DIFENDENDO i Talebani io difendo un principio più ampio che è il diritto all’autodeterminazione dei popoli solennemente sancito a Helsinki nel 1975 e sottoscritto da più di 150 Stati. Difendo i Talebani, cioè gli afgani, come difendo la lotta del popolo ceceno contro i macellai russi, lotta quasi dimenticata, se non dai radicali, perché quando c’è di mezzo un potentissimo come «l’amico Putin» si ignorano principi e genocidi. Difendo i Talebani, cioè gli afgani, come ho sempre difeso i curdi, un popolo che più di ogni altro ha diritto all’indipendenza, abitando da millenni una regione che si chiama Kurdistan, e che invece è lasciato all’arbitrio di cinque Stati (Turchia, Iraq, Iran, Siria, Azerbaigian) nell’indifferenza generale perché i curdi non hanno santi in Paradiso, non essendo né cristiani, né ebrei, né arabi. Eppoi sì, lo confesso, ho una certa attrazione per la primitiva semplicità del diritto talebano dove gli stupratori vengono impiccati e ai ladri viene tagliata la mano destra. Anche se mi rendo conto che non è applicabile da noi. Se non altro perché avremmo un Parlamento di moncherini.
Massimo Fini su Il Giorno 31/03/07




Rispondi Citando
) ,avevano un programma di costruire un grande stato islamico nel caucaso sulla pelle dei popoli vicini a cominciare dagli osseti ( quelli che hanno subito la strage di beslan ) ai quali putin non appare certo un " macellaio".
