E’ da più di 60 anni che la gente della nostra base richiede che venga formata ed istruita una classe dirigente che sia in grado – non solo di gestire le strutture politiche ed amministrative dell’eventuale movimento che dovrebbe condurre le nostre idee al loro sempre atteso, sempre rinviato e mai ottenuto successo, ma – di dirigere, sovrintendere ed, eventualmente, controllare le “mete” o i “traguardi” che si arrivasse, mano a mano, a conquistare.
Invece, da più di 60 anni, si preferisce il più bieco e squalificato avventurismo e si continua ad offrire alla nostra gente, soltanto illusioni ed allucinazioni, vaticini e gratuiti e controproducenti abbagli. Si continua a proporre inutili “corse ad ostacoli”, spossanti “percorsi di guerra”, “lacrime e sangue” e/o onerose ed asfissianti “strette di cinghia”. In definitiva, per non andare in nessun posto. E per di più, essendo obbligati – per non dovere rinnegare o disconoscere la propria storia ed il proprio ideale – a seguire politicamente o cauzionare con il proprio voto, camarille di ometti di “m…” o di volgari “furbastri”, il cui unico scopo nella vita e nella politica, oltre a fare i “c… propri”, è semplicemente quello di continuare a fare i “monoculi in terra caecorum” ! Sulla “schiena” ed alla faccia, naturalmente, di chi crede in buona fede nelle nostre idee.
E’ da più di 60 anni che la gente della nostra base richiede che venga elaborato un programma di minima, sia per fare ordine e chiarezza all’interno delle nostre presupposte “fila”, sia per suggerire o proporre, all’esterno, delle soluzioni politiche, economiche, sociali e culturali che corrispondano ai momenti particolari della storia nei quali si vive ed alle effettive attese popolari.
Invece, da più di 60 anni, si preferisce continuare a lanciare le solite “parole d’ordine”, vuote e senza senso, fuori dal tempo e dallo spazio, scollate e disgiunte da ogni tipo di realtà nazionale e/o internazionale. Allo stesso modo dei normali “scenari da cinema” o da “teatro”, dove nel retro di un’appariscente, allettante e lusinghevole impalcatura, c’è soltanto il vuoto.
E’ da più di 60 anni che la gente della nostra base richiede che – parallelamente alle attività politiche – si mettano in piedi delle efficaci e dinamiche iniziative economiche che – oltre a permettere ai principali militanti di guadagnare quel minimo indispensabile per “sbarcare il loro lunario” e vivere dignitosamente – siano in grado di alimentare le casse del movimento e di assicurare un’agevole autonomia economica alle sue strutture ed un “largo respiro” finanziario alle sue future iniziative.
Invece, da più di 60 anni, si fanno le “questue” pubbliche, si chiede l’elemosina ai camerati, si sfrutta la buona fede dei pochi generosi che ancora ci restano e, se l’occasione si presenta, si accettano soldi di dubbia provenienza o di opaca origine e finalità – non per fare politica ed impostare una degna propaganda, ma semplicemente – per organizzare qualche frugale e rattristante cena elettorale o qualche allegorico e farsesco raduno o convegno politico, al servizio di questo o quel candidato, di questo o di quel “Leader”, per permettere a quest’ultimo, in caso di successo, di issarsi o inerpicarsi personalmente – grazie al concorso della “schiena” dei camerati che gli hanno concesso fiducia – fino al “plafond dell’armadio” che ha deciso di scalare e, quindi, permettergli di andarsi individualmente e comodamente a “rubare la marmellata”. Quei proventi, cioè, che dovrebbero, di diritto, appartenere al movimento e/o essere “re-investiti” nella battaglia politica e che, invece, ogni volta, come al solito, svaniscono nel più perfetto nulla e finiscono regolarmente nelle tasche del o dei “furbacchione/i” di turno.
