Là sulla Rive Gauche
Sta accadendo qualcosa? Qualcosa d'impalpabile ma significativo? Due occasioni, assolutamente diverse tra loro, danno adito a congetture ardite. In Italia la sinistra compatta ha boicottato per ben due volte, a gran voce, il suo critico interno Oreste Scalzone. In America Latina, cosa di un significato ben maggiore, Bush è andato dal sindacalista socialcomunista Lula, Presidente del Brasile a cercare appoggio contro il fronte Chavez-Castro. Cosa può voler dire tutto ciò?
Bush, Lula, la sinsitra globale e il Nuovo Ancien Régime
Innanzitutto che la sinistra globale, sia dal punto di vista ideologico che da quello strutturale delle miriadi di strutture associazionistiche le quali, insieme a quelle della Chiesa, formano l'insidiosa piovra onnisoffocante, è l'impalcatura fondamentale dell'imperialismo mondialista global (o alterglobal, fa lo stesso). E questo lo sapevamo già. Ma lo deve avere scoperto anche Bush, visto che chiede alla sinistra più ortodossa (quale è quella di Lula) sponda contro la sinistra più eterodossa (in quanto nazionale, risorgimentale e para/tercerista) di Chavez. Potrebbe essere solo una questione contingente, ma potrebbe trattarsi di qualcosa di ben diverso. E cioè dell'effetto della Nuova Restaurazione capitalista, della messa in moto del Nuovo Ancien Régime.
Da Sorel a Togliatti
Se torniamo indietro di un centotrent'anni circa ci accorgiamo che la resistenza all'avanzata capitalista vedeva allora insieme, nello stesso crogiuolo, l'intero movimento socialista e sindacale (che teneva assieme aspirazioni e prospettive ben diverse tra loro) e l'antimodernismo, sia rivoluzionario che controrivulzionario, di destra. Furono una serie di eventi storici a produrre le differenziazioni che abbiamo ereditato. Iniziò la linea morbida dei “tradeunionisti”, ovvero dei rappresentanti del sindacalismo collaborazionista, a determinare un primo spartiacque fra entristi e irriducibili, il che comportò in Francia a fine XIX un'alleanza sindacal/rivoluzionaria molto più stretta che in precedenza ma variegata (monarchici, socialnazionali, socialisti incondizionati, anarchici, tutti insieme pur nelle diversità formali). L'uomo di punta di quell'ondata fu Sorel. La seconda grande divisione, da cui nacque storicamente il fascismo, fu l'effetto in primo luogo delle diverse concezioni rispetto alla Grande Guerra e all'idea di nazione e poi dell'atteggiamento rispetto alla Rivoluzione d'Ottobre con l'avvento imponente sulla scena della teologia leninista. I tre decenni successivi vennero scanditi dalla lotta per il controllo delle masse tra fascisti, stalinisti e anarco/trozkisti. Stalin, che aveva massacrato gli anarco/trozkisti in ogni angolo del mondo, poté godere della sconfitta mondiale del fascismo (ovvero dei popoli liberi) da parte del numero e della potenza del capitale. Ma non fu il solo a conquistare le masse: ci pensarono anche i nuovi teradeunionisti americaneggianti. Per diversi decenni si visse poi di rendita ideologica, immaginando che la realtà corrispondesse a quella mitologica degli anni Dieci-Quaranta. Ma, nei fatti, la sinistra, seguendo il battistrada Togliatti, andò a trasporre per intero la mentalità stalinista in una linea politica tradeunionista e liberale, facendo del gramscismo il piede di porco per la conquista del potere ideologico e intellettuale, detenuto sotto la forma di un nuovo clero.
Lo stalinismo del Partito Democratico e l'alleanza americano-comunista
L'accelerazione della globalizzazione ha recentemente fornito al clero marxista-leninista e alle sue strutture associazionistiche la possibilità concreta di fungere da ceto amministrativo del capitalismo mondiale. Lo stalinismo imperante nelle menti dei funzionari si è andato così ad accompagnare con le versioni soft del comunismo (nel senso di massificazione uniforme); un comunismo che si fonda oggi sul binomio formato dall'ideologia “liberal” e dal paternalismo sindacale in versione “tradeunionista”. Ragion per cui la sinistra, specie quella comunista ortodossa, non ha più ragione di pensare in termini di opposizione rivoluzionaria, anzi! Un recente manifesto dei DS è esplicito come niente altro mai. Esso dice “I DS nel Partito Democratico per la rivoluzione liberale”. Che si traduce così: piena accettazione dell'immaginario della sinistra americana e prosecuzione del gramscismo per modificare antropologicamente l'uomo in senso individualista e indifferenziato. Gli Usa che annaspano per mantenere il controllo unilaterale del pianeta non potrebbero quindi trovare migliori alleati degli apparati comunisti e viceversa (senza contare che l'apparato comunista notoriamente parassitario ne ricava lauti fondi).
Quella linea di frattura a sinistra
Questo comporta, però, che i partiti, i movimenti e gli uomini di sinistra legati a mitologie forti o inseriti in realtà socioculturali atipiche (quali sono quasi tutte quelle dell'America Latina) diventano i primi nemici dello stalinismo liberale esattamente come i comunisti libertari lo erano stati per lo stalinismo sovietico. Da tutto ciò se ne può ricavare l'ipotesi non solo di una spaccatura ma di una regressione storica generale nel pre-lenismo e nel pre-fascismo (con gioia in questo da parte degli elementi di cultura esogena che cercano di proporre nella Destra Radicale il superamento del fascismo inteso come felice ma dissennata contingenza, sostituendogli l'immaginario mitologico codino tramontato, in quanto rivelatosi vacuo, già centosettant'anni fa).
Un nuovo crogiuolo?
Una regressione storica che può, però, comportare, specie in America Latina dove la storia e l'evoluzione economica sono andate ben diversamente che da noi (vedasi l'alleanza Castro-Peron per intendersi), la ricomposizione di un crogiuolo dal quale si possono ricavare energia e sintesi. E qui mi fermo, senza mancare di constatare con amarezza il totale spiazzamento della cosiddetta Destra Radicale rispetto agli scenari odierni. Non lancio proposte, oltre a quelle solite di rivoluzione culturale, di trasformazione strutturale e di abbattimento delle gerarchie invertite. Una delle migliori riviste francesi, dedicata alla formazione quadri, si chiama Réflechir et Agir, che significa riflettere e agire. Per un'area che fa grande strepito, parecchia agitazione e solo pochissima azione (ma nei rarissimi casi in cui agisce bisogna dire che lo fa bene...) l'invito, nello specifico, esponendo quest'ipotesi evolutiva, è a riflettere.
Gabriele Adinolfi


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