



E' l'uso a determinare lo sviluppo e l'espansione della lingua. Il potere di Roma determinò lo svilupparsi delle lingue neolatine, ora il potere dei mass media ha permesso all'inglese di conquistare il mondo, influenzando le terminologie delle altre lingue più o meno a seconda del radicamento di queste ultime. L'ipersviluppo delle comunicazioni ha grandemente accelerato il procedimento.
Guardate l'Esperanto: doveva essere la lingua universale definitiva, e studi linguistici confermano che sarebbe la più indicata e facile da apprendere e padroneggiare. Quanti la parlano, in realtà?
In effetti l'esperanto è una lingua artificiale, e non ha una base di utilizzo reale, non è una lingua viva. Gli idiomi vivono e si sviluppano con l'uomo. Ora, o assisteremo ad un imbastardimento delle varie lingue, magari fino a quando cominceranno a fondersi, oppure ognuna di esse permarrà all'interno di un ghetto culturale in cui si rinchiuderanno i rispettivi utilizzatori.
In ogni caso, potrei iniziare a dedicarmi al Klingon.
Ultima modifica di Guy Fawkes; 09-03-10 alle 15:18
Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai
Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)


quando gli esperantisti rimpiazzeranno gli angloamericani nell'egemonia mondiale allora si comincerà a prendere in considerazione l'esperanto
Ultima modifica di Pompeo; 09-03-10 alle 16:33




Credo che se il problema fosse quello di determinare quale possa essere la "migliore" lingua europea per l'Europa o per il mondo( ma magari già nella determinazione di questa qualità non potrebbero non entrare in ballo anche le analisi sulle conseguenze politiche ed economiche conseguenti alla eventuale scelta di una lingua naturale come tale) non potrei che concordare con te sull'irrilevanza del quanto possa contare il numero attuale di parlanti e così via come tu illustri molto lucidamente. Solo che non si arriverà mai a questo tipo di scelte se un qualche gruppo non riesce ad imporre alla pubblica attenzione tale tipo di esigenza. Ed allora non vedo molti altri gruppi organizzati e con una pur modesta forza anche esterna oltre ,agli esperantisti che possano cercar di porre il problema della lingua come tema di dibattito anche politico . Il fatto che il mondo esperantista esprima , oltre al desiderio dell'affermarsi di una lingua neutrale , anche una serie di valori ( quali sono quelli che sottostanno all'omanarismo o più semplicemente quelli di una lingua come strumento di pace ) credo abbia in sè una capacità di coinvolgimento maggiore di una proposta che sembri scaturire da una pur lucida analisi dei problemi , ma non supportata da una radicata pratica di lingua vissuta e da una tradizione di passioni e di lotte come invece avviene per l'esperantismo.
In altri termini, per quel che mi riguarda,e per il mio livello di conoscenza linguistica, potrebbe andar benissimo anche l'ido, solo che il proporlo come lingua europea o mondiale, od il proporre che si arrivi ad una commissine di linguisteche una volta espressisi su quella che ritengono possa essere la lingua miglione vengano ascoltati da popoli e da governi , mi sembra sia di ancor più difficile possibilità di sviluppo che non un accoglimento , magari parziale , dell'esperanto quale lingua franca, magari ancher solo europea.
In un tempo successivo potrebbero anche imporsi esigenze di semplificazione. Un saluto cordiale
"E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini
http://www.novefebbraio.it/


