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Discussione: Cagliari da bere...!!!

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    Predefinito Cagliari da bere...!!!

    Storia di finanza e di politica. E di una signora da 50 miliardi. Tutto è iniziato quasi quattro anni fa con l’arresto della promotrice finanziaria Gabriella Ranno, oggi testimone dell’accusa.

    Lo scandalo Fideuram era su tutti i giornali ma lei, promotrice finanziaria d’alto bordo poi finita in disgrazia, sembrava già conoscere l’epilogo della storia: «Ci sono altre persone coinvolte - annuncia alla Nuova Sardegna il 26 maggio 2003, nell’unica intervista mai concessa - io non ho nulla da nascondere e non mi faccio scaricare». Non mi faccio scaricare: quella frase, infilata in mezzo alle altre con precisione chiururgica, ha risuonato per quasi quattr’anni nella testa di dirigenti di banca, politici ed ex politici del centrodestra, amministratori di enti e funzionari pubblici. Qualcuno forse l’ha presa sottogamba, di certo non la Procura della Repubblica: diciotto verbali con informazioni puntualmente riscontrate dal pubblico ministero Giangiacomo Pilia e la Ranno si trasforma di colpo in un personaggio pubblico, teste Omega in un processo che sembra perdere i confini. Dove compaiono e scompaiono i nomi di un ministro del governo Berlusconi, di presidenti della Regione, di assessori, di imprenditori della Cagliari da bere in una sequenza ininterrotta di avvisi di garanzia, interrogatori, accuse pesanti fino all’associazione a delinquere e alla corruzione.

    La città degli affari. Poi l’inchiesta si chiude e si aprono i fascicoli d’indagine. La discovery degli atti solleva il velo su una città degli affari che nessuno aveva mai messo nero su bianco. Si spiega qualche arricchimento sospetto, si mettono insieme i pezzi di un mondo dove la legalità sembra una malattia che colpisce i poveri, in una Cagliari dove a vestire Prada non è soltanto il diavolo.
    Alla fine lei, la bionda sorridente Gabriella, paga meno di tutti: nove mesi fra carcere e arresti a casa, un patteggiamento un po’ sofferto che le fa chiudere il conto con quattro anni di carcere virtuale malgrado una lista di imputazioni degna di un delinquente internazionale. La salva l’indulto, soprattutto la redime - agli occhi di una giustizia che bada al sodo - la disponibilità a collaborare, a fare i nomi, a spiegare fatti e antefatti. A lasciare in mutande chi attraverso lei contava di arricchirsi senza fatica. Una collaborazione a tutto campo che si rivela ancorata a ricordi solidi, al punto da reggere ai riscontri giudiziari e alla prova dell’udienza preliminare: dei trentadue indagati vanno a giudizio soltanto i sedici accusati da lei, quelli finiti in un modo o nell’altro nella sua rete di interessi, di conoscenze, di intimità. Gli altri fuori dal fango, con un grande sospiro di sollievo.

    A giugno in tribunale. Centro del processo Fideuram, Gabriella Ranno andrà dunque in aula il prossimo 6 giugno nel nuovo ruolo di testimone assistito da un legale. Per raccontare quegli anni vissuti sopra le righe, donna di denari in una partita che ha finito per sbancare soprattutto gli altri. Troppo abile, troppo intraprendente per farsi incastrare. Ha già nuovi incarichi professionali nella penisola. La cercano le banche, che se pure il denaro avesse odore non avrebbero olfatto. La Cagliari che conta la ricorda elegante e spigliata, impegnata a brillare nella sua vita da rotocalco patinato. Attorniata di amici influenti, danarosi ma avidi lo stesso. Viaggi a Parigi, a Londra, in luoghi esotici invariabilmente in compagnia di notabili che simpatizzano per Forza Italia. E cene all’Antica Hostaria, al Toscano, a Roma solo dal Bolognese, il locale di quelli che contano. Paga sempre lei: «Ero una donna da cinquanta miliardi...» taglia corto Gabriella Ranno quando parla col pubblico ministero. Le manca una laurea e allora se la inventa. E’ una donna ricercata, corteggiata, ascoltata grazie alle conoscenze alte. Qualcuno dice altissime: «Partecipava alle riunioni politiche del partito» conferma parlando di lei con i magistrati di Cagliari il ministro degli interni Beppe Pisanu. Il partito è quello di Berlusconi, partito degli affari a leggere le carte dell’inchiesta. Che descrivono una Cagliari affogata nel denaro facile, dove la politica sembra soltanto la via più breve per arrivare alla cassa.

