Su Tamar
Maurizio Blondet
25/03/2007
Blondet risponde alla sotto riportata mail di un lettore:
«Leggo con sgomento la sua condanna a Tamar (http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=332873) per la sua conversione (pregare per l’apostasia di Tamar, in un Paese musulmano, l’equivalente del suo invito, sarebbe la lapidazione).
Io ho sempre apprezzato e continuo a farlo, la sua professionalità di giornalista, ma quando tratta
temi di religione il suo estremismo è pari sia a quello dei coloni ebrei che disprezzano i musulmani, sia a quello degli islamici che gioiscono quando muoiono ebrei o cristiani; il razzismo e l’estremismo sono le facce della stessa medaglia, portano alla guerra e albergano nelle menti malate.
Io sono cristiano e la mia massima è rispettare le scelte altrui.
Lei che si dichiara tale non dovrebbe cadere in questi risentimenti.
Gesù oltre a dire di non cambiare una virgola della legge (è questo dovrebbe indurre tutti i cristiani a rispettare l’ebraismo; il Papa con la sua infallibilità li ha chiamati fratelli maggiori).
Rimanendo cristiani fedeli al messaggio di Gesù dobbiamo guardare con rispetto alle nostre radici giudaiche: oltretutto la Madonna, gli apostoli, san Giuseppe e tutti quelli che l’hanno seguito erano e sono rimasti ebrei.
Perchè loro li dobbiamo pregare (io lo faccio volentieri e con devozione) e quelli che sono venuti dopo li dovremmo disprezzare o addirittura eliminare?
Le chiedo per cortesia di spiegarmelo; io la stimo e la seguo nelle sue denunce, ma questo suo atteggiamento proprio non riesco a coniugarlo con le sue virtù professionali.
Con stima»
Gianni
Il lettore scrive che l’invito a pregare per Tamar «equivale, in un Paese musulmano, alla lapidazione».
Spero che rilegga questa frase a mente fredda e si accorga di quanto sia assurda.
Pregare per la salvezza di un’anima è un atto di carità; lapidare è omicidio.
Ad essere logici, la sua versione del cattolicesimo vieterebbe di pregare per gli altri, i non-credenti, come contrario al quinto comandamento…
Ma ammetto volentieri che la confusione del lettore sia l’effetto dell’ideologia giudaizzante, oggi egemone nella Chiesa gerarchica, di cui infatti il lettore ripete tutti i luoghi comuni e le frasi fatte («Gesù era ebreo», ecc).
Ancor più volentieri ammetto che della sua reazione ho colpa anch’io.
La brevità della mia risposta a «Tamar» infatti si può prestare al malinteso.
Cerco di spiegarmi, allora.
Il lettore dice che ho «condannato» Tamar, ma non so dove abbia letto questa «condanna».
Io credo profondamente che non ho il diritto di condannare chi cerca, e ritiene di aver trovato, una fede diversa.
Solo Dio scruta nel cuore di Tamar.
Solo Lui può valutare quanto c’è di sincero nel suo slancio spirituale, e - se questo la porta all’errore - può valutare le infinite attenuanti possibili, fra cui la stessa ideologia giudaizzante, o la sua esperienza con cattivi cattolici, o con un cattolicesimo spento e «relativista», che tanto abbonda attorno a noi.
Di più.
Io che faccio il «cattolico» standomene comodamente in casa mia davanti al mio computer, penso di essere meno gradito a Dio di Tamar, che è andata in Terrasanta per aiutare i palestinesi.
Ancor più ho ammirazione per il rabbino riformato che l’ha convertita.
Sicuramente è uno di quei rabbini americani che aiutano i palestinesi a raccogliere le olive, li riparano - spesso coi loro corpi - dalle sassate dei «coloni» giudaici fondamentalisti, cercano di difenderli dalle peggiori angherie degli occupanti.
