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  1. #1
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    Predefinito chiarezza sull'immigrazione

    Cari compagni, questi , lo sappiamo sono tempi duri. In tutti i sensi. E una delle cose che temo, è il ritorno della becera xenofobia. L europa va a picco, vi sono paesi dove la disoccupazione , vedi i lander tedeschi orientali è a livelli speventosi. Il precariato dilaga, e la gente è sempre più depoliticizzata, ignorante. In giro mi sembra di vedere o liberali benpensanti filoimperiali, o gente semplice senza pretese un po fascistoide, disinteressata, e qualunquista. Di fronte a questo desolante panorama c è un fenomeno che deve essere trattato con la chiarezza e la lucidità del caso. L immigrazione. Sappiamo tutti che gli immigrati sono carne da macello per i grassi e ingordi capitalisti nostrani, sappiamo bene che essi non hanno alcuna voglia di venire nei nostri isterici e paranoici paesi a cercare un lavoro di servaggio o in schiavitù, sappiamo bene quanto il mito del paese occidentale denso di possibilità offuschi la mente di tanta povera gente disperata dalla miseria, sappiamo benissimo che i paesi da cui la gente migra hanno spesso governi vergognosi contro cui tale gente dovrebbe prendere le armi e deporli, e quanto i nostri governi vogliano e desiderino ardentemente gli immigrati nelle nostre terre per perpetuare il sistema , per dare sfogo al capitalismo insaziabile, come forza contrastante di fronte alla messa in piedi dello stato sociale anni 50, e 60 , contro la caduta tendenziale del saggio del profitto.
    E allora, compagni, se tutto questo lo sappiamo e amiamo i nostri fratelli migranti, vittime del capitalismo globale, manifestiamo il nostro più serio dissenso contro le dissennate politiche di attira immigrati che conducono i nostri governi e non lasciamo che beceri nazionalisti populisti alla Lepen dicano, unici, sacrosante frasi ....ogni uomo ha il diritto ad avere un lavoro nel paese in cui è nato senza essere costretto a vagare nel mondo....
    Vogliamo continuare a far abbrutire la gente, a fare in modo che se da un lato prosperi una sinistra pol corretta innamorato dei migranti, dall altra si insunui sempre piu lo spettro del capro espiatorio del clandestino che ci viene a fottere lavoro e tradizioni nazionali ? Io non lo voglio, e credo che un comunista deve avere il coraggio di parlare alla gente di cosa è l immigrazione davvero, che è l arma più affilata del capitalismo e del liberalismo. Sfanculiamo questa maledetta idea della libertà di movimento delle persone, e ricordiamo alla gente che sta in strada che la libertà è vivere la vita con chi si ama nella propria terra.
    Rivendichiamo ai governi ultracapitalisti nostrani una responsabilità urgente che compete loro. Per ogni uomo che sbarca nel territorio italiano, dovere del nostro stato ,a spese di chi i soldi li fabbrica dalle fessure del corpo, di cofinanziare progetti per la ricerca occupazionale del richiedente aiuto nel suo paese d origine ( ovviamente parlo di chi emigra per condizioni economiche e non politiche , cioè la quasi totalità ). Perchè non ci assumiamo il coraggio di rivendicare questo , invece di essere conniventi con la messa in vendita degli schiavi e poi la loro regolarizzazione ogni tot anni, cosi le casse dello stato respirano un po grazie alle dichiarazioni irpef aggiunte ??? E nel frattempo, mentre aspettano la regolarizzazione che fanno i nostri fratelli ?? Schiavi dei padroni.
    Io dico che bisogna porre fine al finto buonismo sul migrante e trattarlo come un essere umano che vuole chiede e deve avere il diritto di restare dove vive con la sua famiglia. Che lo Stato con le nostre tasse si occupi della reintegrazione di chi sbarca disperato e spogliato degli affetti più cari. Per chi gia vive nel nostro paese, invece, pieno riconoscimento di ogni diritto e procedure piu rapide per la cittadinanza. Ma per chi vorrebbe venire facciamogli vedere come stanno le cose e facciamo pressione a livello europeo sui governi. Qui altrimenti nessuno ci capirà più niente e continueremo a giocare agli innamorati dell immigrazione e della multiculturalità di facciata.

