Avvenne nel 1944, era il Kossackenland. Lo stanziamento di cosacchi e tutkmeni avviene dopo sgombero militare della popolazione italiana da parte di milizie di destra del Nord-Italia.
Gli extracomunitari mettono i piedi sulla tavola, con il consenso della Destra. Il rutto era libero. Insomma era stato creato il Polo delle Libertà!!!Ad Alesso, la più grossa frazione del Comune, le direttive dell’evacuazione vennero applicate duramente. Giunti infatti i repubblichini ad Alesso nel primo pomeriggio, venne subito ordinato lo sgombero, così descritto dal sacerdote del paese, don Noacco: “Un colonnello repubblicano, De Lorenzi, volle arrogarsi per primo l'onore di intimare, con volto arcigno, lo sgombero di tutta la popolazione in 24 ore; la sera un comandante teutonico, radunati alcuni uomini, ripeteva l'amara antifona - perché - aggiungeva - c'era stato in paese il comando partigiano. Le preghiere e suppliche delle donne a nulla valsero, discussioni non erano permesse. (..) Di sgomberare immediatamente tutti gli ufficiali repubblicani ci predicavano. Ad aumentare il nostro sgomento, alcuni ci dissero che per noi in Germania c'era pronto un villaggio e che ci tenessimo uniti per il nostro meglio. Frattanto entrava nel paese un battaglione di cosacchi ed i tedeschi e i repubblicani se ne andarono”.
Vergogna!!! Sgomberare un paese dai suoi abitanti per far posto a persone nemmeno di pura razza ariana!!!Così descrisse l’insediamento Michele Gortani: “I nuovi venuti penetravano da padroni in tutte le case, secondo il loro capriccio, e di solito preferendo quelle abitate a quelle disposte esclusivamente per loro. Trattavano gli abitanti come soggetti al loro servizio. Usavano spesso di sedersi a tavola all’ora del pasto e appropriarsi il poco che le famiglie avevano preparato per sé. Rovistavano a piacere per ogni dove, rubando qualunque cosa li talentasse, dagli oggetti di valore alle vesti, dalle lenzuola e coperte ai viveri di ogni specie, dagli animali da cortile alle masserizie. Mostravano una predilezione particolare per le pecore, delle quali non una venne risparmiata. Per i loro cavalli innumerevoli, non contenti di lanciarli al pascolo giorno e notte negli orti e nei campi, saccheggiavano sistematicamente le provviste di fieno che le nostre donne avevano con aspre fatiche trasportate dalla montagna fino in paese, per l’alimentazione del bestiame durante l’inverno”.
E questi cosa fanno? Delinquono!!!!I reparti fascisti poterono così occupare il paese di Avasinis. Intanto veniva subito disposto lo sfollamento di Braulins che un testimone diretto descrisse così: “Il ponte sul Tagliamento era interrotto ed il fiume in piena. Si videro allora i vecchi, le donne ed i bambini di Braulins e Trasaghis trascinare, piangendo, sotto la pioggia incessante, quelle poche masserizie che riuscivano a salvare, quelle poche bestie che costituivano tutta la loro ricchezza ed affrontare il fiume minaccioso. Le acque ribaltavano barelle, travolgevano nella loro furia vacche e maiali, botti di vino e cesti di vestiario. Fu l'esodo più disastroso che gente abbia mai dovuto compiere sotto la minaccia delle pistole nemiche".
Si portano dietro cammelli e dromedari!!!Dopo combattimenti protrattisi per alcune giornate, i partigiani si ritirarono verso il Collio goriziano; tedeschi e cosacchi, pur vincitori, infierirono contro i civili, ritenendoli responsabili dell’appoggio dato al movimento partigiano, provvedendo ad incendiare diversi paesi (il bilancio complessivo sarà di 690 abitazioni e 436 rustici distrutti, 35 civili assassinati, 220 – tra partigiani e civili – catturati e deportati nei campi di sterminio).
Portano anche i parenti, un sacco di figli...e puzzavano pureProfondo stupore destarono dunque fra i friulani questi nuovi venuti, come descritto da Mario Pacor: “Si presentavano per lo più nei paesi del Friuli e della Carnia a cavallo, suonando il corno, lanciando primitive urla di guerra, sparando all’impazzata e agitando le sciabole, quelli che le avevano. Erano infatti vestiti e armati nei modi più vari, molti in uniformi grigio-verdi tedesche con appena qualche variante cosacca, ma armati di moderni fucili e mitra, altri in più pittoresche quanto assurde uniformi dell’antica cavalleria zarista, con grandi colbacchi di pelo in testa, cartucciere intrecciate sul petto, lunghe bande azzurre o rosse alla cucitura dei pantaloni, con spade, pugnali e pistoloni variamente istoriati.
Ai drappelli militari facevano seguito carovane di carriaggi sui quali viaggiavano donne, vecchi e bambini, e tra un carro e l’altro o al loro fianco cavalli, qualche mucca, qualche capra, a volte perfino cammelli o dromedari”.
dalla stupita descrizione dei cosacchi fatta dal parroco di Buia: “Sui carri, tipici carri primitivi, stretti, sconnessi e sgangherati su cui stanno le più disparate cose, utensili e pignatte, damigiane e fusti, casse e sacchi, fieno e patate, pannocchie da scartocciare, tralci di uva, pagliericci e coperte e indumenti d’ogni sorte, tutto ammonticchiato alla meglio; e gente, uomini di tutte le età, con barbe incolte, parecchie donne, alcune famiglie con i piccoli, in male arnese, merci che lasciavano un tanfo nauseabondo al loro passaggio.




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