Brasile, una sola voce: "Fuera Bush"
|Venerdi 9 Marzo 2007 - 16:24 | Siro Asinelli |
È iniziato nel peggiore dei modi il tour di George Bush in America Latina, prima tappa, ieri, a San Paolo del Brasile ove resterà sino alla sua partenza di stasera verso Montevideo, Uruguay. Il presidente degli Stati Uniti è stato accolto dalle contestazioni di piazza di centinaia di migliaia di manifestanti al grido “Fuori Bush”.
Nessuna sorpresa, in verità: le proteste erano state organizzate da tempo, mentre da giorni le principali formazioni politiche, sociali, dei lavoratori e studentesche riempiono le piazze di tutto il Paese carioca in previsione dello sbarco della comitiva statunitense. Manifestazioni di aperto dissenso sono state espresse a tutti i livelli: lo stesso Partito dei Lavoratori cui appartiene il presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva è tra i promotori delle manifestazioni.
Critiche durissime sono state espresse anche al Congresso di Brasilia: la deputata del Partido Socialismo y Libertad (PSOL) Luciana Genro ha presentato di fronte la Commissione per le Relazioni estere della Camera una mozione per dichiarare l’inquilino della Casa Bianca “persona non grata”. Nelle strade antistanti la stessa sede dell’organo legislativo, i manifestanti hanno dato fuoco ad un manichino con le sembianze di Bush .
Accordi commerciali, investimenti bilaterali, cooperazione interamericana, rilancio degli interessi a stelle e strisce nell’ex “cortile di casa”. L’agenda dell’amministrazione Usa è fitta di impegni, a partire dall’incontro di oggi a San Paolo tra Bush e Lula, contornato da una serie di appuntamenti a livello istituzionale. La carovana a stelle e strisce, peraltro, è di tutto “rispetto”: al fianco del presidente, oltre alla moglie Laura, viaggiano il segretario di Stato Condoleezza Rice, che incontrerà il suo omologo Celso Amorim, la responsabile al Commercio Susan Schwab, che si vedrà con diversi imprenditori; senza dimenticare la presenza del responsabile per gli affari latinoamericani, Thomas Shannon, e il responsabile del Consiglio di sicurezza nazionale, Stephen Hadley.
Particolarmente delicate i negoziati relativi alla commercializzazione dell’etanolo brasiliano negli Stati Uniti. Washington sarebbe disposta ad abbattere le pesanti tariffe doganali che pesano in negativo sulla bilancia commerciale del Paese sudamericano.
L’amministrazione Bush, in cambio, pretende di rinegoziare alcuni aspetti del fallito FTAA-ALCA, il trattato di libero commercio delle Americhe archiviato nel 2005 anche grazie agli ostacoli posti dal primo mandato Lula.
A San Paolo la tensione è evidente. Oltre cinquemila soldati e poliziotti in assetto anti sommossa presidiano il centro cittadino supportati da diversi elicotteri e un’ottantina di blindati. Al seguito del presidente Usa sono arrivati anche 320 agenti tra CIA e FBI, integrati da 20 tiratori scelti.
Fino all’ultimo la sicurezza ha preferito non divulgare il nome del grande albergo che ospita la carovana a stelle e strisce, l’Hilton. Nella struttura sono stati ospitati una batteria leggera per l’intercettazione di missili mentre intorno al complesso alberghiero è stato disposto un cordone di sicurezza per un raggio di venti isolati.
Mentre oggi si consuma il primo dei sei giorni latinoamericani di Bush, in Uruguay si annuncia un’accoglienza altrettanto turbolenta. “Lottiamo per un’America Latina unita, contro l’imperialismo e gridando forte: fuori Bush!” è il benvenuto lanciato all’indirizzo della Casa Bianca dalla Comisión Nacional de Organizaciones Sociales (CONOSUR). Come in Brasile, il dissenso è trasversale, dalla piazza ai banchi istituzionali: “Il governo degli Stati Uniti ha la propensione ad operare unilateralmente su tematiche che interessano il mondo intero – si legge nel comunicato diffuso ieri dalla segreteria degli Affari sociali del Partido Nacional – la presenza di installazioni militari Usa in Paesi latinoamericani e particolarmente del MERCOSUR continua a preoccuparci”.
L’idea di presentarsi in America Latina con usurate ricette neo liberiste al fine di accaparrarsi improbabili consensi di piazza, insomma, è stata fallimentare sin dall’inizio.
E l’eco degli slogan anti Washington provenienti dalle piazze di tutto il continente cominciano ad inquietare Capitan America.
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