LAZIOGATE/ STORACE: VOLEVO AUTOSOSPENDERMI, MA BOIA CHI MOLLA
"Sono sereno, pretendo giustizia"
02-03-2007 19:01
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Roma, 2 mar. (APCom) - Aveva pensato all'autosospensione dal partito, dopo il rinvio a giudizio per il Laziogate, "per non danneggiare una comunità", ma alla fine Francesco Storace resterà al suo posto perché "so che nei nostri cuori risuona ancora quel glorioso e antico 'boia chi molla'".
Intervenendo al terzo congresso romano di An, l'ex governatore del Lazio si dice "sereno, come quando mi sono dimesso da ministro salvo veder poi archiviate le accuse dopo otto mesi... Anche se mi sa che qualche voto quella storia ce l'ha fatto perdere". Si dice "sereno" come quando si è presentato alle udienze preliminari "senza far valere il legittimo impedimento, anche se al Senato un voto in meno conta". Si dice "rispettoso nei confronti dei magistrati: qui c'è il fratello del pm che mi accusa, è un nostro militante, no gli ho fatto mai neanche una telefonata per chiedergli di intercedere". Questo perché "noi siamo così, noi siamo di destra, non elemosiniamo giustizia ma la pretendiamo".
Storace ringrazia poi tutti coloro che gli hanno espresso solidarietà per la vicenda, "l'ho avuta anche da Follini e mi ha fatto piacere". Ringrazia anche l'esponente di Forza Italia, Francesco Giro, seduto in prima fila, ma non rinuncia alla battuta: "Lo ringrazio per le parole dette sulle agenzie. Magari se le dicesse anche Berlusconi... Perché non c'è solo Previti, c'è anche Storace...".


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