Udite udite, Signori. A Padova “arriva il vigile nero” (sic il quotidiano locale ‘Il mattino’). L’amministrazione comunale di centrosinistra ritiene che abbia più carisma, più ascendente sugli immigrati che delinquono, più potere di dissuasione. Se la vedano tra loro, insomma, tra stranieri, dato che le forze dell’ordine pallide non se le fila più nessuno, nelle zone calde della città.
Anzi: polizia e carabinieri nostrani hanno pure paura a metterci piede, nei fortini dove gli immigrati praticano i propri commerci illeciti. Ci sono ormai, in città, zone tabù per l’autoctono (scilicet: l’autoctono da generazioni di generazioni), zone dove tutto è lecito: zone che già si sono chiamate fuori dalla giurisdizione della repubblica italiana. Piccole regioni straniere in patria. Piccole sottrazioni della patria alla patria. Con cui non si può comunicare in italiano. Con cui non possono esserci mediazioni e mediatori. L’Italia rinuncia a far rispettare da sé, lì, le sue leggi.
Sia uno di loro, uno come loro, a cercare di venire a capo di questa delinquenza ignota, strana, straniera. L’Italia si arrende. Rinuncia a essere Italia, dove palesemente non può più dirsi tale. Intanto mormora, per non pensare, le litanie dell’integrazione, della comprensione, dello scambio culturale interetnico. Celebrando il vero tramonto dell’Occidente: che da potente, nella sua secolare forza e fierezza, è divenuto ponente. Gli ‘ultimi’, pronti a divenire i ‘primi’, penseranno che è il suo meritato castigo.
27 febbraio 2007




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