Il miracolo di Erdogan in Turchia
Romano Prodi
Il governo turco, presieduto da Tayyp Erdogan, è in carica dal novembre 2002. In questo spazio di tempo ha totalmente cambiato il paese, suscitando, in que*sta sua azione, grande ammirazione e grande timore. Prima di tutto grande ammi*razione per i risultati ottenu*ti nello sviluppo economico e nella' modernizzazione del Paese.
Non solo il tasso di sviluppo è stato straordinario, tanto da fare raddop*piare il Prodotto Nazionale Lordo in meno di nove an*ni, ma tutta la Turchia è fisi*camente cambiata, con la costruzione di nuove stra*de, ferrovie, aeroporti, scuo*le e ospedali, mentre gli insediamenti industriali si sono estesi fino alle zone più peri*feriche dell'immenso pae*se.Anche per effetto dei mas*sicci investimenti esteri e per la qualità della nuova ge*nerazione di dirigenti e fun*zionari, la Turchia è ora uno dei protagonisti dell'econo*mia e della politica mondia*le, una nuova potenza regio*nale., E come potenza regione de ha cominciato a com*portavi. Prima di tutto ha usato i negoziati con l'Unione Europea per modernizzare le istituzioni, introducendo le riforme di cui aveva bi*sogno, allargandone la base democratica, garantendo una maggiore libertà di espressione e assicurando, seppure in modo inferiore , rispetto alle attese e alle ne*cessità, nuovi diritti alle minoranze etniche. In politica estera la Turchia è ascesa al ruolo di potenza regionale tramite la dottrina elaborata dal ministro degli esteri Davutoglu, una dottrina che si riassume nell'elementare programma di evitare qualsiasi conflitto con i paesi vicini. Una dottrina molto semplice, che ha però cambiato in modo radicale l'assetto politico dell'area, costruendo un rapporto stretto con l'Iraq, con l'Iran, coni paesi dell'area caucasica e, seppure con profonde tensioni negli ultimi giorni, con la Siria. In parallelo è stata impostata una politica economica che ve*de le imprese turche presenti in modo crescente dai Balcani fino agli sconfinati paesi dell'Asia Centrale. Ed a questa si affianca una presenza culturale sempre più penetrante, anche perché spesso fondata su profonde affi*nità storiche e linguistiche.La Turchia ha cioè approfitta*to del suo importante ruolo nel*la Nato, della sua indispensabili*tà nei confronti degli Stati Uniti (come ponte verso il mondo isla*mico) e della sua nuova forza economica, per costruire una politica di inaspettata autono*mia. Una politica non certo antioccidentale ma che si è distac*cata da Israele fino ad arrivare, nello scorso maggio, allo scon*tro aperto nel mare di fronte a Gaza, un'evidente conseguenza della nuova amicizia nei con*fronti dei propri vicini. Nel mondo multipolare è arri*vato quindi un nuovo protagoni*sta, costruito sul partito di Erdo*gan, un partito di stretta osser*vanza religiosa ma sufficiente*mente tollerante e capace di cre*are una nuova élite, accanto a quella costruita da Kemal Atatu*rk. La trasformazione del ruolo politico ed economico della Tur*chia è ormai tale che l'ingresso nell'Unione Europea non è più visto come un obiettivo essenziali le e prioritario ma le diverse ipotesi che il paese ha davanti. I ripetuti successi hanno però messo Erdgan in una classica tentazione presidenziale, che si è espressa tramite atteggiamen*ti perlomeno discutibili nei con*fronti dei giornalisti e tentativi di riforma della Costituzione in senso autoritario. Le elezioni po*litiche del 12 giugno (passate quasi inosservate in Italia forse anche a causa della coincidenza con i referendum) assumevano quindi un'enorme portata. Se il partito di Erdogan avesse raggiunto i 330 seggi avrebbe infatti, potuto (pur con il passaggio di un voto popolare) emendare la Costituzione permettendo a Erdogan di allargare e approfon*dire il proprio potere oltre gli at*tuali limiti. L'obiettivo non era certo impossibile anche perché la legge elettorale turca prevede uno sbarramento del 10% e, quindi, spazza via tutti i partiti minori. I risultati elettorali han*no confermato la grande popola*rità di Erdogan, il cui successo s è tuttavia dovuto fermare a 326 seggi. Erdogan è quindi anche oggi molto forte ma non onnipo*tente. Questa è una garanzia per tutti e segnerà il probabile prosegui*mento della politica fino ad ora praticata. Prepariamoci quindi a vede*re una Turchia ancora più attiva nei nostri mercati, una Turchia fortissima concorrente nei Bal*cani e nel Mediterraneo, pro*prio nelle aree nelle quali è maggiore la presenza italiana. Ma anche un potenziale alleato per le nostre imprese che vorranno es*sere presenti nel Caucaso e nell' Asia Centrale sposando le no*stre conoscenze tecniche con la profonda esperienza turca in quei mercati. Prepariamoci per*ciò ad avere rapporti sempre più stretti con una Turchia che avrà bisogno dell'Europa non certo in misura maggiore di quanto l' Europa avrà bisogno della Tur*chia.
Fonte: Il Mattino 26-06-2011




Rispondi Citando
