In fondo una monarchia in potenza c'è: vi ricordate che Abbazia/Opatija ha da poco nominato Otto d' Asburgo suo cittadino onorario? Ricostruiamo con lui il Nostro benemerito Impero !!


In fondo una monarchia in potenza c'è: vi ricordate che Abbazia/Opatija ha da poco nominato Otto d' Asburgo suo cittadino onorario? Ricostruiamo con lui il Nostro benemerito Impero !!




Splicanin.dragi Robert , slazem se skoro u svemu s tobom
samo mi jedno nije jasno..zasto zelis cirilicno pismou toj novoj Jugoslaviji?
Scritto da Splicanin.
Traduzione: sono d'accordo con te su quasi tutto,solo una cosa non mi e' chiara, perche' desideri il cirillico in questa nuova Jugoslavia?
Risposta: invece per me e' tutto il thread che non ha ne capo ne coda. Se per assurdo Roberto diventasse re, io nel suo regno non ci metterei piede. Comunque per la cronaca il tasso alcolico e' piu' o meno stabile in tutte le popolazioni ex Jugoslave ed i Serbi desiderano essere trattati come gli altri popoli e non a pesci in faccia dalla decadente Ue. Comunque la Jugoslavia l'hanno sfasciata le varie repubbliche secessioniste e non certo la Serbia.


Caro rafrad , nel mio regno tu saresti benvenuto e trattato bene , cosi come anche il nobile popolo serbo avrebbe il giusto posto di imminenza ed importanza.E' ovvio che i tassi alcoolici sono uguali per tutti.Ed è anche giusto che la Serbia non si deve farsi mettere i piedi in testa dalla decadente Ue.Se fosse solo decadente , in verità in alcuni aspetti è molto peggio...La nostra posizione su come si è sfasciata la Yugoslavia però non coincide.A me risulta , e se sbaglio correggimi , che i serbi non volevano la parità ma il dominio su tutti gli altri.Ancora oggi quando parlo con qualche croato ,bosniacco o montenegrino e chiedo :"ma perchè cavolo abbiamo sfasciato la Yugoslavia ?" loro mi rispondono convinti :"è colpa dei serbi , non volevano la Yugoslavia ma la Serboslavia , la Grande Serbia dove loro dominano e noi ad essere servi.Malo Morgen Slobo...evo ti figa...neces ti nas karati..." e via dicendo.Quando parlo con i miei amici serbi mi sembrano allucinanti perchè dicono esattamente l'opposto rispetto a quello che dicono TUTTI gli altri popoli dell'Ex yugoslavia.La cosa ancora più allucinante in tutti questi esponenti dei vari popoli balcanici ex yugoslavi è un altra : sono tutti terribilmente convinti di quello che dicono.Per me è un mistero.Poi un altra cosa : ho trovato molti serbi o croati o altro disposti ad ammettere che la propria parte avesse delle colpe , ma MAI ho visto o sentito qualcuno dire (a parte qualche serbo pacifista e di sinistra della Bosnia e di Belgrado , ma quelli sono mosche bianche , come gli Hare Krishna a Zagabria) "NOI ABBIAMO TORTO ,GLI ALTRI HANNO RAGIONE." Credo che il giorno in cui questo cominci ad accadere sarà l'inizio della vera nascita di una Yugoslavia autentica... Quindi rafrad , io non sono nazionalista di nulla , credo che si deve essere giusti e non partigiani di un unica nazione.Il tribalismo non fa parte della mia filosofia di vita , aspiro all'universalità.Io non mi sento straniero a Belgrado , ma neanche mi sento straniero al Cairo o a Pechino.Io sono un essere umano e tutti gli esseri umani sono miei fratelli , la loro nazionalità non è fattore nè di preferenze nè di discriminazioni.Se mi puoi spiegare , se non ti disturbo , la tua posizione in quanto serbo perchè è crollata l'unità degli slavi del sud , mi faresti un piacere.La mia cultura è basata sulla versione croata , che comunque considero veritiera solo in parte. Roberto Minichini




