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Discussione: I CN su ripensaremarx!

  1. #1
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    Predefinito I CN su ripensaremarx!

    CI VUOLE ARIA NUOVA (COMUNITA' E RESISTENZA)
    ------------------------
    [NDR] Un contributo dagli amici di Comunità e Resistenza (N.B. Anche in questo caso, per quanto possiamo condividere la parte critica iniziale del loro discorso siamo molto meno ottimisti rispetto ad un "socialismo" delle comunità locali. Il nostro orientamento è quello espresso da Gianfranco La Grassa circa la necessità di opporre all'impero americano un'alleanza tra paesi europei (più Russia e Cina) per accelerare l'avvento di una fase policentrica).
    ------------------------


    -------------------------------------

    Ed allora eccoci qui in pieno Governo Prodi con annesso caravanserraglio di una ”sinistra radicale” ormai allineata dopo l’infortunio al Senato del mese scorso che ha dato al Premier un potere assoluto sulla coalizione gauchista che oscilla tra i DICO e il voto di rifinanziamento alla missione di guerra in Afghanistan.



    La sinistra si è letteralmente disintegrata per correre dietro all’antiberlusconismo come unico collante di un assenza di valori, di idee e di programmi che ha raggiunto oramai il suo culmine nella politica delle liberalizzazione e della svendita “agli amici degli amici” del restante patrimonio pubblico ancora esistente in Italia.



    La prossima “riforma delle pensioni” sara’ l’ulteriore accelerazione dopo lo scippo del TFR ,di questo Esecutivo verso l’allineamento ai diktat internazionali che neppure il piu’ ottimista dei berlusconidi avrebbe mai pensato di poter ottenere.



    Cosa si deve ricavare da tutto cio’? Quali conseguenze politiche si debbono trarre da questa politica di “destra” di questo Governo di “sinistra”?



    La risposta è allo stesso tempo terribilmente semplice ma drammaticamente complicata: bisogna cercare “altro”, bisogna cercare di rivedere metodologicamente teoria e prassi del marxismo contemporaneo. Bisogna recuperare quel sano spirito di critica costruttiva che finalmente ci liberi il campo dalle macerie che questa banda di sinistri postmoderni e progressisti hanno seminato lungo il cammino.



    Un’idea socialista è sempre possibile, se non necessaria, ma per poterla solamente ipotizzare occorre una Rivoluzione copernicana dei valori, delle idee e della teoria rispetto alla quale questa sinistra liberal deve essere posta agli antipodi.



    Ne’ costituiscono delle risposte valide a questo stato di crisi “esistenziale” della sinistra, i “purismi identitari” di chi vuole ricostruire marginali “partiti comunisti” che rifiutano l’abiura operata dalla sinistra radicale, perche’ in questo modo si rimane ancorati alla stessa concezione di “estremita’” di un mondo ideale che è entrato in crisi, non solo per opportunismi e tradimenti, ma per la sua incapacita’ di ripristinare un nesso tra Politica, Uomo, e Comunita’, adagiandosi su concezioni novecentesche fallimentari.



    Non è facile soprattutto perche’ l’ostracismo della sinistra verso questo “cambiamento di pelle” è generalizzato, cosi’ come sono generalizzate le rendite di posizione culturali e politiche in questo ambito, ma è l’unica alternativa all’agonia ed alla sicura morte di ogni possibile sviluppo di un’ idea di socialismo che parta dal basso, dalle comunita’ locali, come a Vicenza e in Val di Susa, che sappia opporre alla protervia di chi si dice di “sinistra” e poi fa peggio della “destra” un pensiero “altro”, non basato su vecchi schemi, ma sul nesso tra Individuo, Comunita’, e Liberazione sociale.



    COMUNITA’ E RESISTENZA

    www.comunitarismo.it

    Marzo 2007

    postato da: RIPENSAREMARX alle ore 16:27

    Sviluppate il dibattito qui e su ripensaremarx alla sezione commenti!

  2. #2
    ghost dog
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    Non vedo "contraddizione".
    Cominciare a "ri-discutere" il socialismo è doveroso.
    Così come è necessario comprendere che senza "multipolarismo", non ci sarà nessun futuro.
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Shardana Ruju Visualizza Messaggio
    Non vedo "contraddizione".
    Cominciare a "ri-discutere" il socialismo è doveroso.
    Così come è necessario comprendere che senza "multipolarismo", non ci sarà nessun futuro.
    Io sono convinto che il multipolarismo sia pericoloso tanto quanto un mondo unipolare. Cambia solamente il numero di aprtecipanti alla spartizione della torta imperialista. L'obiettivo strategico a mio parere deve essere la fine del polarismo mondiale e deve avvenire attraverso un fenomeno di lotta dal basso a livello mondiale.
    Un mondo multipolare creerebbe semplicemente un riassestamento nella distrubuzione delle sfere di influenza del capitale mondiale, cosa che tra l'altro a mio parere sta già avvenendo attraverso il capitale finanziario mondiale.
    Per questo non sono daccordo con LaGrassa, il futuro non può essere una riedizione con attori in parte diversi di un passato che comunque conveniva politicamente ed economicamente solamente al centro metropolitano capitalista.