E’ da più di 60 anni che la gente della nostra base richiede che si abbia il coraggio, una volta per tutte, di parlare di Fascismo e non di “destra” (sia essa, “radicale”, “sociale” o quant’altro…); di formare una direzione politica, corporativa e collegiale, dove le migliori capacità e competenze della nostra “famiglia di pensiero” possano essere evidenziate e fatte fruttare, e dove le strategie politiche da applicare collettivamente, siano preventivamente studiate e preparate; di rappresentare e difendere gli interessi di tutta la Nazione e non della semplice fazione che più ci interessa o ci sta più a cuore; di liberarci dalle inagibili ed impaccianti “stampelle” delle diverse e variegate “fedi religiose”, dalle “camice di forza” del dogmatismo ideologico e politico, dalla “galera” di una morale pubblica, esclusivamente legata alle preferenze o alle predisposizioni soggettive ed arbitrarie di qualcuno… e di ritornare, in fine, alle nostre origini pragmatiche, a-confessionali e virtuosamente romane.
Invece, da più di 60 anni, si continua a dire e fare esattamente il contrario.
In particolare, si continua a pretendere che il “Fascismo sia definitivamente morto con Mussolini, nel 1945” (detto direttamente e platealmente dalla “nipote” del Duce, sul Corriere della Sera ed in Televisione, è il massimo degli auto-goal che la succitata “Area” potesse realizzare!) ed, allo stesso tempo, si accetta attivamente o passivamente che:
-la Democrazia, – nonostante l’arcaica e millenaria scomparsa di Clistene (–VI secolo), Armodio e Aristogitone (gli uccisori, nel –514, di Ipparco – insieme ad Ippias, uno dei due Tiranni di Atene di allora – che furono salutati dalle generazioni successive come i principali “campioni della democrazia” dell’epoca!), Efialto (morto nel –461), Pericle (–495/–429), Alcibiade (–450/–404), ecc.;
-il Liberalismo – nonostante l’annoso e stantio trapasso dei più “nobili” ed affermati ideatori e divulgatori del liberalismo politico: René Descartes (1596-1650), John Milton (1608-1674), Baruch Spinoza (1632-1677), John Locke (1632-1704), Cesare Balbo di Vinadio (1789-1853), Massimo Taparelli d'Azeglio (1798-1866), Camillo Benso di Cavour, (1810-1861), Benedetto Croce (1866-/1952), Raymond Aron (1905-1983), ecc.; oppure, del liberalismo economico: Adam Smith (1723-1790), David Ricardo (1772-1823), Jean Baptiste Say (1767-1832), Frédéric Bastiat (1801-1850), Richard Cobden (1804-1865), John Stuart Mill (1806-1873), Michel Chévalier (1806-1879), ecc.;
-il Centrismo di ispirazione cristiano-cattolica – nonostante l’appurato e constatato decesso di Leone XIIIº (1878-1903 – alias Gioacchino Pecci – autore dell’Enciclica Rerum Novarum), Giuseppe Toniolo (1845-1918), Paolo Mattei Gentili (1874-1935), don Romolo Murri (1870-1944), Giulio Rodinò (1875-1946), Alcide De Gasperi (1881-1954), don Luigi Sturzo (1871-1959), Konrad Adenauer (1876-1967), Angelo Mauri (1873-1936), Giorgio La Pira (1904-1977), Giovanni Gronchi (1887-1978), Aldo Moro (1916-1978), Ivo Coccia (1891-1979), Benigno Zaccagnini (1913-1989), Giuseppe Dossetti (1913-1996), Amintore Fanfani (1908-1999), ecc.;
