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Discussione: sul caso Turigliatto

  1. #1
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    Predefinito sul caso Turigliatto

    Riporto un comunicato MRS sul caso Turigliatto:
    Non aveva la minima intenzione, il senatore Franco Turigliatto, di finire al centro della cronaca politica nel modo che tutti abbiamo potuto constatare nei giorni scorsi.
    Una sorta di gogna mediatica e di “rogo dell’eretico” nella pubblica piazza, che purtroppo ha visto tra i più furenti inquisitori molti dirigenti dei partiti di sinistra ed una parte delle rispettive basi, “scandalizzate” dal famoso non-voto al quale è stata (erroneamente ed ipocritamente) attribuita la responsabilità della caduta del governo Prodi.
    L’atteggiamento serio e pacato del senatore, e le sue lucide e irreprensibili argomentazioni a sostegno e spiegazione del proprio operato, hanno finito però anche per suscitare una vasta campagna di solidarietà nei suoi confronti, che si è espressa nella forma di migliaia di lettere pervenute al suo indirizzo internet e a quello di “Sinistra Critica”, la corrente di Rifondazione alla quale appartiene.
    A questi numerosissimi messaggi, alcuni firmati da prestigiosi esponenti della sinistra italiana e mondiale come Gino Strada e Noam Chomsky (per fare soltanto un paio di nomi), Turigliatto ha risposto con una bella e nobile lettera – da lui inviata anche al nostro Movimento – con la quale ha ribadito e approfondito i motivi di quello che definisce un “piccolo e semplice gesto di coerenza”, volto a contrastare quel “processo di snaturamento della sinistra” che non può non “lasciare interdetti” quanti appartengono al fronte progressista non per contingenti interessi opportunistici e tantomeno di potere (il che sarebbe un vero controsenso per chi si dichiara “di sinistra”), bensì per l’adesione ideale e morale a quei valori fondanti di ogni sinistra che sia davvero tale, a cominciare dalla pace e dall’antimilitarismo, e che non sono “merce” trattabile sul mercato politico, né oggetti di scambio utili a garantire “a qualsiasi prezzo” la sopravvivenza di un governo considerato “amico” a prescindere.

    Del resto, non è stato l'ex segretario di Rifondazione, il presidente della Camera Bertinotti, a ricordare, dopo la sfiducia al governo sulla politica estera, che la sinistra "non può appendere la sua utopia concreta alla conquista del governo"?
    Nel frattempo però Franco Turigliatto ha dovuto subire il “processo” intentatogli dal suo partito, il PRC, e concluso col suo “allontanamento”, che equivale di fatto al vecchio provvedimento disciplinare dell’espulsione.

    Ora, non spetta a noi né siamo interessati ad entrare nel merito dei meccanismi formali che, a giudizio dei dirigenti di Rifondazione, avrebbero reso “inevitabile” il provvedimento ai danni del senatore dissenziente, ma crediamo che questa vicenda apra un problema ben più ampio e sostanziale per tutta la sinistra italiana.
    Al di là infatti della questione relativa all’opportunità politica di rifiutare un voto “decisivo” a favore di un governo che al Senato è notoriamente in bilico – situazione che pone di fatto sotto costante ricatto politico una parte dei parlamentari della cosiddetta sinistra radicale – si tratta di mettere al centro dell’attenzione proprio quel rischio di “snaturamento della sinistra” sull’altare della governabilità, denunciato con estrema chiarezza nella lettera di Turigliatto.
    Il rischio, cioè, che la mera sopravvivenza parlamentare del governo Prodi e della maggioranza di centrosinistra finisca per diventare – di rospo in rospo da ingoiare quotidianamente, e di “scampato pericolo” in “scampato pericolo” – una mortificante sequela di vittorie di Pirro sempre più improbabili e controproducenti, salvando (forse) il “presente” della sinistra italiana a discapito però del suo “futuro”.

    Il Movimento RadicalSocialista (www.radicalsocialismo.it) , nato proprio per contrastare la deriva pragmatica e opportunista di larga parte dell’attuale sinistra, rilanciando e valorizzando al contrario la radicalità dei suoi valori fondanti e caratterizzanti – pace, ambiente, lavoro, diritti individuali e sociali – non può che manifestare la propria seria preoccupazione di fronte al sacrificio di indispensabili virtù politiche e morali quali la coerenza con i propri ideali; alla sostituzione della fedeltà ai valori con una fedeltà meramente di bandiera ad un assetto politico che marcia in realtà nella direzione opposta rispetto a quegli stessi ideali (esemplare il caso del “sì” governativo al raddoppio della base militare americana di Vicenza, in oggettivo e lampante contrasto non solo con gli orientamenti e le battaglie del “popolo della pace” ma anche con lo stesso programma dell'Unione); alla riduzione della lotta politica ad un formale e sterile duello di schieramenti del tutto svincolato dalla materialità dei problemi reali, sui quali innanzi tutto una politica “di sinistra” autenticamente riformatrice dovrebbe concretamente distinguersi dagli interessi conservatori e reazionari.

    Il “caso Turigliatto” solleva quindi, a nostro giudizio, questioni molto più ampie e profonde, che investono l’avvenire stesso della sinistra nel nostro paese, divisa tra un’ala “riformista” moderata pronta all’incontro con i centristi della Margherita nel futuro “partito democratico”, ed una sinistra “radicale” disposta (o comunque costretta) a mettere la sordina alle sue tradizionali battaglie politiche e sociali ed a scendere a continui compromessi, sempre più avvilenti e innaturali, pur di non mettere in crisi il governo a guida riformista, che “amico” lo è solo sulla carta e che ha colto l’occasione della crisi per sterzare ulteriormente verso il “centro”, con il coinvolgimento esplicito di altri esponenti e interessi apertamente conservatori e la plateale rinuncia a quei pochi punti programmatici che erano espressione (tra l’altro molto parziale) dei valori e delle lotte della sinistra (vedi la questione dei “Dico”).