Vukovar, divisa da una via
24.05.2007 Da Osijek, scrive Drago Hedl [Hrvatski]
Una via in centro a Vukovar, una delle città simbolo della guerra in ex Jugoslavia, un’associazione di veterani ha pensato di intitolare una via ad un soldato serbo che difese la città accanto ai suoi compagni croati. Un modo per far progredire la riconciliazione che però si è trasformato nel suo opposto
La proposta di dare ad una via di Vukovar il nome del difensore Predrag Gagic, ha diviso le associazioni dei veterani della città croata. Gagic è serbo di nazionalità, e la città di Vukovar è uno dei simboli delle sofferenze che hanno sopportato i croati nella sanguinosa guerra avvenuta con la dissoluzione della Jugoslavia. Vukovar, cosa che fino ad oggi per lo più veniva taciuta, insieme ai croati fu difesa anche dai residenti serbi, e Predrag Gagic e suo fratello Nenad furono tra questi.
“Con l'iniziativa di intitolare a Predrag Gagic una via di Vukovar abbiamo voluto mostrare che chiunque abbia contribuito alla società croata e alla formazione dello stato croato, può essere decorato, ricevere la sua via e andare avanti in questa società”, dice Zoran Sangut, il presidente di una delle associazioni croate dei veterani di guerra, l'iniziatore dell'idea di intitolare la via a Gagic. “Non bisogna giudicare le persone secondo la nazionalità a cui appartengono, ma bisogna apprezzarli a seconda della loro azioni”.
Ma Slavko Juric, il presidente di un'altra associazione dei veterani è contrario a questa idea. “Apprezziamo il ruolo di tutti i serbi che hanno difeso la Croazia, ma non vogliamo dividere i difensori secondo l'appartenenza nazionale. Se questo dovesse essere fatto, allora bisognerebbe tener conto delle proporzioni, perché è illogico che su tre vie di Vukovar che hanno avuto il nome dei difensori croati, si aggiunga anche la via di un difensore serbo. Nella difesa di Vukovar ci sono stati in modo imparagonabile molti più croati”.
Così l'idea secondo la quale dare ad una via di Vukovar il nome di un difensore serbo avrebbe potuto contribuire ad una migliore intesa, riconciliazione e diminuzione delle tensioni fra croati e serbi, si è trasformata nel suo opposto. Le tensioni hanno appena iniziato a bollire, mostrando quanto in questa città - una di quelle più colpite dalla guerra, dove fu commesso anche un orribile crimine di guerra, l'assassinio di più di 200 feriti dell'ospedale di Vukovar - tutto poggi ancora su fragili fondamenta e servirà ancora molto tempo per ripristinare una vita normale.
Predrag Gagic Predrag Gagic, serbo di Vukovar e figlio di un sacerdote ortodosso di Vukovar, si unì ai croati della città subito all'inizio della guerra. La maggior parte dei serbi di Vukovar abbandonò invece la città o si unì alle unità dell'Esercito popolare jugoslavo (JNA) e alle forze paramilitari serbe, che per mesi tennero la città in stato di assedio e la sottoposero ad una pesante distruzione. Ma Predrag Gagic rimase insieme ai croati e mantenne una delle posizioni più difficili sul fronte della zona, quello sulla strada di Trpinj, nota come il “cimitero dei carri armati”. Proprio là le forze serbe subirono le perdite maggiori. Alla fine del settembre 1991, sul fronte di Vukovar, a Predrag si unì anche il fratello Nenad, che viveva a Zagabria. Entrambi erano mitraglieri, coraggiosi e impavidi, e siccome spesso rischiavano la vita, i compagni di armi li chiamavano “i folli Gagic”.
“Predrag, come anche suo fratello Nenad, si sono comportati da veri patrioti e io apprezzo il loro contributo alla difesa di Vukovar. Più volte ho detto che, per esempio, se fossi vissuto a Cacak, in Serbia, e se qualcuno avesse attaccato quella città, il mio obbligo morale e umano sarebbe stato di difenderla, nonostante io non sia serbo. Perciò apprezzo eccezionalmente il fatto che i fratelli Gagic si siano comportati in questo modo” - afferma Zarko Pavletic, uno dei comandanti di Vukovar, di nazionalità croata.
Sia Predrag che Nenad fino all'ultimo difesero Vukovar. Quando la resistenza della città dopo un assedio di più mesi fu rotta e quando vi entrarono le forze serbe, entrambi furono arrestati e finirono nei lager in Serbia. “Ci trattarono molto peggio di come ci avevano trattato i croati”, dice Nenad, il fratello di Predrag. “Noi eravamo i traditori del popolo serbo e ci picchiavano di brutto”. A causa delle conseguenze delle botte, delle difficili condizioni di vita nei lager e delle ferite subite difendendo Vukovar, Predrag Gagic morì alcuni anni dopo. È sepolto fra i suoi compagni di battaglia, croati, al Cimitero delle rimembranze di Vukovar.
“Abbiamo soltanto difeso la nostra città e la patria dove siamo nati. Non vorrei doverlo fare di nuovo, ma se dovesse esserci bisogno, farei di nuovo la stessa cosa”, dice Nenad Gagic, che è sopravvissuto all'inferno bellico di Vukovar. È consapevole, invece, del fatto che la maggior parte dei croati non tiene in considerazione questo fatto, mentre la maggior parte dei serbi - visto che sono stati dalla parte dei croati - li percepisce come traditori nazionali.
“L'iniziativa di intitolare a Predrag Gagic una via di Vukovar sarebbe anche una forma di riconoscimento per la minoranza nazionale serba, perché anche alcuni loro membri insieme a noi hanno combattuto per Vukovar”, dice Zoran Sangut, il presidente di una delle associazioni dei veterani di Vukovar. “In questo modo mostreremmo che la storia della guerra di Vukovar non è in bianco e nero, ma che ci sono tanti colori e ancora di più tante sfumature. La mia tesi è che la guerra a Vukovar non è stata una guerra fra serbi e croati ma una guerra fra aggressori e patrioti”.
Tuttavia, gli altri non la pensano così. Slavko Juric, la cui associazione dei veterani si oppone a questa proposta, crede che dare il nome di Predrag Gagic ad una via contribuirebbe soltanto alle divisioni presenti a Vukovar. “Gagic non è morto difendendo Vukovar. E' morto alcuni anni dopo. Invece ci sono molte persone che sono morte difendendo la città, e che non hanno la loro via. Sono sicuro che questo provocherebbe la rivolta di quelle famiglie delle quali il figlio o il marito sono stati uccisi difendendo Vukovar”, spiega Juric.
Ad ogni modo, la proposta di dare il nome di Predrag Gagic ad una via di Vukovar si trova sul tavolo della sindaca di Vukovar, Zdenka Buljan. Ma sullo stesso tavolo si trova anche la lettera dell’associazione dei veterani che si oppone a questa iniziativa. Nemmeno oggi, 15 anni dopo la fine della guerra, la vita a Vukovar è semplice. Per questo neanche la decisione su cosa fare della proposta di intitolare una via di Vukovar ad un serbo che ha difeso questa città sarà semplice.
Fonte: www.osservatoriobalcani.org


