
Originariamente Scritto da
Ianuario
Non sapendo più cosa realizzare, i neo-comunisti sanno perfettamente cosa distruggere. In seguito al crollo dell'URSS il comunismo ha trovato il modo di sopravvivere camuffandosi subdolamente con terminologie nuove, e se il comunismo è finito nel discredito più totale, le sue conseguenze e i suoi germi sono ormai stabilmente tra noi, sotto forma di idee sbagliate e pregiudizi anacronistici che hanno fatto breccia anche in chi è sempre stato visceralmente anticomunista. Ma ancora di più, il comunismo ha lasciato le sue venefiche scorie attraverso l'odio diffuso che ha inculcato nelle menti e nei cuori di chi ha abbracciato questa ideologia; odio che con il crollo del Muro è tutt'altro che scomparso e che, anzi, sembra essersi nutrito del risentimento verso il mondo una volta tramontato il sol dell'avvenir.
Con lo sviluppo del movimento no-global, poi, quella cultura sta rialzando la testa sotto mentite spoglie (sono comunisti, ma lo negano), e se il pericolo di un'invasione sovietica è scongiurato, la penetrazione di ideologie che fanno leva sull'invidia e sulle viscere di spostati, frustrati e incapaci, è altrettanto pericolosa, in quanto tende a minare le fondamenta della civiltà occidentale. L'ideologia no-global ha fatto da ponte tra antiamericanismo e antisemitismo comunisti e antiamericanismo e antisemitismo panarabi, tanto che si può dire senza troppa ipocrisia che le uniche globalizzazioni finora riuscite sembrano essere quelle dell'antiamericanismo e dell'antisemitismo. L'odio verso la civiltà ebraico-cristiana alimentato dall'alleanza tra risentimento musulmano e risentimento anticapitalista sembra aver trovato nell'Europa delle ideologie e dell'immigrazione islamica un terreno quantomai fertile. Ma perché l'Europa? Cosa la divide dagli Stati Uniti?
Ciò che oggi divide sempre più gli Stati Uniti dall'Europa delle ideologie è proprio la questione legata ai valori di fondo della società occidentale; valori che negli Stati Uniti sono ancora presenti nel cuore della gente, in particolare nella gente comune, mentre in Europa si denigra tutto quanto è occidentale, e nemmeno dopo la caduta del comunismo, si è compreso quanto il capitalismo degli ultimi due secoli abbia elevato il nostro standard di vita, sia sotto l'aspetto materiale, sia sotto quello morale.
L'abitudine tutta giacobina di giudicare i comportamenti umani in base alle intenzioni (la via dell'inferno non è lastricata di buone intenzioni?) e non in base alle conseguenze ha fatto sì che ogni genocidio fatto in nome di nobili ideali riscuotesse molto meno biasimo rispetto a imprenditori, che, pur perseguendo fini egoistici, hanno creato benessere per tante persone. Fissare i propri giudizi morali sulle intenzioni è tipico delle persone infantili, mentre valutare le conseguenze delle proprie azioni è tipico delle persone adulte e responsabili, e proprio la responsabilità della persona è stato l'elemento centrale che il cristianesimo ci ha insegnato nei secoli, prima che le ideologie irreligiose di stampo statolatrico-illuministico creassero i presupposti per il disastro morale che oggi abbiamo sotto i nostri occhi. Espropriati a poco a poco (dallo Stato) della propria capacità decisionale, gli europei non sono invecchiati, bensì regrediti all'età infantile in cui non ci si assume responsabilità alcuna e si critica chi, talvolta sbagliando (come gli USA), ci leva dai guai, facendoci magari sentire pavidi e mollaccioni.
Ebbene, fino a che l'Europa non capirà da cosa deriva il proprio benessere e la capacità di cooperazione dei propri popoli, sarà sempre un continente debole, e come una casa con fondamenta deboli, sarà destinata a crollare sotto il peso delle intemperie.