Il governo afghano ha confermato che sono stati rimessi in liberta' dei talebani per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, il cui arrivo e' atteso oggi in Italia. Ma, ha precisato, si e' trattato di una "misura straordinaria" che non sara' ripetuta nel futuro. Riferendosi ai carcerieri dell'inviato di Repubblica, il portavoce presidenziale, Karim Rahimi, ha detto ai giornalisti: "Avevano presentato delle richieste e le loro richieste in qualche misura sono state accolte". Quando gli e' stato chiesto se corrisponde al vero che Mastrogiacomo e' stato scambiato con cinque talebani, fra cui un fratello di Dadullah, il capo dei talebani che catturarono l'inviato il 4 marzo insieme a due accompagnatori afghani, la sua risposta e' stata: "Si'". Ma non ha parlato del numero. Il portavoce ha spiegato che "si e' trattato di una misura eccezionale adottata perche' ci teniamo alle relazioni e all'amicizia con l'Italia". "Non sara' ripetuta", ha aggiunto. Nella circostanza Rahimi ha confermato senza entrare nei dettagli che uno dei tre talebani per i quali era stata richiesta inizialmente la liberazione in cambio del rilascio di Mastrogiacomo "si e' rifiutato di andare". "Il governo ha apprezzato molto la decisione", ha affermato. Il talebano in questione e' con ogni probabilita' Mohammed Hanif (Abdul Haq Haqiq) ex portavoce del leader spirituale dei talebani, il mullah Omar, che dopo la cattura ha collaborato coi servizi segreti: evidentemente temeva di essere ucciso dai suoi ex compagni di lotta. Il rilascio dei talebani in cambio della liberta' di Mastrogiacomo non ha mancato di suscitare polemiche. Il portavoce delle Nazioni Unite in Afghanistan, Adrian Edwards, ha affermato oggi: "L'Onu non tratta coi terroristi".
Intanto, il capo del personale dell'ospedale di Emergency a Lashakargah, Rahmatullah Hanefi, figura centrale della trattativa che ha portato alla liberazione di Daniele Mastrogiacomo, e' stato arrestato stamane all'alba dagli agenti dei servizi segreti afghani. La notizia, riportata sul sito di Peacereporter, e' stata data dall'inviato Enrico Piovesana. Gino Strada, riferisce, ha chiesto l'immediato rilascio del trentacinquenne Hanefi al capo locale dei servizi e al governatore della provincia di Helmand. "E' una cosa grottesca e provocatoria che chi ha maggiormente contribuito alla liberazone di Daniele si trovi oggi arrestato del governo afghano", ha affermato il fondatore di Emergency. Dell'arresto e' stato informato anche l'ambasciatore italiano a Kabul, Ettore Sequi, che si e' subito messo in contatto con i vertici dei servizi afghani. "Mi hanno detto - ha riferito il diplomatico - che si tratta di una normale procedura per sentire una persona informata dei fatti nell'ambito dell'inchiesta che la magistratura afghana ha aperto sul caso Mastrogiacomo. Garantiscono che Hanefi verra' presto rilasciato. Hanno aggiunto che per lo stesso motivo anche l'inviato di Reubblica verra' sentito dalle autorita' afghane al suo rientro in Italia".
AUTISTA UCCISO, LA RABBIA DEI FAMIGLIARI Una piccola folla composta dai familiari di Sayeh Agha, l'autista afghano di Mastrogiacomo decapitato dai talebani venerdi' scorso, si e' radunata stamani davanti all'edificio che ospita il personale internazionale di Emergency, e presso il quale ha trovato accoglienza lo stesso inviato di Repubblica dopo la liberazione. I presenti, circa 200, hanno sfogato la loro rabbia contro il governo, accusandolo di aver liberato cinque talebani per ottenere il rilascio di Mastrogiacomo (lo scambio non e' stato confermato dalle autorita'). "Perche il governo rilascia cinque criminali per uno straniero infedele e non per un povero afghano", ha detto Khan Jan, uno zio dell'autista decapitato. Un altro zio, Delbar Jan, ha rinfacciato al presidente Hamid Karzai di non aver esitato a aiutare uno straniero, dimenticandosi dei connazionali. "Il governo - ha affermato - offre dei sacrifici per gli stranieri, ma non per gli afghani. E' ridicolo".
