An: Al San Camillo eutanasia neonatale
«Quest'ansia di uccidere l'innocente non può essere contrastata limitandosi a invocare l'esatta applicazione della 194»

ROMA - Il senatore Alfredo Mantovano, dell'esecutivo nazionale di An, ha attaccato duramente la decisione del San Camillo di Roma dove a chi decide di sottoporsi a un aborto terapeutico tardivo viene chiesto di firmare un «consenso informato» per rinunciare alle cure intensive nel caso il piccolo sopravviva all'intervento. Ovvero «far sottoscrivere alla gestante che intende abortire un modulo di rinuncia alle cure nei casi, come quello accaduto da ultimo all'ospedale fiorentino Careggi, in cui il bambino nasce vivo».
MATRICE ANTIUMANA - «La decisione, se confermata, rivela l'identica matrice antiumana: se ce l'hai fatta a sopravvivere a un'ivg, non pensare di scampare a un'eutanasia neonatale» aggiunge Mantovano.

SOPPRESSIONE - «Che l'aborto sia soppressione di un essere umano, e non di una mera prospettiva di vita, è un dato che si ricava non dal catechismo, ma dal microscopio e, oltre una certa data, dall'ecografo. Perfino la legge 194, che autorizza tale soppressione, prevede la cura del feto, se ancora vitale. Che differenza c'è rispetto alle nate vive in Cina, al termine regolare della gravidanza, che in quanto donne, se superano l'aliquota stabilita, vanno uccise? Quest'ansia di uccidere l'innocente non può essere contrastata limitandosi a invocare l'esatta applicazione della 194. È indispensabile - conclude Mantovano- ripensare l'intero impianto di quella legge, che ha contribuito a formare questa mentalitá ostile alla vita».