Dal sito de Il Romanista

Dedicata ai galletti

(EDITORIALE | 25/02/2007) - STEFANO PETRUCCI
L'Inter se la ride, il Lione no. Il 3-0 che ha riempito gli occhi di un Olimpico purtroppo subito tornato semivuoto non avrà spaventato Ibrahimovic e compagni, passati senza problemi – sommergendo il Catania che a Roma del resto ne aveva beccati sette – anche oltre la scaramanzia della diciassettesima vittoria di fila, ma di certo tormenterà i sogni di Houlliér e dell’ineffabile Aulas, il presidente costruttore di finti scandali. Ventiquattr’ore scarse prima che la squadra di Spalletti rispedisse a casa la tosta Reggina con tre legnate sul groppone, i francesi a Le Gerland hanno dovuto soffrire l’indicibile (e trovare un arbitro compiacente) per agguantare il pari con il Sochaux, formazione dignitosa, che chissà quanto si divertirebbe, peraltro, nell’affrontare un gruppo come quello organizzato da Mazzarri. Per carità, certi confronti a distanza non sono mai indicativi al cento per cento. Ma è un fatto: a tre giorni dallo 0-0 dell'Olimpico, la Roma è parsa assai più tonica dei suoi rivali in Champions League. Juninho e soci hanno arrancato non poco per rimediare un punto, i giallorossi hanno messo sotto di brutto una delle squadre più compatte della serie A. La vittoria firmata da Tavano (primo gol in giallorosso: fondamentale proprio perché a capo di una prova non brillantissima), Mexes e Panucci va letta soprattutto in questa chiave. La Roma, che negli ultimi tempi soffriva non poco a fare gol, si è sbloccata nel match più delicato: dimenticando le tossine psicofisiche accumulate mercoledì notte, ritrovando la condizione di più di un interprete (i fantastici Panucci e Pizarro su tutti), rimettendo in campo la sua voglia di cercare sempre il risultato attraverso il gioco, tornando a produrre occasioni da gol come nelle giornate di grazia. Il 3-0 alla Reggina, così, cambia magari poco in un campionato ormai segnato (ma non va sottovalutato l'ulteriore allungo sul Palermo, staccato adesso di otto lunghezze), ma può significare molto all'orizzonte della sfida del 6 marzo.
La Roma c'è, negli umori e nella condizione, nella concentrazione e nella voglia di dare continuità a una stagione comunque importante. C'è nella fluidità di manovra puntualmente riproposta (da antologia il 3-0 di Panucci) contro un avversario tatticamente di grande spessore. C'è nel carattere subito rispolverato a pochi giorni dallo stress della sfida di coppa. E c'è nei singoli già citati, cui bisogna aggiungere almeno lo straripante Mexes (con lui la difesa diventa di ferro: specie con Ferrari al fianco, dicono le statistiche), quel fenomeno di portiere che è Doni, il nuovo idolo del tifo Wilhelmsson, sprinter da Olimpiadi. E c'è anche nel capitano: nella voglia e nello spirito di sacrificio, se non nelle polveri vistosamente bagnate soprattutto dagli undici metri. Totti da un po' fa fatica a trovare la via della rete (ne ha segnate solo tre nelle ultime dieci partite, dopo lo strepitoso avvio di stagione), continua a sbagliare dal dischetto (sesto errore, quarto in campionato: un'enormità per uno come lui), rischia di smarrire inevitabilmente serenità e saldezza di nervi, come s'è visto ieri con Aronica e Campagnolo, d'altro canto spietati nel provocarlo. Però gioca per sé e per gli altri, si batte con grande intensità, resta per qualità, sostanza e movimenti l'elemento-chiave della formidabile costruzione di Spalletti. Certo, il primato in vetta all'hit-parade dei bomber, che con quattro rigori segnati sarebbe già inattaccabile, è messo in crisi dai suoi errori e dalla rimonta di altri specialisti, in particolare Toni. Francesco si sforzi di infischiarsene, come ha detto proprio a Il Romanista nei giorni scorsi ("Pur di andare avanti in Europa sono pronto a rinunciare al titolo di capocannoniere") e come ha ripetuto ieri a fuochi spenti, ritrovata la calma - in cima alle strane voci che qualcuno si diverte sempre a mettere in giro, quando c'è lui di mezzo - anche grazie all'elegante abbraccio di Spalletti: «Il prossimo rigore lo tirerà lui: dovesse tirarsi indietro, sarei io a obbligarlo a farlo». La sua rabbia vale assai di più di un rigore trasformato e anche di un eventuale trionfo tra i goleador del campionato: l'obiettivo è Lione, dove tra dieci giorni quella grinta, unita alla crescita di tutta la squadra, può costruire il risultato più importante dell'anno. Facendo ingoiare ai padroni di casa, sul campo, la vergognosa accusa di razzismo fin troppo dilatata dai media. Una pernacchia e via. Come avrebbe detto l'immenso Albertone, che ieri Roma ha salutato con amore immutato a quattro anni di distanza dalla sua scomparsa: alla faccia tua, Aulas, e di tutti i lionesi.