scusa ma io mi chiedo cosa ci trova di divertente la chiesa nel far soffrire un pover uomo che non vuole vivere come un vegetale


scusa ma io mi chiedo cosa ci trova di divertente la chiesa nel far soffrire un pover uomo che non vuole vivere come un vegetale


la kiesa vorrebbe ke la sua vita fosse stata valorizzata,come una lotta contro il male.capisco ke il caso è difficile dirlo,ma se la kiesa fa così,nn è xkè vuol farlo soffrire,ma dare una speranza


ma tu non puoi obbligare uno ad avere una speranza se non vuole più sperare; welby era stanco di soffrire e chiedeva solo il diritto di potersi liberare da una prigione che era ormai diventata la sua vita . non si può obbligare una persona a fare una cosa contro il suo volere anche se per fini benevoli come la salvaguardia della vita.


ma senza la speranza dove si và a finire?Welby infatti nn era obbligato a niente,ma devi pensare anke ke un medico come farà a "uccidere" un paziente..mi vengono i brividi a pensarlo..


Welby non è stato ucciso da nessuno, si sono solo interrotte le cure senza le quali sarebbe naturalmente morto, infatti si è interrotto unicamente l'accanimento terapeutico di cui era vittima.
Della speranza non sapeva che farsene, visto che la sua prospettiva era vivere così per sempre fino alla morte, tanto più che non aveva scelto di sottoporsi a quella "cura" e quindi sarebbe morto molto prima in modo sereno come da sua volontà.


l'accanimento terapeutico è quando si danno cure inutili ai pazienti x prolungare l'esistenza,ma dal momento ke cessano,nn interrompono una vita.Welby era tenuto in vita da una makkina,nn era sottoposto a cure.


No, per "accanimento terapeutico" si intende il ricorso a tecniche mediche, farmaci o macchinari che siano, allo scopo di prolungare il funzionamento biologico di un corpo umano affetto da una patologia inguaribile oltre il suo limite naturale.
Interrompere tale accanimento è diverso dall'eutanasia, che mi trova comunque favorevole.


allora dobbiamo discutere su cosa "eticamente" significa:accanimento terapeutico.Esso significa nn interrompere una vita,ma quelle cure ke la prolungano inutilmente.A un mi compaesano gli venne diagnosticato un tumore:tre mesi d vita.Fece una cura sperimentale contro i tumori (morì x morì..provò).Visse x altri 6 anni;arrivati a quel punto gli proposero una cura ke prolungava la vita x 3 giorni.Rifiutò ovviamente..questo è accanimento terapeutico:se avesse accettato quella cura.


Ma Welby non scelse di sottoporsi al macchinario, era incosciente e fu la moglie a scegliere per lui.
Molti di questi casi si risolverebbero con il testamento biologico e facendo scegliere PRIMA.
Sono ugualmente convinto che anche una volta scelta la via dell'intervento il malato debba poter dire no allo stesso, se non riesce più a reggerne il peso.
Siamo fuori argomento da un po' però e io mi fermo qui.


Se mi dicono che in seguito ad una cancrena debbo amputarmi una gamba per continuare a vivere IO HO TUTTO IL DIRITTO DI RIFIUTARE L'AMPUTAZIONE E CREPARE!!!!.
Non c'è etica, politica, pietà, amore e diucci vari che tengano. Se uno viene sottoposto ad una cura che gli provoca grandi sofferenze per continuare a vivere ha tutto il diritto di interrompere quella cura quando vuole.
All'opposto che decide di continuare a vivere nonostante le le sofferenze deve avere tutte le garanzie che quel diritto sia rispettato. Deve essere lasciata libertà di scelta. Non esiste un caso valido anche per gli altri. Per cui se qualcuno come Welby vuole continuare a stare attaccato alla macchina ci rimanga, ma questo non significa che anche tutti gli altri debbano rimanerci contro la loro volontà.