Autore: rafrad6164 Data e ora: 28.05.2007 179
Una percezione diversa della realta' .
E' l'esercito Jugoslavo (non Serbo) che e' intervenuto in Croazia, in quanto quest'ultima si e' dichiarata indipendente il 25 giugno 1991 come la Slovenia ed il riconoscimento internazionale e' arrivato l'anno successivo e quindi nel 1991 non c'e' stata nessuna aggressione ai danni della Croazia, in quanto quelli che combattevano per essa erano dei paramilitari ed il legittimo esercito aveva tutto il diritto di difendere l'integrita' territoriale della Jugoslavia e quindi i due fratelli Gagic erano dei semplici insorti. Comunque e' irrilevante che venga dedicata una via con quel nome, in quanto per la maggioranza dei Serbi quei due sono dei traditori che non meritano alcun rispetto e per i Croati non vengono considerati come connazionali. Come il generale Divljak che combatte' con i Musulmani di Bosnia contro i Serbi (pur essendo Serbo), finita la guerra si e' trovato emarginato, in quanto i primi diffidavano di lui, mentre i secondi attendono di dare al traditore cio' che si merita. Insomma in guerre a sfondo etnico e' meglio non combattere con la parte avversa. Trovo l'articolo tendenzioso in quanto scritto da un Croato che ha osato definire paramilitari il legittimo esercito, mentre i secessionisti sono stati definiti patrioti. Insomma esattamente l'opposto, in quanto ad essere irregolari erano i sedicenti difensori ed i cosidetti aggressori facevano soltanto il proprio dovere di soldati, che consiste nel difendere la propria patria, cosi' come avviene in tutto il mondo.
Ho commentato l'articolo su osservatorio Balcani ed alcuni utenti, contrariamente a quanto stabilito nel regolamento interno, che non prevede il dialogo tra utenti, hanno cominciato a rispondere in maniera polemica e quindi ho spostato la discussione in questo sito. Vi allego le loro risposte.


