Gli ex dc sollevano il problema del “doppio incarico”, lui risponde dal Giappone: “Non credo ai miei occhi” --------------------------------------------------------------------------------
Roma. Qualcuno nella Margherita dice che Francesco Rutelli, laggiù in Giappone in compagnia di Leonardo, sia “incazzato come un samurai”. Incazzatura che in serata prende la forma di una lunga dichiarazione, che parte dalla difficoltà (e dalla volontà) di “mantenere nervi saldi” anche di fronte a “espressioni lontane dal buon senso”. E chiaro che il ministro ha capito che dietro la richiesta di Pierluigi Castagnetti di scegliere tra governo e partito si muove ben altro: praticamente per intera, tutta la democristianeria della Margherita. “Quasi non credo ai miei occhi – scandisce Rutelli – vedendo materializzarsi un tuffo nel passato, una coalizione che si qualifica come ex popolari o ancor più popolari, come se questi cinque anni di unità plurale della Margherita non avessero insegnato nulla”. Se gli ex dicì si fanno forti delle cifre congressuali, il vicepremier fa capire di non essere impressionato: “E’ vero che nella Margherita provengono dal Partito popolare almeno l’80-85 per cento. Che scoperta è questa?”. Quasi una dichiarazione di guerra, l’annuncio di voler resistere nel duplice ruolo di capo politico e ministro. Però si capisce – per memoria di storia patria – che se i democristiani cominciano a parlare di “doppio incarico” la faccenda è seria. Sulla mistica della lotta al “doppio incarico”, nella Prima Repubblica, caddero uomini come Fanfani e De Mita. Però proprio un democristiano di vecchio corso come Gerardo Bianco sorride ironico e appoggia a sorpresa la condizione rutelliana: “La Dc era un partito che esisteva, che aveva la sua autonomia, la Margherita è un partito che non esiste. Esiste solo la leadership di Rutelli che porta voti, e senza sarebbe niente”. Eppure un tema ora è posto: se non il tramonto, almeno l’appannamento di Rutelli, l’assottigliarsi della sua presenza mediatica. Un minore appeal, dicono gli avversari. Spiegano i sostenitori: “E’ lui che ha scelto di stare finora riparato. Ha fatto uscite mirate solo sui Dico e sulla politica estera. Sta fuori per scelta. E’ speculare a Veltroni: magari entrambi poco generosi, ma attenti a non trovarsi troppo esposti”. Fatto sta che i democristiani di casa prima hanno raccolto le sessanta firme a sostegno dei Dico, poi hanno fatto partire la bordata sul “doppio incarico”.
il Foglio




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