    A tavola per arricchirsi. Fra riunioni conviviali e vacanze-premio («gli assegni li cambiavo alla boutique Seventy Five, siamo amici...») la Ranno riferisce di incontri settimanali a casa del suo fidanzato di allora, l’ex assessore regionale all’industria Andrea Pirastu, a leggere l’accusa il suo passepartout per ingressi importanti: «Insieme agli amici facevamo il punto sugli investimenti» spiega candidamente al pubblico ministero. E mostra le carte, alcune abilmente truccate. Investimenti degli enti regionali, controllati invariabilmente dagli Azzurri: una telefonata e fioccavano le firme sui contratti. Subito, senza tante discussioni. I miliardi pubblici, che gli statuti vietavano rigorosamente di muovere, finivano nel portafogli della promotrice. Baciata da provvigioni altissime, generosamente condivise con i referenti gerarchici e con gli amici di ogni giorno. Un’allegra combriccola che secondo la Procura amava la bella vita, un bel gesto dell’ombrello ai contribuenti che lavorano. Lei era il canale di passaggio, poi i soldi imboccavano le vie più disparate e raggiungevano i conti correnti giusti: «Mi consideravano una fuoriclasse...».

    I leader ai suoi piedi. Certo lo era, una fuoriclasse. Gabriella Ranno, col suo savoir faire da perfetta pierre di se stessa, controllava i leader del partito e ne assecondava le aspirazioni di benessere secondo un codice elementare: una mano lava l’altra. I loro nomi compaiono nell’agenda personale, dove lady Fideuram annota con cura meticolosa i livelli d’intimità e le prospettive di inciucio, liquidando con frasi asciutte quelli che non cedono alle sue lusinghe: «Casic, niente investimento... quel pezzo di merda ha detto no». Un po’ forse millanta, specie quando cita senza coinvolgerlo l’ex ministro Pisanu, che nel suo incontro romano con il procuratore capo di Cagliari Carlo Piana e col pm Pilia - 6 ottobre 2005 - conferma ma sfuma i propri rapporti e quelli della moglie con la Ranno: «La mia impressione su di lei è sempre stata positiva». Nei suoi ricordi cene e riunioni, reciproche visite di cortesia ma nessuna partecipazione agli affari. Come dire: i confini dell’inchiesta restano quelli sardi, le indagini in Svizzera non porteranno ad alcun risultato visibile.

    Il flusso del denaro. Il percorso del denaro, se la Ranno dice il vero, era questo: i vertici di Forza Italia ordinavano ai dirigenti degli enti regionali di investire miliardi in fondi Fideuram a tasso fantasioso, in barba agli statuti. Quei soldi finivano in più tasche: quelle della Ranno, dei dirigenti locali Fideuram e di Forza Italia, che sembrerebbe pagarsi - così lei riferisce al magistrato, ma qui mancano i riscontri - la campagna elettorale. Questo per restare ai piani alti. Perchè nell’inchiesta compaiono anche personaggi da retrobottega, quelli che fanno e promettono in cambio di un assegno, di qualche incarico. Uno è Marco Carboni, ingegnere cagliaritano, ex consigliere di amministrazione dell’Arst, ex assessore regionale ai trasporti espresso da Forza Italia e oggi ancora - malgrado il rinvio a giudizio per corruzione - commissario governativo alle Ferrovie meridionali sarde. A leggere i verbali il nome ricorre e le sue necessità materiali preoccupano costantemente la Ranno: «Marco doveva farsi la casa...» riferisce al pubblico ministero il 7 agosto 2004. E per mettere un tetto sulla testa dell’amico l’intraprendente promotrice gli passa 305 milioni di lire, con un complesso giro di assegni ricostruito documentalmente dal magistrato. D’altronde erano come fratelli: a Capodanno del 1999 lei e Carboni, con le rispettive metà e con Peco Soldati, l’ex vicepresidente del consiglio regionale Claudia Lombardo e Giuliano Guida, il consulente di Pietro Pittalis finito in tribunale per lo scandalo Cisi, erano volati a Londra per rilassarsi un po’.