  2. #2
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    ovviamente cio che proprongo è una semplice misura provvisoria, utile e sensata solo nello stato attuale delle cose . L unica misura a lungo termine efficace è estirpare del tutto, alla base le condizioni per l esistenza di una volontà di migrare. Finchè ci saranno i maledetti liberali che continueranno a confondere la disperazione con la libertà di movimento le speranze sono poche.

    Viva il comunismo
    Viva la sobrietà
    Contro la mentalità liberalborghese

  3. #3
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    Brevemente rispondo visto che più volte questo argomento è stato toccato a causa della sua costante attualità.
    Non esiste alcuna possibile reale politica migratoria di contenimento o di presa di coscienza della situazione da parte del migrante. I flussi migratori sono globali e di una tale entità che non è assolutamente realistico pensare di poter attuare qualsiasi teoria o pratica.
    E' un fenomeno spontaneo di riassestamento del capitalismo che si caratterizza differentemente a seconda della situazione locale del centro capitalista di immigrazione.

    A luta continua

  4. #4
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    Aspetta un momento.
    Il fenomeno in se' e' connaturato al sistema, ma dire che sia inevitabile affrontare la questione in termini seri e non demagogici e' altra cosa. Io credo che una costante pressione popolare di gente cosciente di cio che e' l immigrazione realmente, potrebbe portare , obbligare i governi a invertire la rotta verso un'assunzione di responsabilita' concrete nei confronti dei paesi di emigrazione. Se non pensi che questo sia possibile, allora come pensi che sia stato possibile pur all interno del capitalismo la costruzione dello Stato sociale. Sono per il sovvertimento fisico e culturale, soprattutto , del capitalismo, ma non sono affatto per la sua esasperazione hic et nunc in attesa della rivoluzione. Io dico che solo una cultura popolare che sappia che i migranti sono carne da macello, possa spingere gli Stati attuali a una responsabilizzazione graduale del problema con misure di reintegrazione agevolata nel proprio paese di chiunque entri nel territorio nazionale per disperazione. Non dico che concretamente sia facile, perche' ovviamente sarebbe dura avere delle garanzie sull effettivo trattamento delle persone in gioco nella patria d' origine, ma dico che il discorso va aperto in questo senso, prima ancora che il sistema sia definitivamente sostituito da un altro. E questo lo dico anche perche' sono straconvinto che l immigrazione progressiva che avviene in questi tempi sia tra le prime cause per il rincoglionimento precoce delle masse ammassate ovunque, e quindi un ostacolo per la successiva azione rivoluzionaria.
    In ogni caso, guarda, al di la, della concreta misura auspicabile, il mio era un discorso utile sul piano della consapevolezza culturale e dell operazione , culturale appunto, che deve essere perpetrata nella societe' dal basso come primo antidoto per la xenofobia becera e per l ammassamento delle masse. Quando mi capita di parlare con gente che e' immigrata in Italia per diperazione ( spessissimo gente dell est ) ho avuto bellissime conversazioni e mi ritrovavo sempre davanti a un punto decisivo : molti infatti reputavano normale la fuga dal proprio paese, come qualcosa di naturale , di umanissimo: vado dove c e' lavoro, il mondo funziona cosi, da noi ora si sta male, chissa' magari infuturo andra' meglio. Al mio reagire., dicendo loro che ora e adesso avrebbero dovuto fare qualcosa perche' l esodo di massa finisse dapprima rimanevano un po sconcertati, ma poi finivano per concordare con me, pur invocando con sacrosanta ragione tutte le difficolta' del caso.
    Insomma, al di la dell azione concreta di uno Stato attuale, cosa su cui possiamo discutere altrove anche nei dettagli, penso che ci sia un gigantesco problema culturale e che se un comunista non sa parlare la lingua giusta a un fratello migrante, e usa la lingua della commiserazione e del multiculturalismoquantoe'fico, non se ne cava una mazza.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    Aspetta un momento.