Posso solo immaginare quanto costi ad un ebreo, e rabbino, superare il sentimento di solidarietà e conformità con il suo popolo, vincere i pregiudizi assorbiti nella sua comunità, operare attivamente il bene, con rischio e sacrificio personale, verso dei goym arabi, che non sono tutti «buoni» e che, per quello che subiscono, sono pieni d’odio.
So che questo rabbino generoso ha ottenuto una grande vittoria su se stesso, per amore del prossimo.
Egli è sicuramente più di me vicino a Cristo, senza saperlo.
Perché Cristo non è cristiano: e nell’ultimo giudizio non chiederà a quali dogmi abbiamo creduto, ma se abbiamo dato da mangiare a Lui attraverso un affamato.
E’ sulla carità che giudica.
Tutt’al più, a sottilizzare, si potrebbe dire che quel rabbino fa quello che fa per i palestinesi in quanto è, culturalmente, «cristiano».
Cristiano protestante, magari: infatti è un riformato, ossia membro del movimento nato in USA e fortemente influenzato dal protestantesimo americano (Tamar stessa usa il termine inglese «reform»).
Ora, persino nel protestantesimo resta, di Cristo, la universalità: la salvezza non è solo per i giudei, ma per tutti, di qualunque razza siano.
Il buon rabbino, lo creda il lettore, non ha appreso il concetto della universalità e della unità della razza umana dal Talmud.
Questo insegna la segregazione e il disprezzo.
I goym «non hanno parte nel mondo a venire», nel Regno che verrà: questa è propriamente la dottrina ebraica.
Ma ciò non sminuisce per nulla la stima che si deve al buon rabbino.
Egli sta lottando per trasformare l’ebraismo nel senso della grande civiltà occidentale greco-romana e cristiana, lo migliora con i suoi atti e il suo esempio.
Può essere persino il germe di quel «piccolo resto» che, alla fine - no, non si convertirà formalmente alla Chiesa che conosciamo oggi, ma che, secondo la nostra fede, accoglierà Cristo.
E lo accoglierà con queste parole: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore», il che - credo - vuol dire: ogni uomo è mio fratello, ogni affamato bussa alla mia porta «nel nome del Signore». Chiunque dice così accoglie Cristo anche senza conoscerlo.
Così m’immagino la conversione finale degli ebrei, senza una rinuncia al loro ebraismo.
Il mio sgomento è per «Tamar».
Essa è battezzata, ha mangiato il Pane di Vita.
Essa rinuncia all’Eucarestia e ai mezzi di salvezza cristiani, i sacramenti, la confessione.
E’ lecito tremare per la sua anima?
Io credo che un cristiano debba tremare per lei.
Ancor più mi fa tremare il suo racconto: ha visto (parole sue) «il razzismo, il senso di superiorità (soprattutto nei confronti degli ‘arabi’ e dei cristiani)» e lo ha trovato «sconvolgente».
Dice: «Spesso sono tornata a casa, ospite di un rabbino filo-palestinese, in lacrime, scioccata nel profondo dalle pesantissime affermazioni anti-cristiane pronunciate da labbra apparentemente ‘pie’».
E tuttavia, è attratta dall’ebraismo.
Lei stessa non sa spiegarsene il motivo: «All’inizio non riuscivo a spiegare la mia forte attrazione verso l’ebraismo, ma adesso sono qui, ad un passo dalla conversione ufficiale».
Questa attrazione è ben nota: la scoprì in se stesso, sbalordendosi, anche Arthur Koestler (1), che era ebreo: «più ne vedevo le assurdità e le menzogne, più mi sentivo attratto dall’ebraismo», scrive da qualche parte (cito a memoria).
Ma la stessa attrazione provano i giudaizzanti cattolici, i neocatecumenali che hanno allestito una specie di tempio comune con i Lubavitcher, i cardinali che tentano di dire che Cristo non è venuto per gli ebrei, per loro verrà un altro Messia.