-il Socialismo in generale – nonostante l’antica e verificata scomparsa di Licurgo (-IX sec.), Manlio Curio Dentato (-III sec.), Tiberio Gracco (-II sec.), Apollonio Tianeo (I sec.); o ancora – più recentemente – di Thomas More (1478-1535), Tommaso Campanella (1568-1639); Bernardino Telesio (1509-1588), Gaetano Filangieri (1752-1788); Georg Wilhelm Friedrch Hegel (1770-1831), Claude-Henri de Saint-Simon (1760-1825), Giuseppe Romagnosi (1761-1835), Charles Fourier (1772-1837), Carlo Pisacane (1818-1857), Robert Owen (1771-1858), Etienne Cabet (1788-1865), Philippe Buchez (1796-1865), Auguste Comte (1798-1857), Johann Karl Rodbertus (1805-1875), Thomas Carlyle (1795-1881), Jules Guesde (alias Jules Bazile – 1845-1922), Louis Auguste Banqui (1805-1881), Louis Blanc (1811-1882), Adolph Wagner (1835-1917), Karl Eugen Dühring (1833-1921), Georges Sorel (1847-1922), ecc.;
-il Socialismo libertario – nonostante l’assodata e comprovata estinzione di William Godwin (1756-1836), Mary Wollstonecraft (1759-1797), Michel Bakunin (1814-1876), Pierre Joseph Proudhon (1809-1865), Petr Alekseïevic Kropotkine (1842-1921), Sergueï Guennadievic Netciaiev (1847-1882), Fernand Pelloutier (1867-1901), Francisco Pi y Margall (1824-1901), Anna Kuliscioff (1857-1925 – alias Anja Rosenstein), Élisée Reclus (1830-1905), James Guillaume (1844-1916), Émile Pouget (1860-1931), Nicola Sacco (1898-1927 – alias Ferdinando Sacco), Bartolomeo Vanzetti (1888-1927), Errico Malatesta (1853-1932), Alceste De Ambris (1874-1934), Buenaventura Durruti (1896-1936), Francisco Ascaso Abadia (1901-1936), Camilo Berneri (1897-1937), Jean Grave (1854-1939), Sébastien Faure (1858-1942), ecc.; (Identica considerazione, naturalmente – visti gli evidenti e certificati decessi di Max Stirner (alias Johann Kaspar Schmidt – 1806-1856), Ravachol (1859-1892 – alias François Claudius Koenigstein), Alexandre Marius Jacob (1879-1954), Eugène Dieudonné (1884-1944), Clément Duval (1850-1935), Emile Digeon (1822-1894), Raymond Callemin (1890-1913), ecc. – per quanto riguarda la branchia anarchico-individualista dello stesso filone);
-il Socialismo marxista – nonostante l’accertato e attestato trapasso di Karl Marx (1818-1883 – alias Moses Kiessel Mordechai Levi), di Friedrich Engels (1820-1895), Antonio Labriola (1843-1904), Paul Lafargue (1842-1911), Paul Singer (1844-1911), August Bebel (1840-1913), Gueorgui Valentinovitc Plekhanov (1856-1918), Franz Mehring (1846-1919), ma ugualmente di Jules Guesde (1845-1922 – alias Jules Bazile), Giacomo Matteotti (1885-1924), Costantino Lazzari (1857-1927), Karl Kautsky (1854-1938), David Riazanov (1870-1938 – alias Borissovic Goldenbakh), Arturo Labriola (1873-1959), Karl Korsch (1886-1961), Nicos Poulantzas (1936-1979), Anthony Blunt (1907-1983), Louis Althusser (1918-1990), ecc.;
-il Socialismo marxista-riformista – nonostante l’avverata e documentata morte di Ferdinand Lassalle (1825-1864), Jean Jaurès (1859-1914), Wilhel Kolb (1870-1918), Leonida Bissolati (1857-1920), Eduard Bernstein (1850-1932), Filippo Turati (1857-1932), Claudio Treves (1869-1933), Max Adler (1873-1937), Otto Bauer (1881-1938), Rudolf Hilferding (1877-1941), Bruno Buozzi (1881-1944), Giuseppe Emanuele Modigliani (1872-1947), Léon Blum (1872-1950), Karl Renner (1870-1950), Paul Henri Spaak (1889-1972), Pietro Nenni (1891-1980), Lelio Porzio (1895-1983), Riccardo Lombardi (1901-1984), Sandro Pertini (1896-1990), Bruno Kreisky (1911-1990), Bettino Craxi (1934-2000), Francesco De Martino (1907-2002), ecc.;
-la Social-democrazia – nonostante la trascorsa e verificabile estinzione di August Palm (1849-1922), Louis Pio (1841-1894), Harald Brix (1841-1881), Ferdinand Danielson Axel (1863-1899), Karl Lindhagen (1860-1946), Karl Hjalmar Branting (1860-1925), Olof Palme Sven, (1927-1986), Giuseppe Saragat (1898-1988), Willy Brandt (1913-1992), ecc.;