il punto è chevi saranno , in realtà, altri popoli che nel corso del tempo sostituiranno la loro egemonia economica e politica a quella angloamericana ( salvo poi a venire soppiantati a loro volta) e con questa anche la loro egemonia linguistisa; ed i costi di questi cambiamenti saranno enormi anche in termini di apprendimento linguistico.
Certo si può scegliere di essere condotti dalla storia invece di cercare di determinarla; ma credo dovrebbero essere proprio i paesi con minori probabilità di diventare egemoni a porsi, se non per intelligenza di umanità almeno per intelligenza di interesse, il problema se non sia il caso di trovare meccanismi più equilibrati di comunicazioni internazionale rispetto a quelli imposti dalla forza dei fatti.
"E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini
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Non so quanto la tendenza naturale sia quella del fondersi delle varie lingue; a guardare come più una lingua si estende nel mondo più ne diventa difficoltosa la comprensione fra i parlanti delle diverse aree, forse le cose sono ancor più complicate. Nel frattempo , come il latino con le lingue prelatine della penisola, l'angloamericano tende a fagocitar ele lingue di altri paesi. Questo cessò di essere quando dietro al latino non vi fu più la forza di armi e di economia , ed allora divenne la lingua franca del mondo dei dotti , senza per questo impedire lo sviluppo delle lingue nazionali. Questo potrebbe essere il ruolo dell'esperanto. Che forse non sarà una lingua viva al pari di tante altre, ma certamente ha un ampio numero di parlanti, ha una sua letteratura, ha suoi pur modesti organi di informazione, ha chi si ritiene cittadino della Esperanta Civito ( come di uno stato senza territorio) , ha organizzazioni di categoria ( ferrovieri, cattolici, oomoto, scacchisti, scouts, atei, ciechi, giocatori di go, ecc,ecc, )congressi mondiali e scontri al suo interno da renderla una realtà fin troppo vivace.
"E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini
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A mio parere, l'homaranismo è una delle zavorre dell'esperanto.
Associare degli specifici valori ad una lingua ausiliari significa violarne la neutralità culturale (che non dve valere solo nei confronti delle culture nazionali). Oltre all'evidente effetto repulsivo nei confronti di chi in quei valori non si riconosce, c'è il richio che uno strumento di comunicazione che dovrebbe essere semplicemente un veicolo di idee, qualunque idea, sia ridotto quasi a lingua cerimoniale di una religione civile. Inoltre, l'homaranismo, ponendosi come obiettivo, certo non facile, quello della fratellanza tra i popoli, può contribuire ad inspessire l'alone di utopia che circonda le lingue artificiali. Sempre a mio parere, homaranismo ed esperanto andrebbero scissi tra loro. (Un conto è che gli homaranisti parlino esperanto, altro che l'esperanto sia associato a questa "filosofia").
Saluti.
Midìl
Ultima modifica di Midìl; 10-03-10 alle 08:33


Non sono un linguista, ma, amio parere, le lingue non si fonderanno. Infatti, le lingue concentrate su un territorio definito, difese dalle istituzioni locali, non si fondono. La scuola, da questo punto di vista, è un baluardo a difesa della lingua standard. Gli esempi sono diversi: in Canada, convivono l'inglese, dominante, ed il francese, minoritario, ma il fatto che il francese sia concentrato, e non sparpagliato, e difeso come lingua nelle scuole e nelle istituzioni, fa sì che sopravviva senza fondersi con l'inglese. Anche in Svizzera, tedesco, francese ed italiano (non conosco le condizioni del romancio), convivono senza fondersi. In Jugoslavia, il serbo-croato non si è fuso con lo sloveno ed il macedone. Dove assistiamo, o , meglio, abbiamo assitito, alla fusione tra lingue? Nel passato, quando un popolo, magari minoritario, ne assoggettava un altro, e non c'erano scuole ed istituzioni a preservare le lingue. Ad esempio l'inglese è nato così, dal miscuglio dell'anglosassone con le lingue dei vari dominatori (Norvegesi e Normanni). Così sono nate le lingue creole nei caraibi, frutto dell'intreccio tra le lingue dei colonizzatori e quelle degli schiavi "importati" dall'Africa. Solitamente, questi fenomeni non interessano più di due lingue, di cui una fornisce la struttura di base, magari semplificata, e l'altra contruibuisce con parte del lessico (l'inglese ha una struttura germanica con un vocabolario molto influenzato dall'antico francese). Non è verosimile che qualcosa del genere possa accadere in Europa, oggi, con oltre venti lingue diverse.
Saluti.
Midìl
P.S.: Riallaccandomi all'argomento originale della discussione, le lingue degli immigrati, lentamente, scompariranno. Però, occorreranno alcune generazioni. E' chiaro che la prima generazione, composta da quelli che arrivano da terre che parlano, che ne so, lo swahili, trovi grande difficoltà ad apprendere l'olandese (o qualunque altra lingua europea), e si limiti ai rudimenti (d'altronde, gli immigrati fanno spesso lavori dove non è richiesta una grande competenza linguistica). Solo la generazione successiva, potendo accedere alla scuola locale, apprenderà correttamente la difficile lingua che li circonda (sarà probabilmente bilingue: swahili-olandese). La terza generazione, parlerà quasi solo olandese.
(Fanno eccezione, ovviamente, le lingue legate a particolari tradizioni, prevalentemente religiose, che tendono a sopravvivere, come lingue cerimoniali, accanto alla lingua locale)
Ultima modifica di Midìl; 10-03-10 alle 09:02