I protestanti anglo-americani provano la stessa attrazione: a forza di leggere la Bibbia, si sentono «popolo eletto», e di conseguenza a suo tempo videro nei pellerossa «gli Amorrei e i Cananei» da sterminare secondo l’ordine di YHVH.
La stessa attrazione hanno sentito i falascià, gli «ebrei etiopici»: che non sono affatto ebrei, ma cristiani etiopici di un gruppo isolato geograficamente e culturalmente, che a forza di leggere l’Antico Testamento hanno finito per credersi ebrei.
Gli ebrei che hanno portato in massa i falascià in Israele lo sanno benissimo, al punto che quando i falascià donano il sangue, il loro sangue viene gettato via di nascosto, perché non è «ebraico», e renderebbe impuri gli ebrei veri che ne subissero la trasfusione… non sto esagerando.
Tempo fa scoppiò uno scandalo per questo, in Israele.
Sarebbe troppo lungo spiegare il perché di questa attrazione misteriosa e inquietante.
Su questo il lettore troverà molti lumi in un libro prezioso, di prossima pubblicazione presso l’editore Bonanno: «Erbe Amare».
Lo ha scritto un ebreo, Ariel Stefano Levi di Gualdo, che ha compiuto il percorso inverso a quello di Tamar: di famiglia convertita da secoli, Ariel è stato attratto dall’ebraismo, lo ha visto dall’interno, e «per questo» ha ritrovato la fede in Gesù Cristo.
Un percorso straordinario, da cui Ariel ci ha riportato saperi e informazioni da cui noi goym siamo esclusi.
Ma ne riparleremo quando «Erbe Amare» sarà nelle librerie (sperando che non faccia la fine del libro dell’altro Ariel, Toaff).
Torniamo a Tamar, che confessa la sua confusione, e si ritrova conversa ebrea.
Eppure scrive lei stessa, evidentemente ripetendo le parole del suo buon rabbino: «Per l’ebraismo non è necessario essere ebrei al fine di entrare ‘nella grazia di Dio’: siamo tutti creature di Dio, alle quali dare il nostro rispetto e amore».
Ma se «non è necessario», allora perché si converte «ufficialmente»?
Vede, il mio sogno per il Medio Oriente è che ognuno resti nella sua fede, cristiano, musulmano, ebreo, e gareggi nelle opere buone.
Che nessun musulmano cerchi di convertire l’infedele, men che meno con la spada.
Perché il loro Profeta ha pur detto (cito ancora a memoria, non ho tempo): «Se avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità».
«Egli poi vi dirà perché siete discordi».
Per intanto, «gareggiate nelle opere buone».
Come si vede, anche Maometto era meno musulmano di tanti integralisti.
Un difetto comune fra noi tre gruppi di fedeli, anche se nei cristiani è meno pronunciato: chi è intollerante da cristiano, chi lapida e condanna, non lo fa per ordine del Vangelo; lo fa contro il Vangelo.
C’è in Terrasanta un nodo misterioso che noi umani non possiamo sciogliere con la violenza e l’odio.
Una cosa sappiamo per certo: che è volontà di Dio che Gerusalemme «sia casa di preghiera per tutte le genti».
Tutte, proprio tutte.
Una «città aperta» della misericordia, non una proprietà privata degli ebrei.
Men che meno una proprietà esclusiva acquistata spargendo il sangue di chi vi abita da secoli.
Essi riempiono la «vigna del Signore» di «grida di oppressi», e questo è peggio che omicidio; è un sacrilegio.
Inquieta infine il nome che la nostra convertite si è scelto, o che è stato scelto per lei: Tamar.
Si rilegga, Genesi 38, la storia dell’antica Tamar.
E’ la donna che si fa prostituta ed attrae la lussuria di suo suocero, Giuda, il capostipite, onde avere un figlio da lui ed entrare nel «sangue» della casa, nel codice genetico di quella «casa» a cui era stato promesso il Re.