    La campagna elettorale. Senza tralasciare gli affari, naturalmente: «Durante i colloqui nel viaggio - racconta la Ranno il 9 agosto 2004 - Marco Carboni mi indicò quali erano le potenzialità dell’Arst e mi riservai di parlarne con Andrea Pirastu per poi incontrarci con Carboni. L’incontro avvenne il 16 marzo 1999 nell’ufficio politico di Pirastu». Era solo un progetto perchè - precisa la Ranno - Andrea in quel periodo non era ancora assessore, ma si lavorava perche lo diventasse: «Marco Carboni era uno dei coinvolti attivamente nella campagna elettorale, così come lo era stato nel 1994. In quella riunione, siccome Marco non fa niente per niente, aveva chiesto qualche incarico nel caso in cui le elezioni fossero andate a buon fine. A Marco interessava stringere rapporti con Pisanu e lo poteva fare attraverso me. In questo contesto Carboni mi propose di attivarsi in seno all’Arst, perchè l’ente potesse investire in Fideuram, dicendomi che sarebbe rimasto in attesa di una proposta». Vinte le elezioni, Carboni si presenta puntuale alla cassa: «Si occupò della ristrutturazione della clinica Villa Elena (proprietà di Pirastu ndr) - riferisce la Ranno - fece dei corsi sulla sicurezza del lavoro e ricevette diversi incarichi sia fuori che dentro il partito». Incarichi e più avanti - come la Ranno preciserà - anche un assegno. Perchè non era donna che lesina, al contrario capisce che la generosità va ricambiata. Come chiamarla, solidarietà?

    L’imbroglio salta fuori. Nell’agenda risultano decine di annotazioni con nomi e cifre: soldi, regali, promesse. La successione delle date si interrompe bruscamente quando l’imbroglio viene fuori: la direzione di Roma blocca la prima operazione. I quadri locali di Fideuram si guardano in faccia, per decidere che a prendersi la colpa dovrà essere solo lei, Gabriella. E’ un canovaccio classico, paga chi è considerata l’ultima ruota del carro. Arrivano gli ispettori: «Mentre perquisivano la mia stanza mi venne impedito di parlare con chiunque - racconta al pm Pilia - mi hanno tolto il telefonino e anche l’uso del telefono fisso. Mi hanno tenuto così per tutta la giornata. Giorni dopo mi hanno chiesto di non far saltare fuori la vicenda, di trovare una soluzione politica. Ho fatto credere loro di essere d’accordo, ma sono andata a Milano per parlarne con il mio avvocato». Più avanti le spiegheranno che gli altri avevano figli, che era meglio scaricare tutto su di lei. Ma la decisione era presa: la donna del clan si sacrifica per la causa comune. Previsione errata, Gabriella Ranno incassa e cova in silenzio la vendetta: nell’intervista alla Nuova Sardegna («non mi faccio scaricare») annuncerà l’intenzione di vuotare il sacco ed è esattamente quello che accadrà. Ex fidanzato, amici, conoscenti importanti, grossi nomi della politica locale: tutti nel calderone maleodorante di un’inchiesta giudiziaria che rappresenta uno spaccato di terza repubblica speculare alla seconda. Dalle comodità delle Porsche Cajenne alla Cajenna degli interrogatori, fra avvocati e tribunali. Sulla Cagliari della finanza facile cala la notte. Da un’annotazione di Gabriella Ranno, nell’agenda che certi amici vorrebbero bruciare: «Non dobbiamo avere paura di essere un senso di contraddizione per il mondo, è nel perdonare che si resuscita a vita eterna». In calce, la citazione dell’autore: madre Teresa di Calcutta. Sono in tanti a sperare che lady Fideuram, ad un processo che si annuncia palpitante, si ispiri davvero alla santa missionaria.