    Riteniamo dunque che i propositi espressi da Franco Turigliatto, l’affermazione cioè di non essere più disposto – per elementari ragioni di coerenza e onestà intellettuale – a votare contro la propria coscienza su materie fondamentali quali la pace e le guerre (missione in Afghanistan), le opere pubbliche dannose per l’ambiente naturale (Tav) ed i reiterati progetti di attacco a quel che resta dello stato sociale (nuova controriforma delle pensioni), siano l’emblema di una serietà politica e di una moralità che vanno sottolineate e apprezzate, ed anzi andrebbero assunte come un esempio prezioso da quanti lamentano il degrado del costume politico ed il crescente, qualunquistico distacco delle nuove generazioni dall’impegno per il bene comune.
    E questa etica dell’onestà e della coerenza non può che essere altamente apprezzata da chi, come noi del Movimento RadicalSocialista, intende fare la sua parte per contribuire al rilancio della sinistra sulla base delle grandi idee e valori che l’hanno a lungo contraddistinta nella storia politica italiana ed europea.

    Scrive il senatore Turigliatto: «In questo mondo sembra anormale quello che alle persone serie dovrebbe sembrare normale: agire secondo le proprie convinzioni»
    E conclude, rivolto a quanti intendano raccogliere il suo appello: «La mia strada è comunque questa e spero di continuare a percorrerla insieme a voi».

    Facciamo nostro e ricambiamo pienamente l’auspicio, sollecitando fin da ora l’apertura di una proficua collaborazione (pur nella piena autonomia delle scelte politiche del senatore, e di ciascun membro della nostra Associazione politico-culturale) tra il Movimento RadicalSocialista e il compagno Turigliatto, nonché i compagni di “Sinistra Critica” e più in generale coloro che in nome della coerenza con la propria coscienza hanno manifestato in modo chiaro la loro disapprovazione nei confronti di alcune scelte del governo, a partire dai senatori Rossi, Bulgarelli e Franca Rame, senza contare tutti coloro i quali, anche con l’invio del proprio messaggio di solidarietà politica ed umana a Turigliatto, si sono mostrati interessati e disposti a battersi per la difesa e la ricostruzione, ideale ed etica prima di tutto, della sinistra italiana, di una sinistra rinnovata ma pienamente all’altezza dei “vecchi” ideali libertari ed egualitari elaborati negli ultimi due secoli dai suoi migliori maestri e martiri, a prezzo (non è affatto retorico ricordarlo) di indicibili sofferenze e tanto sangue versato.


    http://www.radicalsocialismo.it/index.php

  2. #2
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    Turigliatto ha fatto bene a votare contro...
    questa non è sinistra...

  3. #3
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    saranno di sinistra i talebani, allora

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Imperator Visualizza Messaggio
    saranno di sinistra i talebani, allora
    I talebani no, ma i pacifisti sì!

  5. #5
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    Io ho imparato dalla Resistenza che la pace può richiedere un intervento armato.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Imperator Visualizza Messaggio
    Io ho imparato dalla Resistenza che la pace può richiedere un intervento armato.
    Per liberare il proprio paese dagli invasori; non per invaderne un altro!

  7. #7
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    I talebani sono andati al potere con l'aiuto determinante americano per contrastare i comunisti, e come tali, oltre che per l'ideologia fondamentalista, non meritano nessuna pietà. Inoltre hanno appoggiato e protetto l'organizzazione dell'attentato alle torri gemelle, ovvero un'azione offensiva nei confronti di un paese estero.
    Una buona eliminzione di tutti loro non può che costituire un buon auspicio per i popoli oppressi di tutto il mondo.
    Questo, ovviamente, riferito ai capi, rimanendo invece non giustificate le azioni americane che invece vanno a colpire il popolo afghano.
    Inoltre, l'Italia è in Afghanistan fin dall'inizio su mandato ONU, che di questi tempi non è per nulla un'organizzazione filo-americana.
    Quella dell'Iraq è una questione del tutto diversa, le acque non vanno confuse; in quel caso, infatti, c'è stata un'invasione ingiustificata e condannata dall'ONU.

  8. #8
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    Capisco la distinzione "formale" tra Iraq e Afghanistan, e concordo anche sul giudizio relativo ai talebani ed il loro vergognoso regime (in particolare l'infame oppressione delle donne). Il problema è che la storia di tutti gli interventi americani insegna che colpire i capi terroristi salvando la popolazione locale è un pio desiderio, praticamente irrealizzabile, come dimostrano le recenti stragi ai danni di donne e bambini. Quindi permettimi di ritenere che proprio il sempre più massiccio invio di truppe americane - e l'uso dei tipici metodi yankee di repressione indiscriminata - possa ottenere l'effetto opposto di saldare talebani e popolazione, come gli stessi militari italiani hanno ipotizzato con preoccupazione sui giornali di ieri e di oggi. Sarà pure l'Onu che ci ha mandati là, ma sono sempre gli Usa a farla da padroni, e tra poco se continua così la popolazione non farà distinzioni tra loro e noi, vedendoci tutti come invasori e non pacificatori. Mi sembra insomma che il caso afgano, nato come dici tu con ben altri auspici, stia ricalcando pericolosamente quello iracheno. Ma spero di sbagliarmi.

  9. #9
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    E' chiaro che c'è un inasprimento in Afghanistan anche perchè lì si sono accorti che il Governo italiano è debole e che Rossi e Turigliatto, per i talebani, possono essere degli alleati di ferro.

  10. #10
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    i pacifisti non vogliono un governo di destra

 

 
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