spero di fare cosa gradita agli esponenti repubblicani di questo forum postando la trascrizione del ricordo di Pacciardi di Ugo La Malfa in data della sua morte di cui è prossima la ricorrenza:
"Un'alta scuola democratica come quella repubblicana, a cominciare dai suoi sommi maestri, ebbe come sempre grandi contrasti che il tempo ha obiettivizzato se non composto. Come essi non incidessero nel rispetto e nella stima reciproca llo constatò Bertani quando vide piangere Mazzini all'annunzio della ferita di Garibaldi nell'Aspromonte. Fra l'idealismo religioso di Mazzini, il positivismo di Cattaneo e l'ateismo di Bovio c'era scarsa parentela eppure noi discepoli li consideriamo tutti creatori del nostro patrimonio intellettuale e morale e tutti necessari e complementari nel complesso di dottrine che hanno formato il nostro spirito e hanno guidato la nostra esistenza.
Tutti sanno che fui io che sollecitai l'adesione di La Malfa, di Parri e di Reale al partito repubblicano dopo lo scioglimento del partito d'Azione. Lo feci superando i noti contrasti con un amico e maestro a cui tutto devo, Giovanni Conti, perchè in loro riconoscevo alte coscienze democratiche, benchè non formate, eccetto Reale, alla nostra scuola.
Per molti anni la collaborazione con La Malfa fu perfetta. Nelle idee fondamentali la collocazione dell'Italia nel mondo occidentale fra le democrazie moderne, la unità europea, l'adesione al patto atlantico, fummo sempre d'accordo. Comunque anche l''ansia di governare questa nostra repubblica. Ci dividemmo per l'operazione di centrosinistra. Non è che l'idea di allargare la sfera del governo ai socialisti fosse in sè malvagia, ma i socialisti provenivano da una lotta ad oltranza contro il patto atlantico. Nenni difendeva ancora il sofisma dell'unità di classe, Lombardi imponeva come premessa la nazionalizzazione dell'energia elettrica. Non mi pareva un'operazione, la quale, in fondo consisteva in un connubio clerico socialista, che potesse interessare molto il partito repubblicano. La Malfa era di parere opposto, MA HA POI ONESTAMENTE RICONOSCIUTO CHE L'ESPERIENZA FU DISASTROSA. Qualche cosa di analogo avvenne, successivamente, con le dichiarazioni sulla ineluttibilità del compromesso storico. NON E' UN DELITTO CREDERE IN BUONA FEDE ALL'EVOLUZIONE DEMOCRATICA DEL PARTITO COMUNISTA. E' A MIO PARERE UNA INGENUITà, NON UN DELITTO. Quel che mi sembrava incomprensibile era da una parte questa fiducia nel partito comunista e dall'altra l'accettazione di Giovanni Agnelli nelle liste del partito repubblicano. Cosa che all'ultima ora non avvenne per l'ingresso di Umberto Agnelli nella democrazia cristiana. A un vecchio repubblicano come sono io poteva disturbare l'affermazione di Biasini, che La Malfa ha modernizzato il Pri portandolo ad occuparsi non di nuvole ma di problemi concreti. Forse Ghisleri non si occupava di problemi del Mezzogiorno? E Chiesa non si occupava del Bilancio e dell'Economia? E Conti non si interessava di liberalizzazione degli scambi e dei problemi dell'agricoltura? E Facchinetti non si era specializzato nei problemi di politica estera, senza parlare del concretissimo Colajanni? Davvero il partito repubblicano storico non ha niente da dire nel dibattito attualissimo per la ricerca istituzionale di una migliore repubblica o si identifica in questa? Davvero pensa che il sistema capitalista sia definitivo e tutto strarebbe nel dirigere bene questo strumento? Non c'è niente di definitivo nei sistemi economici e sociali. Aristotele credeva definitiva la schiavitù. Vico credeva definitivo il feudalesimo ed il suo servaggio. Mazzini (come si fa a dire che è superato?) sognava una società di liberi produttori associati, redenti dalla schiavitù del salario. Ci debbono insegnare i socialisti quale è la migliore repubblica o quale è la terza via fra il capitalismo e la società socialista di Breznev? Riconosco ed invidio in La Malfa la sua capacità di far parlare del partito che effettivamente era troppo chiuso nella società che ha visto l'avvento di massa e delle comunicazioni di massa. Era il partito discendente dalle società segrete e qualcosa gli era rimasto di questa origine che lo metteva in difficoltà in una società moderna che vive di pubblicità e di pubbliche relazioni, anche se spesso vacue e frastornanti. La Malfa lo ha tolto dalle spelonche tradizionali caratteristiche delle sezioni romane e gli ha dato un'attrezzatura di sedi ed organizzazioni moderne. Questo è vero, ma se c'è una scusa per la vecchia generazione repubblicana, alla quale appartengo è che essa non aveva a disposizione mezzi statali o privati o li respingeva. Si ricordi la famosa lettera di Bovio a banchieri francesi o la sdegnosa ripulsa di Conti delle modeste offerte del conte Vaselli che pur si diceva repubblicano. Che un partito di questo genere riuscisse a fondare un suo quotidiano e lo mantenesse con i suoi sacrifici è già un miracolo. Questi rielievi non agiografici ma rispettosi non tolgono nulla credo alla figura di La Malfa, che pur non uscendo dalla nostra scuola, ha conquistato al partito repubblicano e a se stesso un posto rilevante nella storia tormentata dell'Italia d'oggi. Che lo volesse o no, il rigore economico e morale che portava nella vita pubblica era di stampo mazziniano".




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