    Il fenomeno in se' e' connaturato al sistema, ma dire che sia inevitabile affrontare la questione in termini seri e non demagogici e' altra cosa. Io credo che una costante pressione popolare di gente cosciente di cio che e' l immigrazione realmente, potrebbe portare , obbligare i governi a invertire la rotta verso un'assunzione di responsabilita' concrete nei confronti dei paesi di emigrazione. Se non pensi che questo sia possibile, allora come pensi che sia stato possibile pur all interno del capitalismo la costruzione dello Stato sociale. Sono per il sovvertimento fisico e culturale, soprattutto , del capitalismo, ma non sono affatto per la sua esasperazione hic et nunc in attesa della rivoluzione. Io dico che solo una cultura popolare che sappia che i migranti sono carne da macello, possa spingere gli Stati attuali a una responsabilizzazione graduale del problema con misure di reintegrazione agevolata nel proprio paese di chiunque entri nel territorio nazionale per disperazione. Non dico che concretamente sia facile, perche' ovviamente sarebbe dura avere delle garanzie sull effettivo trattamento delle persone in gioco nella patria d' origine, ma dico che il discorso va aperto in questo senso, prima ancora che il sistema sia definitivamente sostituito da un altro. E questo lo dico anche perche' sono straconvinto che l immigrazione progressiva che avviene in questi tempi sia tra le prime cause per il rincoglionimento precoce delle masse ammassate ovunque, e quindi un ostacolo per la successiva azione rivoluzionaria.
    In ogni caso, guarda, al di la, della concreta misura auspicabile, il mio era un discorso utile sul piano della consapevolezza culturale e dell operazione , culturale appunto, che deve essere perpetrata nella societe' dal basso come primo antidoto per la xenofobia becera e per l ammassamento delle masse. Quando mi capita di parlare con gente che e' immigrata in Italia per diperazione ( spessissimo gente dell est ) ho avuto bellissime conversazioni e mi ritrovavo sempre davanti a un punto decisivo : molti infatti reputavano normale la fuga dal proprio paese, come qualcosa di naturale , di umanissimo: vado dove c e' lavoro, il mondo funziona cosi, da noi ora si sta male, chissa' magari infuturo andra' meglio. Al mio reagire., dicendo loro che ora e adesso avrebbero dovuto fare qualcosa perche' l esodo di massa finisse dapprima rimanevano un po sconcertati, ma poi finivano per concordare con me, pur invocando con sacrosanta ragione tutte le difficolta' del caso.
    Insomma, al di la dell azione concreta di uno Stato attuale, cosa su cui possiamo discutere altrove anche nei dettagli, penso che ci sia un gigantesco problema culturale e che se un comunista non sa parlare la lingua giusta a un fratello migrante, e usa la lingua della commiserazione e del multiculturalismoquantoe'fico, non se ne cava una mazza.
    Ma guarda in teoria possiamo discuterne anche all'infinito ma la realtà dei fatti rimane tale. Non pensare di responsabilizzare i governi borghesi in tal senso in quanto sono espressione dei capitali nazionali di riferimento e a questi in qualche maniera debbono ubbidire.
    Non significa nulla parlare con uno o dieci o mille migranti extraeuropei della situazione migratoria in quanto uno, dieci o mille migranti sono comunque uno, dieci mille persone singole con realtà ed aspirazioni singole che hanno una visione del problema non differente dalla nostra.
    Ripeto questo fenomeno migratorio è assolutamente fenomeno di riassestamento capitalista dovuto al colonialismo dei secoli scorsi ed al neocolonialismo attuale.
    Oltretutto questi fenomeni non sono assolutamente nuovi nel centro capitalista. In Italia negli anni passati i fenomeni migratori erano dinamiche interne e di certo nessuno le ha potute modificare o fermare. Potremmo porre numerose analogie anche parlando dei flussi migratori europei verso le Americhe e anche in quel caso ci furono sempre gli stessi problemi.
    Non si eliminano i fenomeni di sfruttamento o di xenofobia di reazione tentando di contenere il problema che li origina. Significa solamente spostare la polvere sotto il tappeto. Se vogliamo cercare di analizzare la questione marxianamente allora dovremmo invece di cercare inutili soluzioni contenutistiche al fenomeno cercare l'anello debole della situazione e cercare di battere su quello. Per ora non ho risposte in tal senso. Forse è ancora troppo presto.

