mai verificati) in più, ma ha una maggioranza vasta, solida e sicura. Effetto della "nuova" legge elettorale.
Ci fosse stata la vecchia avrebbero vinto gli altri.
Al Senato, invece, fu Ciampi, fra gli applausi della sinistra, a chiedere che si cambiasse il meccanismo del premio di maggioranza, con il risultato che i senatori a vita sono divenuti determinanti.
Quindi, adesso, quando si dice che si vuole cambiare la legge elettorale, cosa esattamente s'intende?
Il fatto è che sono i cambiamenti politici a provocare i cambiamenti nei sistemi elettorali, e non viceversa, e fino a quando ciascuna coalizione vorrà essere la collezione di tutto il raccattabile pur di sconfiggere gli avversari, la legge elettorale non potrà che essere il riflesso di questo disegno.
Quindi non potrà che essere brutta.
Se la sinistra si spaccasse, come sarebbe dovuto accadere al crollo del comunismo, e per buttare a mare i comunisti, se decidesse di divenire una seria forza di governo, se i riformisti non si rassegnassero ad essere testimoni d'impotenza, allora si potrebbe anche sperare in una maggioranza parlamentare capace di mettere mano ad una vera riforma.
Ma non vogliono, preferendo l'agonia prodiana al doloroso parto di una politica nuova.
Non s'accorgono, così, di cumulare dolore ed agonia.
D.Giacalone su Libero di sabato 24 febb.
saluti




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