Il fattore cuneo
Il pil va, le entrate pure, ma spunta la goffaggine europea del governo europeista
Il governo Prodi ha adottato misure selettive di riduzione del cuneo fiscale dell’Irap che grava sul costo del lavoro a carico delle imprese. E’ un provvedimento dirigista, perché interferisce sulla parità di trattamento dei settori economici, configurando una sostanziale sovvenzione fiscale a vantaggio di certe categorie di imprese. Adesso l’Unione europea sta pensando a una procedura d’infrazione. Sarebbe stato sufficiente un provvedimento erga omnes, sulla linea di quelli adottati dal governo Berlusconi soprattutto con l’imposta sul reddito a favore dei lavoratori dipendenti. Una soluzione che ha dato i suoi frutti. Secondo la statistica dell’Ocse, in Italia la pressione fiscale, data dall’imposta sul reddito e dai contributi sociali, per una famiglia monoreddito con due figli a carico è attualmente del 35,1 per cento, contro il 38 per cento del 2000. I tre punti di differenza sono effetto della politica del governo Berlusconi di riduzione delle aliquote Irpef. Nel 2000 la pressione era maggiore di quella tedesca che era al 37,4 per cento. Ora è minore di un punto. E il governo Berlusconi ha realizzato queste riduzioni di aliquote senza peggiorare i conti pubblici. Infatti per l’Istat, nel 2006, il deficit del bilancio pubblico italiano è stato del 2,4 per cento, al netto delle partite straordinarie: che sono mere poste contabili (i rimborsi per l’Iva sulle auto aziendali, per una serie di anni passati, dovuti per una sentenza comunitaria, sono segnati sul 2006 per l’1,6 del pil, ma lo stato non ha ancora sborsato un euro).
Insieme con la crescita economica (+1,9 per cento ha detto l’Istat) – determinata dal traino tedesco e dalla ristrutturazione del sistema d’impresa italiano – la riduzione delle tasse ha generato l’emersione di imponibili, facendo crescere il gettito. Invece la linea di dirigismo sociale della Finanziaria del governo Prodi rischia di invertire la tendenza sia per l’effetto punitivo sull’Irpef sia per gli elementi depressivi sulla crescita (riconosciuti dallo stesso governo già nel Dpef dello scorso anno). Ora si profila lo stop sul cuneo fiscale: sarebbe un esito paradossale per il governo che fa dell’europeismo non soltanto una bussola, ma anche una questione di competenza.
il Foglio




Rispondi Citando