-il Maxismo-Leninismo – nonostante l’accertata e confermata morte di Nicola Lenin (alias Vladmir Ilic Ulianov – 1870-1924), Rosa Luxemburg (1871-1919), Karl Liebknecht (1871-1919), Franz Mehring (1846-1919), Hugo Haase (1863-1919), Giacinto Menotti Serrati (1872-1926), Zinovieff (1883-1936 – alias Grigori Ievseïevic Radomislski Apfelbaum), Leon Kamenev (1883-1936 – alias Rosenfeld), Antonio Gramsci (1891-1937), Nikolai Bukharin (1888-1938), Béla Kun (1886-1939 – alias Khoen), Josef Stalin (1879-1953 – alias Iosif Vissarionovic Giugascvili), Giuseppe Di Vittorio (1892-1957), Angelo Tasca (1892-1960), Palmiro Togliatti (1893-1964), Maurice Thorez (1900-1964), Amadeo Bordiga (1889-1970), György Lukács (1885-1971), Pietro Secchia (1903-1973), Emilio Sereni (1907-1977), Lelio Basso (1903-1978), Umberto Terracini (1895-1983), Luigi Longo (1900-1980), Enrico Berlinguer (1922-1984), Nikita Sergueïevic Khrusciov 1894-1971), Leonid Ilic Brezniev (1906-1982), Alexei Nikolaïevic Kossighin (1904-1980), Iouri Vladimirovic Andropov (1914-1984), Giancarlo Paletta (1911-1990), senza tenere conto degli indubbi e certificati decessi di Mao-Tse-Tung, Ho-Chi-Min, Rakosi, Ulbricht, Grotewohl, Dimitrov, Husak, Enver Hoxha, Kadar, Kim Il-Sung, Pol Pot, Gomulka, Gottwald, Marchais, Ibarruri, Meghistu, Samora Machel, Neto, Amin, Dubcek, Sboboda, Nagibullah, Ceausescu, Honecker, Modrow, Cernenko, Deng Xiaoping, ecc.;
-il Trotskismo – nonostante l’assicurata e dimostrata scomparsa di Leon Trotski (1879-1940 – alias Lev Davidovic Bronstein), Gustave Eckstein (1874-1916), Sergei Mrachkovsky (1883-1936), Ivan T. Smilga (1892-1937), Eugene Preobrazhensky (1886-1937), Mikhail Boguslavsky (1886-1937), Nikolai L. Muralov (1877-1937), Alexander Beloborodov (1891-1938), Andreu Nin (1892-1937), Pietro Tresso (1893-1943), Nicola Di Bartolomeo (1889-1946), Victor Serge (1890-1947), Alfonso Leonetti (1895-1984 - vecchio trotskista, rientrato nel PCI verso la fine della sua vita), Ernest Mandel (1923-1995), senza contare la simile e palese scomparsa di Paolo Ravazzoli, Romeo Mangano, Libero Villone, Livio Maitan, Gaspare Bono, ecc.;
possano, ancora oggi, allegramente ed impunemente dichiararsi vivi ed operosi, attuali e dinamici, idonei ed efficaci, giovani ed attivi, vitali e moderni, validi e rigogliosi, nonché continuare a riproporsi ed affermarsi, affinarsi o migliorarsi, perfezionarsi o ottimizzarsi, rifinirsi o ultimarsi, evolversi o modificarsi, revisionarsi e potenziarsi, correggersi o “emendarsi”, rifinirsi e “ritoccarsi”, ripresentarsi e cercare di mietere allori, come se le loro attività politiche e la loro storia fossero iniziate soltanto ieri!
Si continua a credere ed a fare credere che il Fascismo di Mussolini sia stato un “incidente della storia”, animato e sostenuto da una semplice “ideologia”: cioè, da una visione teorica, soggettiva ed arbitraria della vita e della storia che ha avuto la possibilità o la fortuna di affermarsi, nel nostro paese, per alcuni anni, in contrapposizione, contrasto e supremazia con altre “ideologie”, formalmente diverse e variegate, ma sostanzialmente uguali e contrarie. E si continua a concepire ed a tentare di attuare un “fascismo” che è esattamente il contrario di quello che è: cioè, “il fascismo, così come l’antifascismo voleva che fosse”: cioè, la “destra” o, se si preferisce, una fazione specifica, opposta ad altre fazioni, tutte facenti parte della stessa Societas o della medesima Nazione, e tutte identificabili, spiegabili ed “esorcizzabili” a partire dai medesimi criteri e parametri di accertamento e di giudizio.