Infatti Gesù ebbe, come uomo, gocce del sangue di Tamar, la prostituta-religiosa e ostinata.
E’ una storia enigmatica e spaventosa.
Tamar era stata sposata ad Er, figlio di Giuda, che muore senza figli.
Giuda la dà allora ad Onan, ordinando a questo: «Fa sussistere una posterità a tuo fratello».
Ma Onan «sapendo che la prole non sarebbe stata sua» (sic), ogni volta che conosceva Tamar, «disperdeva il seme per terra, per non dare una posterità al fratello».
Per questo Tamar, con un inganno, si congiunge col suocero Giuda.
Quel Giuda che, chissà perché, «si separò dai suoi fratelli» delle altre tribù, si appartò o forse fu discriminato, colpito da interdetto o da impurità.
Ebbene: qualunque cosa si possa pensare della Tamar biblica, da tutta questa catena di sesso, di generazione, di DNA negato (da Onan, perché «non voleva dare figli a suo fratello», come gli ebrei non vogliono dare la terra ai palestinesi) e strappato (da Tamar) - da questa storia di proprietà carnale, così totalmente giudaica - Gesù ci ha liberato.
Appartenere a un sangue, a una razza, non conta più.
«Non c’è più né giudeo né greco».
Se siamo fratelli di Gesù, senza merito, lo siamo spiritualmente, non perché sua discendenza genetica.
Ed ora veniamo dunque alle sciocchezze del caro lettore.
«La Madonna, gli apostoli, san Giuseppe e tutti quelli che l’hanno seguito erano e sono rimasti ebrei; perchè loro li dobbiamo pregare (io lo faccio volentieri e con devozione) e quelli che sono venuti dopo li dovremmo disprezzare o addirittura eliminare?».
Questo è un luogo comune della Chiesa giudaizzante.
Forse il lettore crede che non sia informato che Gesù, Maria, Pietro erano ebrei.
O forse sta dicendo che siccome la Vergine era ebrea e la preghiamo, dovremmo pregare anche gli ebrei di oggi?
Si rende conto il lettore dell’assurdità?
Non è il «sangue» che noi preghiamo nella Madonna, il DNA, ma l’Ancella del Signore, l’obbedienza e la purezza della Madre.
E’ lo Spirito, non il DNA di Cristo: da Lui in poi, si adora in Spirito e Verità, non su un monte di proprietà privata.
Non preghiamo san Giuseppe e san Pietro in quanto ebrei; li preghiamo come santi e intercessori.
E’ possibile che si debba precisarlo?
Dov’è finito il nostro cristianesimo?
In un razzismo a rovescio?
Né io ho mai «disprezzato», né tantomeno vorrei «eliminare» gli ebrei: li critico e li denuncio perché fanno cose malvagie, come denuncerei gli svedesi se facessero le stesse cose.
Nessun DNA eletto dà il diritto di sparare sui bambini e sulle case palestinesi.
Voglio, pretendo che gli ebrei smettano: e nemmeno in nome di Cristo, ma in quello della comune umanità civilizzata. (2)
Il lettore dice: «Io sono cristiano e la mia massima è rispettare le scelte altrui».
Spero non voglia dire che rispetta le scelte gay, dei divorziati, degli abortisti.
Ma temo di sì.
Ciò non è cristiano, e il Papa lo vieta nel pieno della sua infallibilità.
«Gesù non ha cambiato una virgola delle Legge»: estrema sciocchezza.
La Legge che non passa, e che Gesù non è venuto a cancellare ma a completare, sono i dieci comandamenti.
Per il resto, ha cancellato tutto quel che gli ebrei avevano accumulato sopra i comandamenti: il Sabato, il lavarsi le mani, i cibi impuri…tutti «precetti di uomini», diceva.
Ecco, «Tamar» torna a questi «precetti di uomini».