    Casse pubbliche sempre aperte al Comune di Cagliari




    Il Comune dice: noi abbiamo i Vip, non possiamo lasciare che guardino il Cagliari senza l'assistenza di belle donne.
    E così sgancia 12.340 euro all'anno, più Iva, alla ditta Venus Dea per avere sei hostess in tribuna. Spesa a carico del Municipio, perché il Sant'Elia è suo: uno dei tanti esborsi per la gestione dello stadio dovuti alla chiarezza tante volte richiesta e mai data su chi debba gestire cosa intorno al campo. Ma la fornitura di modelle domenicali è solo una goccia dell'emorragia di finanziamenti elargiti dal Comune. C'è il giornalista pagato profumatamente per realizzare una rivista sul mare che sarà poi rivenduta al mittente. C'è l'associazione (Acli) che prende 40mila euro per attivare un numero verde, o quell'altra che ne prende 15mila per aiutare gli anziani la notte di Natale.
    Spese che non si sono fermate nemmeno con l'anno nuovo. È di gennaio la determinazione da 77mila euro, in favore della società Didaxa, per il “servizio inerente la predisposizione della campagna di comunicazione specifica, previo censimento delle utenze non domestiche cittadine, ai fini del potenziamento della raccolta differenziata ”. Uno studio che darà i suoi frutti in futuro. Quando anche gli anziani sapranno usare i computer, se andrà in porto il corso di alfabetizzazione informatica organizzato per loro: a disposizione ci sono 700mila euro solo per l'acquisto delle licenze Microsoft da installare nei pc portatili. Ma ci sono anche i documenti senza importo, come il contratto con Mariano Mariani (direttore del parco di Molentargius) per la sua consulenza per la predisposizione del piano strategico. La cifra c'è, invece, per i rimborsi delle spese di viaggio dei consiglieri di circoscrizione che non hanno la residenza in città. Non potrebbero mancare alle sedute della commissioni. Così il Comune, che pensa a tutto, prevede un budget di 20mila euro destinati al rimborso spese. Tipo benzina e caffè nel lungo tragitto, magari da Selargius, se uno abita a Su Planu.
    Tra le determinazioni c'è un corposo faldone che riguarda gli affitti. E qui spunta l'assessorato locatario da una parte e affittuario dall'altra. Il Patrimonio, nel mirino per la vendita a basso costo degli immobili in centro e gestore delle case popolari, sgancia 102mila euro all'anno per l'affitto degli uffici al secondo piano di via Sassari 3. Il beneficiario è lo Studio Radiologia di Giuseppe Deriu. Il terzo piano, invece, che ospita la Divisione Contratti-Appalti, costa 55mila euro ogni 12 mesi in favore degli eredi Piras, i proprietari. Ma la botta più grande, per le casse comunali dei soldi pubblici, arriva dal contratto di locazione per la biblioteca comunale di via Newton. L'immobile è di proprietà del costruttore Antonio Puddu: il Municipio ha già impegnato oltre 225mila euro per poter distribuire gratuitamente libri per tutto l'anno. Tra i creditori del Comune c'è anche la Chiesa, che col seminario arcivescovile chiede oltre 255mila euro all'anno per l'affitto degli spazi, occupati da uffici comunali, di via San Lucifero 87 e via Logudoro 32/40.
    Tutti immobili a pagamento per un Muncipio che, nella scorsa consiliatura aveva censito tutti i suoi beni. E c'erano tanti metri quadri. Suoi e gratuiti.





    Le spese folli del Municipio: finanziamenti a piene mani senza badare ai risparmi