Il tutto, naturalmente, senza accorgersi che il Fascismo non è affatto un’ideologia (non è, cioè, un semplice punto di vista soggettivo ed arbitrario che fissa un qualunque “schema”, assoluto ed indiscutibile, ed attende che la realtà si adatti automaticamente e supinamente al suo disegno; oppure, dopo averlo fissato, tenta di manipolare e/o di violentare la realtà, per cercare di poterla fare coincidere o “combaciare” con i termini teorici ed astratti della sua preventiva e preconcetta costruzione intellettuale !), ma soprattutto un metodo: è semplicemente fare (“quod non est in factis, non est in mundo » : ciò che non è nei fatti, è da reputare inesistente; in altri termini:, un vacuo, vuoto e vano “flatus vocis”) ; fare oggi, ciò che potrebbe essere fatto domani o tra un’ora; farlo bene; farlo nell’interesse generale della società; ed essere liberi di poterlo fare, senza dovere tenere conto di nessun tipo di tabù, di ostacolo o di impedimento ideologico e/o dottrinario.
Come se non bastasse, si continua incurantemente o servilmente ad accettare che i Leaders della cosiddetta “Area”, siano (e continuino ad essere) coloro che si sono creati una qualunque struttura “ad usum delphini” o si sono furbescamente impadroniti di strutture esistenti, vantando una legittimità politica che, al massimo, corrisponde alla ristretta cerchia dei loro amici personali o a quella dei “tira piedi” di cui, nel corso degli anni, si sono contornati.
In aggiunta, si continua assurdamente e partigianamente a mescolare e confondere il Fascismo con una serie di confessioni religiose che – non solo non hanno nulla a che fare o che vedere con la cultura alla quale le idee di Mussolini si erano ispirate, ma per spirito di servizio o di semplice decenza civile da parte degli eventuali “fedeli” – dovrebbero come minimo restare confinate nella sfera del privato o, quanto meno, evitare che possano essere brandite o utilizzate come delle vere e proprie pregiudiziali “ideologiche” o delle inaccettabili ed oscurantiste “conditio sine qua non” politiche.
In fine – snobbando il già citato Macchiavelli che saggiamente ricordava che “la politica è l’arte del possibile” – si continua a tentare di fare politica all’interno di un sistema democratico-parlamentare, arroccandosi preventivamente e gratuitamente su dei dogmi o delle pregiudiziali soggettive ed arbitrarie (ed aggiungerei “uterine”…), dimenticando puerilmente che – nel momento in cui si accetta di partecipare al “gioco elettorale” (che io personalmente ripugno ed aborrisco, per definizione!) organizzato dai suddetti sistemi – non si può fare altro che stare a quel “gioco”: rimanere, cioè, politicamente e strategicamente imprevedibili in qualunque circostanza e riservarsi – senza doverlo per altro affermare pubblicamente – di accettare una qualsiasi proposta di alleanza (a 360 gradi), purché quest’ultima convenga unicamente e politicamente (la Lega di Bossi, docet!) a chi ha l’intenzione di trarre benefici dalla politica elettorale.
L’adagio latino, in proposito, ricorda che : “Errare umanum est, perseverare autem diabolicum“ (errare è umano ; mentre perseverare, è diabolico).
Che cosa vogliamo fare, allora: vogliamo continuare a fare ciò che abbiamo fatto negli ultimi 60 anni, oppure vogliamo, per una volta, cercare di “CAMBIARE REGISTRO”, per tentare di rilanciare le nostre idee ed, allo stesso tempo, cercare di incrementare le nostre normali chances di successo?
Ai Camerati che mi stanno leggendo ed hanno avuto la costanza e la pazienza di seguirmi fino a questo punto, la risposta.




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