Autore: filip Data e ora: 30.05.2007 199
commento
"Sposo " senza dubbi Ljubo,Manlio,stefano e mMartin.Mi sembrano qelli che ragionano e hanno la testa sulle spalle.Peccato che figure come questa siano state minoritarie,altrimenti altro che la distruzione della moschea di Banja Luka (15 sec. circa patrimonio Unesco)o del borgo di Pocitelj o di tanti altri ancora.Aggiungo soltanto che se nella mia citta fosse minacciato il castello marchionale o le mura di cinta o qualsiasi chiesa o munumento o altro ,io farei di tutto per difenderlo.E ovviamente anche le persone che ci vivono!
Autore: Ljubo Data e ora: 30.05.2007 10:01
Ben venga la strada
Sono passati 15 anni, ma Rafrad cova ancora un odio fanatico ed ingiustificato: per lui il mondo si divide in Buoni e Cattivi. Lui e' Buono. Beato te, Rafrad, che hai tutte queste certezze! E poveri noi, perche' e' delle tue certezze che si alimentano i conflitti. Circa Gacic, ha semplicemente deciso di difendere la propria citta', a dimostrazione che la vera appartenenza e' quella ad una comunita', anche se policromatica, non certo ad una etnia.
Autore: Stefano Data e ora: 29.05.2007 20:13
l'opinione
x rafrad6164, l'esercito regolare jugoslavo era interamente controllato dai serbi, il presidente di turno della Jugoslavia era Jovic (serbo), e lui aveva il controllo sull'esercito federale, il ministro della difesa era Karadijevic (serbo), il capo di stato maggiore della difesa era Adzic (serbo), e insieme a Milosevic condussero un'intensa attività di propaganda per convicere i serbi del carattere genocida dei croati.. secondo il mio modesto parere la guerra nella ex Jugoslavia è forse la più complessa della storia recente, dove un manipolo di uomini, se così possiamo definirli, sono andati al potere e la loro politica fu caratterizzata principalmente dall'odio etnico. Nel periodo che precedette il conflitto in Krajna i serbi furono terrorizzati dal ritorno degli ustascia.. questa rozza ma efficace propaganda, non fece solo breccia nelle campagne dove vi era un livello culturale basso diffuso, ma anche nelle città. Questo accese la miccia dell'odio. Persone come Gagic hanno avuto il merito non solo di difendere la propria terra, i luoghi della propria infanzia, i vicini di casa con cui avevano pacificamete convissuto fino a quel momento, ma anche di non lasciarsi condizionare dall'appartenenza etnica, riconoscendo il carattere aggressivo della propria parte.. Perchè dedicare una via a Pedrag Gacic? Perchè ha fatto una scelta difficile nella consapevolezza che comunque fosse finita sarebbe stato bollato come pazzo da una parte e traditore dall'altra.
Autore: Manlio Data e ora: 29.05.2007 17:02
qua nessuno è fesso
ipotesi 1) gagic era un idiota. Se combatteva per quelli di Paraga la cosa è certamente vera, se no, è ugualmente possibile ma improbabile. ipotesi 2) Gagic si è trovato in una situazione complessa (non solo lui) e ha preferito tradire l'appartenenza etnica piuttosto che le persone con le quali viveva. Dall'altra parte delle barricate si è trovato sia l'esercito "federale" che i paramilitari cetnici. Io vedo coerenza, anche ideologica, nella sua scelta. Comunque ha dimostrato che la difesa dello stato croato non fu affare solo dei croati e che quindi anche la minoranza serba ha i medesimi diritti dei croati, compreso quello delle vittime di "Oluja" al ritorno indisturbato. Non si può continuare a lamentarsi (giustamente) della barbarie della Kraijna e poi bollare Gagic come un traditore.
Autore: martin Data e ora: 29.05.2007 14:24
x michele
Io MI AUGURO che ci sia una buona dose di ironia nell'intervento di Michele; in caso contrario qui potremmo anche chiudere baracca e burattini, per quanto mi riguarda (se si comincia a parlare di veri croati "anche se nati serbi"...). Non credo che Gagic provasse un autentico e puro senso di appartenenza alla nuova Croazia di Tudjman; se così fosse, potremmo dargli semplicemente del cretino, e chiuderla così, fregandocene del fatto che gli venga intitolata o meno una strada (visto il buon numero di cretini ai quali sono intitolate molte vie croate). piuttosto credo che avesse un forte senso del LOCALE, un amore sincero per la sua città (che non è un concetto etnico;in più, Vukovar è tuttora un municipio croato-serbo). Questo sentimento ha miracolosamente saputo, in certi casi (pochi purtroppo) salvare il salvabile della convivenza interetnica, nella ex-Jugoslavia. e francamente, se vogliamo allargare un po' il discorso, credo che sia proprio (e solo) alla scala locale che si possa realizzare l'ideale europeo della coesione.


Mi duole correggerti ma il fascismo non è morto. MFL in Italia è l'unico partito che ha avuto la concessione di usare il fascio littorio e si presenta senza problemi alle elezioni comunali in tutta Italia.
Riguardo al fascismo Serbo...inviteri la signorina Bosniaca a guardare gli scheletri del suo armadio prima di permettersi di fare critiche agli altri. Il suo amico ex presidente bosniaco, per nostra fortuna crepato, penso abbia fatto ben di peggio !![]()