    A luta continua

  6. #6
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    va bene, ti seguo su quello che dici, ma ti invito a riflettere sul fatto che avere una legislazione sul lavoro e sul licenziamento e' molto meglio che non averla, e averla avanzata e tutelatrice e' molto meglio che averla debole e precaria. Sull immigrazione e' lo stesso. Inoltre aggiungo che il problema culturale e' tutto. Tu mi dici che e' inutile parlare con uno dieci mille migranti, certo e' inutile se lo fa solo Lorenzo Dorato, il sottoscritto, ma e' molto utile se diventa un discorso politico di un movimento coeso e che si fa sentire, insomma e' mille volte piu utile della politica della commiserazione. la politica e' fatta anche di messaggi culturali veritativi o no ?
    Infine considera che se tutti i comunisti parlassero, come dicevo prima, in maniera corretta del problema immigrazione, in conferenze, incontri, nella prassi quotidiana insomma, e creassero contatti permamenti con i gruppi piu attivi dei paesi di emigrazione. questa sarebbe una spinta forte, credimi, a una lenta presa di coscienza dello stato delle cose, per fovorire nel piccolo un'azione rivoluzionaria di qualunque tipo e modo nei paesi periferici. Se mi continui a dire che e' il sistema nel complesso che non va e che tutto e' inevitabile finche' non vi sara' la rivoluzione ovunque, ti rispondo che parlare delle cose come si deve e' il primo compito di un rivoluzionario. Ovviamente nelle conclusioni generali non posso che concordare con te, marxianamente e razionalmente.
    In ogni caso pensa alla droga, anche alle droghe leggere, persino a quelle. Se si continua a pensare che e ' un problema solo di sistema e che il commercio di droga c e' solo perche' ci sono spaventosi interessi commerciali dietro, si fa un' operazione culturale sbagliata. E' ovvio che la droga e' indissolubilmente legata al capitalismo, ma cio' non toglie che sia necessario parlare una lingua di condanna costante al fenomeno della droga ( non certo condanna bigotta e repressiva ) come messaggio umano da portare alla gente, spiegando che la droga e' una fuga dal reale, dalla lotta della vita e dalla prassi rivoluzionaria amorevole, interiore e comunitaria. Se non lo si dice, si sbaglia. Lo dico da uomo e da comunista.
    Fermo restando che droga e immigrazione sono cose diverse e che l'esempio e' un po largo, ti volevo solo far riflettere, in generale, sull'importanza della prassi conoscitiva e culturale, quindi, esistenziale.
    Spero che tu condivida questo sentimento.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    va bene, ti seguo su quello che dici, ma ti invito a riflettere sul fatto che avere una legislazione sul lavoro e sul licenziamento e' molto meglio che non averla, e averla avanzata e tutelatrice e' molto meglio che averla debole e precaria. Sull immigrazione e' lo stesso. Inoltre aggiungo che il problema culturale e' tutto. Tu mi dici che e' inutile parlare con uno dieci mille migranti, certo e' inutile se lo fa solo Lorenzo Dorato, il sottoscritto, ma e' molto utile se diventa un discorso politico di un movimento coeso e che si fa sentire, insomma e' mille volte piu utile della politica della commiserazione. la politica e' fatta anche di messaggi culturali veritativi o no ?
    Infine considera che se tutti i comunisti parlassero, come dicevo prima, in maniera corretta del problema immigrazione, in conferenze, incontri, nella prassi quotidiana insomma, e creassero contatti permamenti con i gruppi piu attivi dei paesi di emigrazione. questa sarebbe una spinta forte, credimi, a una lenta presa di coscienza dello stato delle cose, per fovorire nel piccolo un'azione rivoluzionaria di qualunque tipo e modo nei paesi periferici. Se mi continui a dire che e' il sistema nel complesso che non va e che tutto e' inevitabile finche' non vi sara' la rivoluzione ovunque, ti rispondo che parlare delle cose come si deve e' il primo compito di un rivoluzionario. Ovviamente nelle conclusioni generali non posso che concordare con te, marxianamente e razionalmente.
    In ogni caso pensa alla droga, anche alle droghe leggere, persino a quelle. Se si continua a pensare che e ' un problema solo di sistema e che il commercio di droga c e' solo perche' ci sono spaventosi interessi commerciali dietro, si fa un' operazione culturale sbagliata. E' ovvio che la droga e' indissolubilmente legata al capitalismo, ma cio' non toglie che sia necessario parlare una lingua di condanna costante al fenomeno della droga ( non certo condanna bigotta e repressiva ) come messaggio umano da portare alla gente, spiegando che la droga e' una fuga dal reale, dalla lotta della vita e dalla prassi rivoluzionaria amorevole, interiore e comunitaria. Se non lo si dice, si sbaglia. Lo dico da uomo e da comunista.
    Fermo restando che droga e immigrazione sono cose diverse e che l'esempio e' un po largo, ti volevo solo far riflettere, in generale, sull'importanza della prassi conoscitiva e culturale, quindi, esistenziale.
    Spero che tu condivida questo sentimento.
    Ma guarda che assolutamente non credo che quanto tu dica sia sciocco. Semplicemente sono convinto ancora una volta marxianamente che fino a che saremo noi come comunisti ma anche solo come semplici persone a parlarne e non saranno le masse migranti a prendere coscienza del problema risulteremo sempre e comunque come una sorta di avanguardia politica e come tale creeremo un distacco tra noi (inteso come gruppo) e loro.
    In questo senso ti parlo di inutilità pratica (non certo teorica) di parlare con il singolo su un problema globale. E comunque a parer mio non sarà questa generazione migrante a poter prendere coscienza della questione. Forse i figli o i nipoti. Ripeto secondo me è ancora troppo presto.

