Direi che in quel di Brèsa per il partito unionista sono tempi duri![]()
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Dall'edizione odierna del Bresciaoggi
VALSABBIA. L’ordine non rispettato della segreteria provinciale causa una «purga» in Comunità montana
Caso Sabbio, la Lega censura
Sospesi i sette dissidenti che non hanno messo all’angolo Pasini
di Massimo Pasinetti
Questo è un periodo di tensioni piuttosto forti per la Lega nord; di problemi con gli alleati e interni al movimento. Lo dimostra anche un provvedimento in qualche modo «atteso» che interessa direttamente la Valsabbia. Sugli esponenti locali del partito, o meglio su quelli che lo rappresentano nella maggioranza che governa la Comunità montana, è calata la «scure» della segreteria provinciale.
Tutto, lo ricordiamo, ha avuto inizio con la mozione di censura presentata proprio dalla Lega nord all’ente comprensoriale a proposito del «caso Sabbio». Un documento con cui si deliberava di «esprimere una netta e ferma condanna dell’operato del presidente comunitario, Ermano Pasini», il quale avrebbe dovuto provvedere ufficialmente, per iscritto, a sconfessare il «sì» pronunciato in Regione a proposito della progettata miniera di sali magnesiaci di monte Acuto.
Per gli otto rappresentanti del Carroccio che siedono (o meglio siedevano) nel palazzo di Nozza l’ordine era preciso: nel caso in cui non fosse stata accettata la mozione avrebbero dovuto abbandonare la seduta dell’assemblea comunitaria, «spaccando» così la maggioranza.
Ma i consiglieri leghisti (con l’eccezione di Giovanni Mantovani) hanno deciso di non rispettare gli ordini di scuderia e di scegliere una strada diversa: hanno accettato la trasformazione della censura in ordine del giorno, e hanno dato il loro voto voto positivo al bilancio dell’ente.
Prevedibilmente, la la decisione dei 7 «dissidenti» non è andata giù a Stefano Borghesi, a capo della segreteria provinciale, e al direttivo della stessa, di cui fino a ieri faceva parte anche Giovanni Maria Flocchini, a capo del gruppo dei leghisti ribelli. E in una riunione tenutasi lunedì sera, il direttivo al completo, 18 membri, ha votato la «punizione» con 15 voti a favore e tre contrari: sospensione per sei mesi, con decorrenza immediata, dal partito, col divieto di partecipare a qualsiasi manifestazione politica, di accedere alle sedi della Lega e di partecipare all’attività della sezione di appartenenza.
Per Flocchini, poi, la sospensione significa anche la decadenza da membro del direttivo provinciale.
Il segretario leghista di circoscrizione, Floriano Massardi, interpellato sulla questione ha scelto di non rilasciare dichiarazioni. Così come Flocchini: «Preferisco non esprimermi; ci limitiamo a prendere atto del provvedimento». In sintesi, adesso i sette, pur rimanendo legittimamente in Comunità montana (anche con la gestione di due assessorati), saranno costretti a cambiare nome. «Non potremo più essere esponenti della Lega nord? Ci sceglieremo un nome diverso. Intanto - dicono - continueremo a fare il nostro lavoro in Comunità montana nelle fila della maggioranza».
In pratica il gruppo del Carroccio cesserà di esistere, perchè a rappresentare ufficialmente il partito è rimasto solamente Mantovani
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Aae.htm




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