    Le casse del Comune fanno euro da tutte le parti.
    I dirigenti del Municipio elargiscono finanziamenti a piene mani e sembrano non badare a spese. È un emorragia quella che salta fuori dalle determinazioni con frontespizio“Comune di Cagliari”, il paese dei balocchi. Il motto sembra: proponi e ti sarà dato. Anche se certi nomi sono quelli dei soliti noti.
    Giorgio Ariu, giornalista: su di lui si scatenò la polemica quando, in piena campagna elettorale, aveva beneficiato di 60mila euro per la realizzazione della rivista “Via Mare”. Ora il Comune ha deciso di comprarla, quella rivista «incentrata sulla valorizzazione dello specchio di mare su cui si affaccia la città», recita la determinazione sottoscritta da Ada Lai: mille euro per 500 copie. Ariu ricompare anche in un documento del 15 febbraio: in qualità di referente della Gia Comunicazione riceve 20mila euro «per la realizzazione e fornitura di 400 copie del volume “Cagliari, magia nei secoli” dello storico Giorgio Angioni». Ariu-Angioni, nomi che tornano nel finanziamento di 16.200 euro per 1500 copie del libro “La sagra di Sant'Efisiopatrimonio dell'umanità”. Per chiudere il capitolo giornalisti c'è Giovanni Follesa (direttore del quotidiano quartese L'Obiettivo), che in qualità di esperto
    di comunicazione si becca 1.700 euro lordi al mese per curare la comunicazione, appunto, sul piano strategico comunale. Di altri curricula pervenuti, oltre al suo, per ora non si ha notizia. Ma le spese “curiose” sono tante e per tutti i gusti.
    Anche il tempo libero è stato scandagliato, con un'indagine multiscopo sulle famiglie, chiamata “I cittadini e il tempo libero”. Costo, quasi quattromila euro. Un sondaggio è stato effettuato anche per valutare quanto la raccolta dell'immondezza possa piacere ai cagliaritani: 20mila euro elargite alla Key service. Poco, molto poco, se confrontato con la spesa per l'acquisto, concordato con trattativa privata, di 150 multilicenze Microsoft Office 2003: 700mila euro in uscita. Sempre in tema di tecnologia c'è la determinazione per l'acquisto di un software per la gestione delle comunicazioni interne dell'amministrazione: 7.200 euro per un programma che prende il posto di mail o skype, ovviamente gratuiti. Ma il sito del Comune viene visitato anche da stranieri. Ed ecco la spesa di 15mila euro per tradurlo in inglese.
    Via Roma però non spende solo soldi propri. C'è un programma del ministero della Pari Opportunità che prevede la nascita di numeri verdi “in aiuto delle vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale”. Da Roma sono arrivati 40mila euro, che il Municipio ha girato all'associazione Acli. Quarantamila euro, per un numero verde. La politica sociale è molto attiva. A Natale non ha fatto mancare l'assistenza agli anziani. E l'ha pagata profumatamente. “Natale 2006”, il servizio di assistenza domiciliare e teleassistenza in emergenza, è costato 15mila euro finiti nelle casse della cooperativa Cento Attività. Dai vecchi ai bambini, con 34mila e passa euro dati alla Promozione società cooperativa sociale per un progetto di mediazione linguistica interculturale per piccoli stranieri. Sei mesi la durata, per seimila euro di costo ciascuno.
    Di soldi pubblici.

    Ci sono anche le stranezze tra le spese dei vari uffici del Comune.
    Come la storia del signor M.G. e del suo viaggio a Bilbao. Era partito nel Paesi Baschi con una carta d'identità nuova di zecca. Ma al ritorno, al check-in, è stato bloccato: il documento, secondo gli operatori dello scalo, era irregolare. Insomma, il dipendente del Comune aveva sbagliato qualcosa. M.G. è stato costretto a pagarsi l'albergo e un nuovo biglietto aereo. Ma sapeva che la colpa era del Comune e ha fatto causa, vincendola: con l'aiuto del suo avvocato è riuscito a recuperare i 600 euro sborsati per l'errore dell'amministrazione.
    Da Bilbao al mercato di San Benedetto, dove il titolare della coop il Corsaro Nero è stato derubato di un barattolo di acciughe spagnole. Un alimento di valore, pare: il barattolo sottratto costava più di trecento euro. Il Comune, forse perché responsabile della vigilanza nel mercato, ha dovuto risarcire l'imprenditore derubato. Che davanti al furto non si è arreso e, anche lui, si è rivolto a un legale.
    L'assicurazione del Municipio non copre i danni derivati da certi reati. Così, come si legge nel documento del Comune, i soldi sono stati prelevati dalle casse pubbliche.

  2. #2
    Meda sabios paris
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    Beh, itte narrere, istamos bene!
    Ma sos Indipendentistas ki custas cosas las podiana indagare e denuntziare inue sunu?

 

 

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