S'INFERVORA IL DIBATTITO SULLE CONDIZIONI DEL RILASCIO A dare il via alle polemiche e' Gino Strada. E' stata una trattativa "lunga e sofferta" e "l'unico canale per la liberazione di Daniele e' stato quello di Emergency", ha riferito sul sito di Peacereporter. "In Italia", racconta Strada, "c'e' una percezione distorta della realta' afghana. In questa storia ci si e' voluti fidare del governo filoamericano di Karzai, che a parole garantiva piena collaborazione e massimo impegno, mentre nella realta' faceva di tutto per far fallire una trattativa che a Kabul, e forse anche altrove, non piaceva". E continua: "I talebani si sono rifiutati fin dal principio di trattare con questa gente, perche' sanno che non ci si puo' fidare di loro. Nonostante tutto quello che e' stato detto e scritto in Italia, qui non e' mai esistito un altro canale oltre al nostro. Dadullah (il capo talebano, ndr) ha messo in chiaro fin da principio che avrebbe trattato solo attraverso Emergency che anche in quella regione si e' guadagnata la fiducia di tutti grazie al proprio lavoro e alla propria neutralita'". Il rilascio dei talebani in cambio della liberta' di Mastrogiacomo non ha mancato di suscitare polemiche. Il portavoce delle Nazioni Unite in Afghanistan, Adrian Edwards, ha affermato: "L'Onu non tratta coi terroristi". Secondo il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, il rilascio a liberazione del giornalista e' stato il prodotto di una "sinergia esplicita, non ammiccante" tra la "diplomazia ufficiale del governo e della Farnesina e quella informale" basata sul lavoro di organizzazioni di volontariato e di solidarieta' come Emergency. Questa sinergia, secondo Bertinotti, "ha consentito di aprire un varco alla trattativa e di determinarne il successo. Quello di Strada non e' stato un exploit, ma un lungo lavoro di una associazione che per anni ha costruito ospedali in teatri di guerra e ha guadagnato un credito. Questa politica che mette insieme capacita' di governo e l'attivazione di forze di volontariato e di cultura di pace, mi sembra un successo". Il leader di An, Gianfranco Fini, ha sottolineato invece l'importanza del ruolo"responsabile" esercitato in questa vicenda dall'opposizione. "In un momento cosi' delicato- ha affermato in un'intervista al 'Messaggero' - il primo dovere era di non alimentare polemiche, di non dar vita a comportamenti che potessero mettere in difficolta' il ministero degli Esteri, i nostri servizi, le organizzazioni umanitarie che come in altre circostanze simili hanno lavorato sinergicamente per arrivare a buon fine". Fini esclude che i talebani siano diventati interlocutori politici, sostenendo che "sarebbe gravissimo, ma sarebbe ingiusto sostenere che il governo italiano ha riconosciuto i talebani come una organizzazione politica. Non dobbiamo commettere l'errore di pensare, e lo dico soprattutto alla sinistra radicale, che il commando di guerriglieri terroristi che aveva sequestrato Mastrogiacomo ora che lo ha liberato possa essere giudicato in modo diverso rispetto a prima". Fuori dal coro la presa di posizione del presidente della commissione Attivita' produttive della Camera ed esponente radicale, Daniele Capezzone, il quale afferma che dopo la vicenda Mastrogiacomo "appare chiaro che lo Stato italiano tratta e paga, o comunque accetta le condizioni di rapitori e sequestratori, anche quando cio' puo' creare tensioni nelle alleanze internazionali del paese. Ho gia' ricordato le critiche severe del Wall Street Journal rispetto alle nostre opacita', alle ambiguita', alle trattative parallele". "Ma ora - prosegue Capezzone - c'e' un punto da chiarire e delle conseguenze da trarre: se lo Stato tratta e paga, o comunque accetta le condizioni di rapitori e sequestratori, credo che sarebbe coerente (per l'Italia, sul piano interno) abolire il blocco dei beni dei familiari dei rapiti. Non si puo' precludere ai privati cittadini quel che lo stato consente a se stesso, spesso con modalita' neppure trasparenti". (AGI) - Roma, 20 mar.




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