Perché il viaggio di Ratzinger a Mosca si avvicina sempre di più
PARLA IL VESCOVO (E MUSICISTA) RUSSO ORTODOSSO ILARION
Roma. “Negli ultimi due anni, da quando
è stato eletto Benedetto XVI, le relazioni
tra la chiesa ortodossa e quella cattolica
si sono molti intensificate e tra Mosca e Vaticano
si sono fatti passi significativi”. Il vescovo
russo ortodosso e musicista Ilarion
di Kerch, a Roma per preparare l’esecuzione
della sua “Passione secondo Matteo”
(il prossimo 29 marzo all’Auditorium di via
della Conciliazione), spiega al Foglio il
proprio ottimismo sul futuro del dialogo
ecumenico tra la chiesa cattolica e quella
ortodossa, “che si sviluppa ormai su diversi
livelli, come dimostra la diffusione, anche
al di fuori dell’ortodossia, dell’icona.
La quale, con la sua forza storica, simbolica
e liturgica, già da tempo è uscita dai
confini dell’ortodossia e si può ammirare
nelle case e nelle chiese cattoliche, segno
di un ecumenismo che già avviene senza
un particolare prescrizione o indicazione
dall’alto ma che non è meno importante
del dialogo ufficiale”.
A giudizio di Ilarion, la visita del Papa a
Mosca non è lontana ma anzi “molto probabile.
Dovrebbe però prima essere preceduta
da un incontro preliminare con il
Patriarca su ‘campo neutro’. Da oltre dieci
anni stiamo lavorando per realizzare questo
storico incontro”. Dieci anni durante i
quali si sono avute anche battute d’arresto
e momenti molto difficili, “perché ‘preparazione’
non significa semplicemente risolvere
problemi protocollari ma trovare
una soluzione comune ai problemi che dividono
le chiese”. Nella concreta speranza
che oggi quella visita storica si realizzi conta
molto l’atteggiamento di Benedetto XVI:
“I contatti tra le chiese si sono intensificati,
e nel mondo ortodosso l’attuale Pontefice
gode di grande stima”.
Ilarion, nato nel 1964, si ricorda di quando
la Russia era in ceppi: “Laggiù, per settant’anni,
c’è stata una situazione contro natura.
L’ideologia ateista è stata creata artificialmente,
e non appena è caduta l’Urss si è
sgretolata anch’essa. Le persone sono ritornate
alle loro radici, a ciò che per loro è naturale,
a credere in Dio”. Il vescovo di Kerch
è felice di raccontare della grande ripresa
della religione in Russia, ma non nasconde
che la rinascita è spesso accompagnata
da una grande confusione. “Non abbiamo
crisi di vocazione ma, al contrario, assistiamo
a una ‘crisi da eccesso’. Al tempo stesso
ci sono segnali opposti. Il cristianesimo è visto
troppo spesso come se fosse soltanto una
un’identità culturale; c’è una netta differenza
tra chi si dichiara cristiano e chi pratica
effettivamente. Davanti a noi si apre quindi
un’opera missionaria molto vasta: spiegare
che cosa vuole dire essere cristiano.”
Ilarion fa un’inquietante diagnosi su ciò
che accade in occidente e soprattutto in Europa.
Dove, dice “è manifesta la volontà, da
parte di molti politici, di eliminare totalmente
la chiesa dal campo sociale e di trasformarla
in una questione privata, personale.
Vi insegnano che potete credere in
Dio e andare in chiesa, purché sia un affare
privato. La vostra vita sociale non deve
essere determinata dai vostri valori cristiani.
Io ritengo che questa sia una persecuzione
occulta, strisciante. Cristo non ha fondato
la chiesa perché si nascondesse negli
appartamenti privati. La chiesa ha una missione
sociale. Il ruolo sociale della chiesa
dev’essere riconosciuto”.
Ilarion fa l’esempio della reazione alla lezione
di Ratzinger a Ratisbona, che in occidente
ha suscitato polemiche anche molto
tempestose: “Politici e giornalisti hanno accusato
il Papa di non essere ‘politicamente
corretto’, c’è anche chi ha detto che in quell’occasione
egli avrebbe parlato come professore
e non come capo di una chiesa. Nella
chiesa ortodossa, invece, la lezione del
Papa è stata accolta con grande favore. Anzi,
anche quei teologi che in genere sono
molto critici nei confronti della chiesa cattolica,
hanno dimostrato solidarietà nei confronti
del Papa”. Il suo merito, prosegue Ilarion,
è quello del coraggio: “Non si può sempre
essere politicamente corretti, se vogliamo
parlare di questioni concrete, reali.
Quel discorso è stato proprio il tentativo di
toccare problemi scottanti, che esistono. Il
coraggio del Papa non ha fatto che aumentare
la stima nei suoi confronti, già presente
da parte della chiesa ortodossa”. Anche
se Ratzinger preferisce Mozart e il vescovo
Ilarion Bach, il fatto è certo: la musica del
dialogo ecumenico è sempre più armoniosa.
Andrea Monda




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