    A luta continua

  8. #8
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    Sul problema immigrazione, ci si deve anche domandare chi, oggi, non è immigrato?
    Perché dico, l'italiano che mangia merda chimica, che parla un italiano stroncato publicizzato dal consumo della cultura di massa, che abita in un paese distrutto da un urbanizzazione chaotica, senza memoria personale e nazionale, un italiano che non ha mai avuto la dignità di rivoltarsi contro le condizioni di vita che gli sono state fatte, lui forse non è anche lui un immigrato? Voglio dire, non è che vive in realtà anche lui la condizioni d'immigrato, di emarginalizzato, di escluso?

    Per questo secondo me, il problema immigrazione, lo si deve sempre dire in modo chiaro, non si puo assolutamente separare dalla lotta contro il capitale. E solo distruggendo il regime capitalista mondiale che la questione potrà essere considerata in modo giusto.

    L'immigrato che ti trovi davanti altro non è, in un certo modo, che l'ultima di tutte quelle cose che ti sei trovato davanti nella tua vita senza averlo mai voluto. Davanti all'aria schifosa della città, davanti alla solitudine delle masse, davanti allo spettacolo volgare e stupido dei mass-media, etc. Vedi solo neri, asiatici, stranieri intorno a te, e capisci che a decidere le sorti del mondo non sono gli uomini, ma una loro creazione mostruosa e autonomizzata magicamente - il capitale.

  9. #9
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    Io sono d'accordo con Tahir de la Nive (o come caspita si scrive) quando dice:
    "Con gli immigrati!
    Contro l'immigrazione!"

    a proposito di migrazioni vi consiglio l'ultimo numero di "Eurasia", un numero davvero notevole... vi piacerà di sicuro!

 

 

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