Nel Correntone ds è in corso un braccio di ferro tra i dirigenti. Dopo un periodo in cui i leader della componente di minoranza della Quercia sembravano aver abbandonato l’idea della scissione con il retropensiero che, restando dentro, avrebbero condizionato le future mosse non soltanto dei Ds ma dello stesso Partito democratico, ora il dado è stato tratto, anche se Piero Fassino ancora ieri ripeteva:
“Non credo ci sarà una scissione nei Ds”.
Ma si litiga sui tempi. Infatti una parte del Correntone – il leader Fabio Mussi e altri – ritiene opportuno andarsene prima del congresso di aprile. All’assise, infatti, i giochi saranno già chiusi perché il voto sul segretario e sulle mozioni avviene prima, nei congressi locali.
Ma un pezzo della sinistra storica pensa sia un errore lasciare prima dell’assise nazionale. Alla fine dei congressi locali, quando le percentuali di ogni mozione saranno rese note, si terrà comunque una grande assemblea degli aderenti a questa componente dei Ds. Lì si deciderà se abbandonare il partito prima o dopo.

In attesa di questa decisione tutte le procedure scissioniste sono state avviate. Sono già stati presi i contatti per la costituzione di gruppi parlamentari autonomi e per l’istituzione di una fondazione politico-culturale. Non sarà quindi l’ennesimo partitino della sinistra, almeno al momento.

Sempre in vista delle future mosse, gli esperti del Correntone stanno studiando i dati congressuali. Ma più che alle percentuali (che non sono troppo lusinghiere) guardano ai dati assoluti per capire se gli iscritti che fanno riferimento alla loro area sono diminuiti o no. Il numero, grosso modo, è invariato, se si eccettua qualcuno che dal partito se n’è già andato o non ha voluto rinnovare la tessera.

Ma quanti seguiranno i leader del Correntone nella loro impresa? I leader stessi assicurano che saranno la maggior parte degli iscritti che fanno riferimento a quest’area, anche se temono qualche defezione a livello di dirigenza periferica.

Quel che però non si è ben capito è il futuro del Correntone. Non sarà un partitino, è stato detto. E allora? L’idea dei dirigenti della componente di minoranza dei Ds è quella di darsi due anni di tempo. Nel 2008 vi saranno solo elezioni amministrative e quindi - è questo il loro ragionamento – non è necessario presentarsi. Il traguardo, allora, sono le europee del 2009. Ma presentarsi da soli sarebbe il segno di un fallimento, vorrebbe dire fare quel che si dice di non volere, ossia costituire un partitino alla Pdci.
Quindi si attende di capire quel che farà Rifondazione comunista.
Si dice che Fausto Bertinotti abbia già in mente di sciogliere il partito, di cambiare quel termine, comunista, che ne ostacola non soltanto la crescita numerica ma anche l’agibilità politica. Ma dentro Rifondazione ci sono ancora parecchie resistenze. Difficile che alla convenzione programmatica di fine marzo si sancisca una svolta simile. Anzi impossibile. Ma è probabile che si segni un primo piccolo passo lungo questo cammino.

Ma è vero o non è vero quel che si va sussurrando nei corridoi di Montecitorio come di Palazzo Madama? E cioè che il leader della Margherita Francesco Rutelli e il presidente del Senato Franco Marini non si rivolgano più la parola, se non nelle situazioni ufficiali in cui non possono esimersi dal farlo? Vero o non vero, è un’indiscrezione che circola di bocca in bocca nei palazzi della politica.

Sempre a proposito della Margherita, si vocifera anche che il grande attivismo nel partito in giro per l’Italia del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta impensierisca non poco Francesco Rutelli.

saluti