Blitz dei disobbedienti del Pedro. Ieri mattina sono riusciti a portare in Comune forati, malta e cazzuole e hanno bloccato l’ufficio "Murato" lo studio dell'assessore Nel mirino Luigi Mariani (Urbanistica). Ha più volte ricordato che l’area del centro sociale è destinata all’edilizia Una quarantina di attivisti del centro sociale Pedro ha occupato ieri mattina per circa mezz'ora l'ufficio dell'assessore comunale all'Urbanistica Luigi Mariani. Motivo della protesta (durante la quale è stato eretto di fronte alla porta dell'ufficio comunale un simbolico muretto, con forati e malta) è la futura demolizione del Pedro, che da vent'anni costituisce assieme a Radio Sherwood il cuore del movimento dei disobbedienti del Nord Est. Due gli striscioni esposti, uno con lo slogan «Stop cementificazione, stop speculazione no alla vostra riqualificazione» e un altro che recitava «Da Padova a Copenhagen guai a chi ci tocca». «Siamo qui per avvertire il Comune che oggi è l'inizio della nostra mobilitazione per dire "guai a chi ci tocca"» ha detto il portavoce del Pedro Max Gallob. «Io sono abituato a dialogare con gli studenti - ha replicato poi l'assessore Mariani - ma qui non potevo nemmeno parlare. È stata un'evidente intimidazione». «Se mi avessero ascoltato avrei detto che io non ho nessun potere né di mandarli via, né di cementificare quell'area. Non solo: apriremo un dialogo con loro e non c'è nessuna immediata idea di sgombero. Su quell'area esiste un piano di riqualificazione. Sull'area dove si trova il Pedro, che è del Comune, dovranno sorgere 64 alloggi pubblici, 40 del Comune e 24 dell'Ater. Però tutto è ancora fermo. Per quanto riguarda le altre opere che stiamo cominciando in quell'area, come le strade di collegamento al cavalcavaferrovia su via Dalmazia, non interesseranno la zona del Pedro».
Pedro, vent'anni di occupazione(M.G.) Il Centro sociale Pedro sta resistendo da vent'anni. Fu nell'ottobre del 1987 infatti che un gruppo di giovani aprirono i lucchetti di un capannone dismesso al numero 5 di via Ticino e lo risistemarono. Il centro fu intitolato a Pietro Maria Walter Greco, detto Pedro, calabrese emigrato in Veneto e militante dell'Autonomia padovana che morì il 9 marzo del 1985 a Trieste durante una sparatoria con la polizia. Per i pedrini è diventato come il Leoncavallo di Milano. Un posto dove si fa politica, si preparano le "spedizioni" a Vicenza per protestare contro l'ampliamento dell'aeroporto come a Padova per sostenere la libertà di spritz nelle piazze, ma anche concerti e si prepara la festa di radio Sherwood all'Euganeo, in estate.
PERCHÈ IL TRASLOCO Nell'area previsti alloggi pubblici(M.G.) Nella zona di via Ticino all'Arcella una volta c'erano magazzini e stoccaggio merci (della Veneta ad esempio). In particolare l'area comunale dov'è compreso il Pedro è di 11.880 metri quadrati: circa 8mila sono del "Giardino fantasia" e in 1.800 c'è il capannone dismesso occupato dal Pedro con 2mila metri di verde. Dieci anni fa il Comune insieme alla Regione e all'Ater fece un Accordo di programma inserendo tutta la zona in un Pru (piano di riqualificazione urbana) coinvolgendo anche i proprietari privati che cedendo parte della terra al Comune possono fare case su terreno finora vincolato a Verde. Nella parte comunale sono previsti 64 alloggi pubblici erp, 40 del Comune e 24 dell'Ater. A fianco passeranno le rampe di collegamento del nuovo cavalcaferrovia su via Dalmazia (da via Sarpi all'Arcella).Mariani: «E' stata un'evidente intimidazione» L’assessore all’Urbanistica: «Nessuno ha detto che si vuole sgomberare il Pedro, anzi il dialogo è aperto»«Io sono abituato a dialogare con gli studenti. Ma qui non solo non potevo rispondere a questi ragazzi, ma nemmeno parlare. È stata un'evidente intimidazione».
L'assessore all'Urbanistica Luigi Mariani ha una grande esperienza coi giovani. È docente di Ingegneria elettronica all'Università, ma ieri di ascoltarlo forse non aveva voglia nessuno. Quando ha cercato di spiegare è stato sommerso dalle urla dei pedrini: «Palazzinaro, cementificatore».
«Non mi hanno lasciato parlare perché con loro non si può spiegare. Ma se mi avessero ascoltato avrei detto che io non ho nessun potere né di mandarli via, né di cementificare quell'area. Non solo: apriremo un dialogo con loro e non c'è nessuna immediata idea di sgombero».