    A luta continua

  4. #4
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    sono d'accordo con Sandinista sulle prospettive, ma aggiungerei che un mondo multipolare lungi dall'aiutare i processi rivoluzionari, sarebbe per lo meno decisamente meno pericoloso in termini di guerre di aggressione militari.
    Questo sarebbe un risultao umano importante. Poi per il resto credo che non è certo l'unipolarità o la multipolarità a determinare un percorso di cambiamento e di lotta al sistema. Figuariamoci.
    L'unica cosa realmente forte e utile e da difendere sono le nazioni antiimperialiste che puntano a vivere di sé stesse in un socialismo più o meno marcato, con il loro modello, senza voler saccheggiare nella competizione globale il resto del mondo.
    E allora ogni patria che resiste alle pressioni e vuole vivere con in forme similautarchiche ( a livello ad esempio con tendenze autarchiche di commercio in un'area politicamente determinata , come parte del sudamerica ) riceve il mio incondizionato appoggio.
    La Cina sfruttratrice no.
    Altra cosa è se la Cina dovesse essere aggredita dagli Usa, ma li si tratterebbe solo di difendere un aggredito contro un aggressore.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Io sono convinto che il multipolarismo sia pericoloso tanto quanto un mondo unipolare. Cambia solamente il numero di aprtecipanti alla spartizione della torta imperialista. L'obiettivo strategico a mio parere deve essere la fine del polarismo mondiale e deve avvenire attraverso un fenomeno di lotta dal basso a livello mondiale.
    Un mondo multipolare creerebbe semplicemente un riassestamento nella distrubuzione delle sfere di influenza del capitale mondiale, cosa che tra l'altro a mio parere sta già avvenendo attraverso il capitale finanziario mondiale.
    Per questo non sono daccordo con LaGrassa, il futuro non può essere una riedizione con attori in parte diversi di un passato che comunque conveniva politicamente ed economicamente solamente al centro metropolitano capitalista.

    A luta continua
    Credo invece che il multipolarismo sia-nel contesto imperialista-molto pericoloso.
    Sappiamo che l'economia imperialista quando satura i mercati è costretta a muovere le proprie truppe in cerca di questi.Ora non si tratta piu' di un confronto in cui l'Urss opponeva il proprio arsenale agli SU per contenere -in uno stato di immobilità geopolitica che l'ha portata inevitabilmente al tracollo-l'espansionismo yankee,ma di soggetti che controllano e progettano la propria crescita nello stesso contesto economico-Cina e Russia-seppur con meccanismi di controllo diversi ma non del tutto differenti-Russia-
    Tenendo in considerazione la necessità di ognuno di questi soggetti-sopra tutti la Cina-di accaparrarsi materie prime per sostenere uno sviluppo materiale in costante crescita,non è da catastrofisti pensare ad un tunnel senza uscita.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    L'unica cosa realmente forte e utile e da difendere sono le nazioni antiimperialiste che puntano a vivere di sé stesse in un socialismo più o meno marcato, con il loro modello, senza voler saccheggiare nella competizione globale il resto del mondo.
    Ed ecco sostanzialmente il tasto che volevo toccare.
    In che modo possiamo accendere il fuoco socialista poichè si proaghi nelle coscenze del popolo mediato prima che il globo si trasformi in un pubblico caotico mattatotio?

  7. #7
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    annosa questione, Resistente.
    Credo intanto che il nazionalitarismo da questo punto di vista sia un punto di forza e il transnazionalismo di debolezza. I baluardi del socialismo devono difendersi con i denti da un nemico principale: il costume e la mollezza del desiderio di essere più ricchi e agiati. Se un popolo ha una storia, una tradizione, un senso della comunità da difendere, come c' è a Cuba, questo è il vero viatico salvifico del socialismo.


  8. #8
    ghost dog
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    La questione è data dal fatto che se all'attuale potere internazionale predominante sarà concesso di strutturarsi in dominio, senza contraltari in grado di intaccarne le potenzialità totalitarie, ben pochi saranno i margni per un qualsiasi tipo di socialismo.
    Guerre endemiche, destabilizzazione permanente, divisone del mondo in zone privilegiate ed in zone povere, controllo pervasivo delle masse, irregimentazione sociale, uso indiscriminato delle armi nucleari e di distruzione di massa....sono cose che non consentirebbero nemmeno alle nazioni resistenti di poter sussistere.
    Solo nella dialettica tra posizioni comunque diversificate(sia pure se interne ad un singolo modo di produzione), si possono aprire spiragli e margini di sussistenza per i popoli "non allineati" e per progetti di tipo socialistico.
    Altrimenti, lo dico con amicizia e profondo rispetto, si rischia di ri-piombare in quella mentalità dell'estrema sinistra da cui si cerca di "fuoriuscire".
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Shardana Ruju Visualizza Messaggio
    Solo nella dialettica tra posizioni comunque diversificate(sia pure se interne ad un singolo modo di produzione)
    Scusami in anticipo,potresti chiarire meglio questo concetto?

  10. #10
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    Non per fare il solito "giullare" o per "provocare", ma... voi vi rendete conto che parlando in termini ottocenteschi vi situate ben al di fuori della realtà?

    (Oppure sono io che sbaglio e per le categorie di persone per le quali parlate va anche bene quel tipo di discorso.)

    Voglio dire però : mi pare che l'approccio rivoluzionario economico non abbia portato quello che prometteva ed ha già fallito in partenza una e più volte, fra l'altro creando l'attuale classe dirigente (imbevuta di queste chiacchiere sui rapporti di produzione), non vi sembra sia il caso di non ripetere l'errore?

    O magari vi ritrovo fra 10 anni alla dirigenza di aziende multinazionali e militanti di partiti liberali?

 

 
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