
Originariamente Scritto da
terraeamore
Aspetta un momento.
Il fenomeno in se' e' connaturato al sistema, ma dire che sia inevitabile affrontare la questione in termini seri e non demagogici e' altra cosa. Io credo che una costante pressione popolare di gente cosciente di cio che e' l immigrazione realmente, potrebbe portare , obbligare i governi a invertire la rotta verso un'assunzione di responsabilita' concrete nei confronti dei paesi di emigrazione. Se non pensi che questo sia possibile, allora come pensi che sia stato possibile pur all interno del capitalismo la costruzione dello Stato sociale. Sono per il sovvertimento fisico e culturale, soprattutto , del capitalismo, ma non sono affatto per la sua esasperazione hic et nunc in attesa della rivoluzione. Io dico che solo una cultura popolare che sappia che i migranti sono carne da macello, possa spingere gli Stati attuali a una responsabilizzazione graduale del problema con misure di reintegrazione agevolata nel proprio paese di chiunque entri nel territorio nazionale per disperazione. Non dico che concretamente sia facile, perche' ovviamente sarebbe dura avere delle garanzie sull effettivo trattamento delle persone in gioco nella patria d' origine, ma dico che il discorso va aperto in questo senso, prima ancora che il sistema sia definitivamente sostituito da un altro. E questo lo dico anche perche' sono straconvinto che l immigrazione progressiva che avviene in questi tempi sia tra le prime cause per il rincoglionimento precoce delle masse ammassate ovunque, e quindi un ostacolo per la successiva azione rivoluzionaria.
In ogni caso, guarda, al di la, della concreta misura auspicabile, il mio era un discorso utile sul piano della consapevolezza culturale e dell operazione , culturale appunto, che deve essere perpetrata nella societe' dal basso come primo antidoto per la xenofobia becera e per l ammassamento delle masse. Quando mi capita di parlare con gente che e' immigrata in Italia per diperazione ( spessissimo gente dell est ) ho avuto bellissime conversazioni e mi ritrovavo sempre davanti a un punto decisivo : molti infatti reputavano normale la fuga dal proprio paese, come qualcosa di naturale , di umanissimo: vado dove c e' lavoro, il mondo funziona cosi, da noi ora si sta male, chissa' magari infuturo andra' meglio. Al mio reagire., dicendo loro che ora e adesso avrebbero dovuto fare qualcosa perche' l esodo di massa finisse dapprima rimanevano un po sconcertati, ma poi finivano per concordare con me, pur invocando con sacrosanta ragione tutte le difficolta' del caso.
Insomma, al di la dell azione concreta di uno Stato attuale, cosa su cui possiamo discutere altrove anche nei dettagli, penso che ci sia un gigantesco problema culturale e che se un comunista non sa parlare la lingua giusta a un fratello migrante, e usa la lingua della commiserazione e del multiculturalismoquantoe'fico, non se ne cava una mazza.