Torna indietro.
A quelle che Paolo chiamava catene. (3)
Infine: «Il Papa con la sua infallibilità li ha chiamati fratelli maggiori».
Non facciamo confusione: il Papa non ha impegnato qui la sua infallibilità.
Quella è una frase cordiale e di cortesia, del resto a doppio taglio (i «fratelli maggiori», nella Bibbia, sono quelli che perdono regolarmente la primogenitura; a loro vengono preferiti i fratelli minori, figure dei cristiani non-ebrei, secondo la dottrina).
Non è colpa del caro lettore, questa confusione.
E’ il cattolicesimo corrente, ridotto a «papismo».
Caduti o messi in ombra i dogmi, qualunque frase, anche diplomatica, del Papa tende e diventare dogma, infallibile.
Questa non è fede, è superstizione e pensiero magico.
L’attuale Papa Ratzinger è stato molto preciso e cauto nel delimitare i confini dell’infallibilità.
Giovanni Paolo II ha chiesto scusa per infinite cose che i Papi a lui precedenti avevano approvato. Fra cui la preghiera alla fine della Messa per la conversione degli ebrei.
Allora erano fallibili gli altri Pontefici, molti dei quali di specchiata santità, e infallibile solo lui?
La questione dell’infallibilità, che già non è semplice, è diventata più complicata…
Gli ebrei hanno sentito quella preghiera (4) come un’offesa a loro.
Per questo è stata tolta.
Ma così, per fare un atto di cortesia politicamente corretto, abbiamo smesso di compiere un atto di carità.
«Perché in fondo, con questa preghiera, voi cristiani augurate a noi quello che ritenete il massimo bene per voi stessi»: me lo disse Israel Shahak, ebreo, anzi «patriota israeliano» e non-credente, ed ostilissimo ai fanatici ebrei.
Era la parola del buonsenso, dell’umana cordialità che faceva di Shahak un amico per tutti noi.
Maurizio Blondet
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Note
1) Arthur Koestler, ebreo ungherese, si trasferì in Palestina con i coloni ebraici. E’ l’autore di «Buio a mezzogiorno» (1940), prima e coraggiosa denuncia dei processi-farsa sovietici. Morì suicida, con la moglie, nel 1983.
2) Lo si chiede, lo si esige, per la nostra eredità greca e romana, lo jus gentium, che Cristo ha completato ma non cancellato. Non avremmo potuto «capire» Cristo se prima non ci fosse stato Socrate, l’uomo che accetta la pena di morte per restare fedele alla verità. Socrate dice che lo Stato non è l’ultima istanza, che la verità è l’istanza suprema.
3) Per questo i giudizzanti nella Chiesa e fuori sono molto infastiditi da san Paolo: lui, ebraicissmo, allievo rabbinico di Gamaliele, dice che la Legge ebraica non libera, che è una catena, che Abramo fu santo prima di essere circonciso… il cardinal Martini dice che Paolo era «influenzato dagli ambienti antisemiti che frequentava». Altri dicono che san Paolo è «il vero fondatore» del cristianesimo, non Gesù, e che la fede di Gesù era diversa, più tollerante, tutta carità… Ma Gesù se l’è scelto come banditore della sua dottrina, sulla via di Damasco.
4) «Preghiamo anche per gli ebrei che sono venuti meno al patto (pro perfidis Judaeis), perché il signore Dio nostro tolga il velo dal loro cuore e anch’essi riconoscano il Signore nostro Gesù Cristo… esaudisci le nostre preghiere, che ti presentiamo per la cecità di quel popolo, affinchè riconosciuto Cristo, luce della verità, siano liberati dalle tenebre». Per contro, nella liturgia ebraica delle «diciotto benedizioni», fra le «benedizioni» ne viene recitata una per i cristiani. Che suona così: «Possano gli apostati perdere ogni speranza e i cristiani morire sul colpo».
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