Allora perché si scaldano tanto? «Su quell'area da dieci anni esiste un Piano di riqualificazione che è stato finanziato fra l'altro anche dallo Stato con 7 miliardi e mezzo di lire dell'epoca. Ci sono dei privati che potranno costruire case col sistema della perequazione, ovvero dando in cambio al pubblico gran parte del loro terreno che fino ad oggi era vincolato a Verde. E poi c'è l'area dove si trova il Pedro, che è del Comune, dove dovranno sorgere 64 alloggi pubblici, 40 del Comune e 24 dell'Ater. Però tutto è ancora fermo, se ne parla da dieci anni e nel 2003 è stato firmato un nuovo Accordo di programma, mentre per quanto riguarda le altre opere che stiamo cominciando in quell'area, come le strade di collegamento al cavalcavaferrovia su via Dalmazia, non interesseranno la zona del Centro Pedro».
Ma siete dell'idea di dare loro un sito alternativo? «Credo proprio di sì». I pedrini comunque dicono che non c'è stato dibattito coi cittadini sul futuro dell'area. «Abbiamo dato 1 milione di euro ad ogni quartiere su questo tema perché informasse la gente e lo stanno facendo. Proprio loro invece hanno bloccato i lavori, qualche giorno fa, di un laboratorio per il riassetto del territorio che si stava tenendo a San Carlo».
Interviene anche l'assessore alla Casa, Daniela Ruffini accorsa nell'Ufficio di Mariani subito dopo il blitz dei No global. «L'amministrazione non cerca lo scontro con nessuno nè ha in mente di fare imminenti sgomberi. Ci sono molteplici esigenze per la città su quell'area, quelle dell'edilizia residenziale pubblica e quelle del Centro Pedro. Si dialogherà con tutti, ma certo è difficile farlo con chi vuole imporre solo il proprio punto di vista».
«Sono dei violenti isolati Li denunceremo per danni»Raggiungiamo il sindaco Zanonato via telefono. È impegnato a Roma per i lavori dell'associazione dei comuni italiani. «Sono stato informato che un gruppo di persone vicine al Centro Pedro e spalleggiate da Radio Sherwood si è introdotto oggi in Comune dove ha intimidito l'assessore Mariani ed ha interrotto l'attività della pubblica amministrazione, sporcando anche i locali. Sanno bene questi signori che l'assessore non prende iniziative personali ma è tutta la Giunta che decide, quindi questi metodi di individuare un avversario e minacciarlo e aggredirlo sono tipici dei violenti. Non dubitino: daremo subito mandato ai nostri uffici di querelarli per i danni materiali e morali che ci hanno prodotto. Non si offendono nè le persone, nè le istituzioni. Per fortuna sono sempre più isolati in città e rappresentano una nicchia di privilegiati che si costruiscono privilegi. Possiamo avere un dialogo? Lo stesso che si deve a chi offende e minaccia». Sullo stesso tono il commento di Ivo Rossi, presidente comunale della Margherita partito nel quale milita anche l'assessore Mariani. «Questa è una intimidazione pura, dello stesso valore di quella dei fascisti di un tempo, quando venivano calpestate le istituzioni con la violenza. Nessuno pensi che esistono delle zone franche da cui la legge è bandita, se lo devono togliere dalla testa. Il Comune andrà fino in fondo perché dietro sigle diverse sono sempre gli stessi pochi dal Portello alle Piazze a via Ticino a Scienze Politiche a fare violenza e questo non è tollerabile. Come non lo è l'accusa di cementificatore a Mariani che finora ha governato con assoluto rispetto evitando con tutta la Giunta proprio che avvenga questo».

Gallob: «Giù le mani: guai a chi ci toccherà»Il messaggio è chiaro: il Comune metta giù le mani dal centro Pedro. I Disobbedienti lo dicono a chiare lettere e, se questo non bastasse, lo dimostreranno con i fatti. Per cominciare ieri hanno "occupato" palazzo Moroni.
«Abbiamo occupato l'assessorato di Luigi Mariani - diceva ieri mattina Max Gallob, portavoce del centro Pedro, dopo aver recapitato all'interno dell'ufficio dell'assessore comunale all'Urbanistica un piccolo prototipo di muro eretto con tanto di calce e mattoni forati - per affermare in maniera ferma e decisa che il Pedro non si tocca e che non ci sposteremo mai dalla nostra sede di via Ticino. Il Pedro, negli anni, ha assunto un valore sociale e culturale importantissimo, non solo per noi, ma per tutta la città. E oggi a questo valore deve aggiungersene un altro: quello simbolico. Noi infatti vogliamo combattere la politica urbanistica della giunta Zanonato; una giunta di palazzinari miopi davanti alle vere esigenze della città e dei suoi cittadini più bisognosi". «Padova - continuava perentoriamente Gallob - non vuole i percorsi di finta partecipazione posti in atto dal suo Sindaco; e l'assessore Mariani, che in questa giunta sta difendendo i poteri forti, forse comincerà a capire da questa nostra azione cosa significa essere soffocati dal business e dal cemento. In ogni caso, da Padova a Copenaghen (dove proprio in questi giorni l'amministrazione cittadina ha demolito lo storico centro sociale Ungdomshuset) lo slogan è e rimane uno: guai a chi ci tocca. Non siamo disposti a nessun tipo di contrattazione e quello di oggi è solo l'inizio di un percorso che, inevitabilmente, ci porterà a vivere altri momenti di tensione con questa Amministrazione».
...non posso aggiungere altre parole,hanno fatto tutto da soli...è possibile parlare con individui tanto indemocratici???????